Oltre 100 perquisizioni tra Italia, Francia e Germania nell’indagine della Guardia di finanza di Ravenna contro gli abbonamenti pirata. Al centro dell’operazione c’è Cinemagoal, un’app usata per accedere illegalmente a contenuti di Sky, Dazn, Netflix, Disney+ e Spotify. Le prime multe colpiranno 1000 utenti.
Il sistema Cinemagoal usava server esteri e codici ritrasmessi ogni tre minuti
La Guardia di finanza di Ravenna ha eseguito oltre 100 perquisizioni e sequestri in tutta Italia nell’ambito dell’operazione “Tutto chiaro”, coordinata dalla Procura di Bologna. L’indagine punta a smantellare una rete di abbonamenti pirata per la visione di contenuti audiovisivi a pagamento, con migliaia di soggetti coinvolti tra rivenditori, organizzatori e clienti finali.
L’operazione è partita da un’attività di monitoraggio sui social media. Gli investigatori hanno individuato un sistema tecnologico considerato nuovo nel settore della pirateria audiovisiva. Il meccanismo passava da Cinemagoal, un’app installata sui dispositivi degli utenti e collegata a un server estero per decriptare i contenuti scelti.
Secondo quanto ricostruito, sul territorio nazionale erano state attivate alcune macchine virtuali operative 24 ore su 24. Queste captavano ogni tre minuti i codici “originali” di abbonamenti leciti, intestati però a soggetti fittizi, e li ritrasmettevano in tempo reale agli utenti pirata. In questo modo il segnale arrivava “in chiaro” agli abbonati illegali.
Il sistema avrebbe permesso di aggirare i blocchi di sicurezza delle piattaforme e di migliorare la qualità della visione. Un altro aspetto riguardava la schermatura dell’utente finale. L’accesso all’app non generava una connessione associabile in modo diretto a uno specifico indirizzo IP, rendendo più difficile l’individuazione dei clienti.
Anche Andrea Duilio, Amministratore Delegato di Sky Italia ha commentato l’operazione: “Voglio ringraziare la Guardia di Finanza di Ravenna e la Procura di Bologna per questa importante operazione antipirateria che dimostra la crescente efficacia nel contrastare anche le tecnologie più sofisticate. Chi sceglie lo streaming illegale non solo alimenta i profitti milionari di organizzazioni criminali, ma rischia anche sanzioni ed espone i propri dati personali a furti e truffe”.
A distribuire il prodotto sul territorio sarebbero stati oltre 70 rivenditori. Gli abbonamenti annuali venivano venduti a prezzi compresi tra 40 e 130 euro, in base ai pacchetti scelti. I pagamenti avvenivano preferibilmente con strumenti poco tracciabili, soprattutto criptovalute, ma anche tramite conti esteri o fittiziamente intestati. Una parte dei proventi veniva poi girata agli organizzatori della frode.
La Procura di Bologna, attraverso la cooperazione internazionale con Eurojust, ha disposto anche il sequestro dei supporti informatici presenti all’estero, in Francia e Germania. Su quei sistemi sarebbero custoditi i dati necessari a decodificare i segnali protetti e il codice sorgente del programma usato per far funzionare Cinemagoal.
Nella stessa indagine è emerso anche l’utilizzo del sistema più tradizionale della IPTV pirata, il cosiddetto “pezzotto”. Il materiale sequestrato dai circa 200 finanzieri impiegati sarà ora analizzato per identificare altri soggetti coinvolti, compresi gli acquirenti finali, e per ricostruire i profitti illeciti.
Le ipotesi di reato contestate riguardano pirateria audiovisiva, accesso abusivo a sistemi informatici e frode informatica. Con il supporto delle società danneggiate è stata fatta una prima stima del danno economico, calcolato in circa 300 milioni di euro per diritti non riscossi negli anni.
Le prime sanzioni saranno notificate a 1000 abbonati già individuati. Gli importi vanno da 154 a 5.000 euro. Il procedimento resta nella fase delle indagini preliminari e le eventuali responsabilità saranno accertate solo con sentenza definitiva.

