Con la nuova collezione di Redemption, torna un concetto che ha segnato in modo profondo l’identità del marchio: Aristopunk. Non una semplice etichetta creativa, ma una visione estetica e culturale che attraversa il tempo e si rinnova alla luce delle tensioni contemporanee. Abbiamo incontrato il direttore creativo Gabriele Bebe Moratti per approfondire il significato di questo ritorno e il percorso che ha portato alla nuova collezione.
«Aristopunk è un linguaggio che evolve con noi»
«Aristopunk nasce quasi dieci anni fa, in una collezione Fall/Winter», racconta Moratti. «All’epoca era un modo per sintetizzare l’essenza della donna Redemption: aristocratica nei dettagli, ribelle nell’attitudine. Oggi quel concetto è ancora più attuale. Non è un ritorno nostalgico, ma una riaffermazione della nostra identità».
Per Moratti, Aristopunk non è mai stato un semplice esercizio stilistico. «È un linguaggio. È il dialogo tra due mondi apparentemente lontani: l’abbigliamento aristocratico, con le sue costruzioni rigorose, le linee precise, i richiami storici; e lo stile punk, che invece rompe, mescola, destabilizza. Aristopunk significa prendere un codice nobile e attraversarlo con un’energia irriverente».
Nella collezione questo si traduce in colli dalle punte importanti, polsi strutturati, cravatte reinterpretate, corsetti steccati e dettagli metallici che dialogano con linee fluide e sensuali. «Ci piace l’idea di stravolgere ciò che è ordinato. È un gesto quasi istintivo: costruire e, nello stesso tempo, mettere in discussione».
Sartorialità come struttura invisibile
Se l’attitudine è punk, la costruzione resta profondamente sartoriale. Ed è proprio in questo equilibrio che si definisce l’identità Redemption. «La sartorialità è la nostra base. È qualcosa che non vogliamo mai perdere, anzi, la stiamo rafforzando stagione dopo stagione», spiega Moratti. «Molti abiti sembrano semplici, ma nascondono una complessità incredibile».
Porta l’esempio di un mini dress rosso: «A prima vista può sembrare lineare, quasi minimale. In realtà ha un bustino sottocostruito, i drappeggi sono fissati a mano, la struttura interna sostiene il movimento del tessuto. È un lavoro artigianale importante». Anche le sottovesti con intarsi di pizzo richiedono lavorazioni manuali accurate, così come gli abiti con costruzioni steccate e lacci posteriori da corsetteria. «Ci piace che il lavoro sia percepibile ma non gridato. È un lusso che si scopre nel tempo».
La scelta dei materiali enfatizza questa tensione tra delicatezza e forza: georgette lurex, velluti devorati e rasi martellati convivono con broccati, tweed ricamati, paillettes e inserti in ecopelle. «La materia è fondamentale. Ogni tessuto racconta una parte della storia. Metterli insieme è un atto creativo, ma anche una presa di posizione».
Il contrasto come specchio del nostro tempo
Il filo conduttore della collezione è il contrasto. Non solo nei volumi o nei tessuti, ma anche nei colori. Il bianco e nero — da sempre firma del brand — si accende di rosso intenso, viola profondo e accenti metallici. «Viviamo in un’epoca di contrasti. È inevitabile che la moda li assorba», osserva Moratti. «Il contrasto è l’essenza dell’eleganza moderna perché rende tutto meno prevedibile. E l’eleganza, oggi, non può essere piatta».
Il bianco presentato in collezione non è un bianco ottico, ma un avorio delicato. «Lo abbiamo scelto perché ha una morbidezza diversa. Colpisce senza essere aggressivo». Anche la scelta di presentare alcuni capi in tonalità chiare nasce dalla volontà di enfatizzarne la costruzione.
Il contrasto si manifesta anche nell’ibridazione tra maschile e femminile. «Inserire tessuti maschili nell’abbigliamento femminile destabilizza, ma crea personalità. Una giacca di pelle sopra un abito strutturato genera una tensione interessante. Non è mai un equilibrio scontato, ma è proprio questo che lo rende moderno». Per Moratti, il contrasto rende la donna più enigmatica. «Non la inquadri subito. Non sai se è romantica o ribelle, se è rigorosa o sensuale. È tutte queste cose insieme».
La donna Redemption: presenza e carattere
Quando disegna, Moratti ha in mente una donna precisa ma complessa. «Il nostro target è una donna tra i 30 e i 40 anni, consapevole, attiva. È una donna che vive occasioni speciali, eventi, serate importanti. Per questo ci concentriamo molto sull’eveningwear». Redemption produce poco daywear. «Il nostro cuore resta l’abito che lascia il segno. Ci interessa vestire momenti significativi». È una donna mondana, ma non superficiale. «Ha una vita interessante, viaggia, partecipa, si espone. Non ha paura di essere notata. Ma non è mai eccessiva fine a sé stessa. La sensualità per noi è sempre raffinata».
Gli abiti fluidi con profonde scollature, i corsetti strutturati, i completi sartoriali e le bluse semi-trasparenti definiscono un guardaroba che gioca continuamente sull’ambiguità. «È una donna sospesa tra maschile e femminile. Tra rigore e libertà decorativa. È forte, ma non rigida. Sensuale, ma non ostentata».
Sul piano distributivo, Redemption guarda con decisione al mercato americano. «Stiamo lavorando molto negli Stati Uniti. È sempre stato un mercato fondamentale per noi e vogliamo riappropriarcene», spiega Moratti. Il brand è presente in showroom a New York e sta ampliando la rete verso altre città come Chicago, oltre a puntare sull’e-commerce. «Oggi è fondamentale avere una presenza digitale forte. L’online ci permette di raggiungere direttamente la nostra cliente, ovunque si trovi».

