A 25 anni la vita di Paolo Sarullo si divide in due parti nette: prima e dopo la notte del 19 maggio 2024. Prima c’erano la musica, il calcio, le serate con gli amici, i progetti di un ragazzo di Albenga con lo sguardo aperto sul futuro. Dopo, il buio di un coma durato tre mesi, due interventi neurochirurgici lunghissimi, una diagnosi di tetraplegia e un percorso quotidiano fatto di fisioterapia, logopedia e piccoli, faticosissimi progressi.
Apparso sul palco del Festival di Sanremo, non fisicamente, ma attraverso un collegamento da casa sua, il direttore artistico Carlo Conti ha voluto raggiungerlo lì, dove oggi vive e combatte la sua battaglia personale. “È un periodo di episodi di violenza giovanile, segno di un disagio grave e diffuso. Tutti noi dobbiamo interrogarci”, ha detto Conti introducendo la sua storia.
Chi è Paolo Sarullo, la notte che ha cambiato tutto
Ma che cos’è successo il 19 maggio 2024? Quella sera Paolo stava tornando a casa dopo una serata in discoteca insieme a un amico. All’uscita del locale è stato circondato da un gruppo di ragazzi, uno dei quali minorenne. Volevano il suo monopattino. È bastato pochissimo: un pugno al volto, la caduta all’indietro, la testa che batte violentemente sull’asfalto. Poi l’emorragia cerebrale.
Trasportato d’urgenza all’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure, è stato sottoposto a due interventi chirurgici di circa 15 ore ciascuno. I medici gli hanno salvato la vita, ma il prezzo è stato altissimo: tre mesi di coma, la rimozione di una parte del cranio e una compromissione neurologica gravissima. La diagnosi parla di tetraplegia con importanti difficoltà cognitive.
Oggi Paolo riesce a compiere solo lievi movimenti. Ha bisogno di assistenza continua, 24 ore su 24. Accanto a lui c’è la madre Miranda, che ha lasciato il lavoro per assisterlo a tempo pieno. Vivono a La Spezia, dove ogni giornata è organizzata intorno alle terapie e agli esercizi. Ogni minimo progresso è una conquista.
Durante il collegamento con l’Ariston, Conti gli ha chiesto se fosse vero che si è alzato in piedi e ha fatto qualche piccolo passo. «Sì», ha confermato Paolo. Una risposta semplice, che però racchiude mesi di dolore, determinazione e lavoro.
Il perdono e il messaggio ai giovani
Il processo contro i suoi aggressori si è concluso in primo grado con condanne per lesioni gravissime e rapina aggravata: sei anni di reclusione per il giovane ritenuto responsabile del pugno, tre anni e sei mesi per un altro componente del gruppo. La Corte d’Appello ha confermato le responsabilità penali e disposto un risarcimento provvisionale di oltre un milione di euro per Paolo e 200 mila per la madre. Una cifra che rischia di restare solo sulla carta, perché i condannati risultano nullatenenti.
Eppure, davanti a milioni di telespettatori, Paolo ha scelto una strada che spiazza: il perdono. “Sì, li ho perdonati. Non deve più succedere a nessuno”, ha detto. Una posizione che aveva già espresso mesi fa in televisione e che ieri ha ribadito con semplicità disarmante: “Come si fa a perdonare? Bisogna andare avanti”.
La musica, Sanremo e “non si molla”
Prima dell’aggressione Paolo era un ragazzo solare, appassionato di musica. Al collegamento ha accennato il ritornello di Balorda nostalgia, brano del suo cantante preferito, Olly. Un momento leggero, quasi tenero, in una storia segnata dal dolore.
Quando Carlo Conti gli ha detto: «Mi raccomando, non mollare», Paolo ha risposto con una frase diventata subito virale: «Non si molla un ca**o». Una dichiarazione di resistenza, rilanciata anche dallo stesso Olly sui social.
La fede e il desiderio di incontrare Papa Leone
C’è un altro elemento che accompagna il percorso di Paolo: la fede. Durante il coma, racconta, avrebbe sognato Papa Leone. “La fede è molto importante. Ho sognato Papa Leone mentre ero in coma e vorrei incontrarlo, magari ci ascolta, perché no?”, ha detto. La madre ha parlato apertamente di miracolo. “Quando è stato in coma ha visto qualcosa che nessuno può pensare e vedere”, ha raccontato, lanciando un appello al Pontefice. Paolo le ha fatto eco: “Vorrei andare a incontrare il Papa”.
Dopo Sanremo, dunque, il suo desiderio è chiaro: andare da Papa Leone per raccontare la sua storia di dolore, perdono e rinascita. Non come simbolo di una tragedia, ma come testimonianza viva di quanto possa essere fragile una vita e di quanto, allo stesso tempo, possa essere tenace.

