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Giustizia penale allo sbando, fanno bene gli avvocati a scioperare

L’obbligatorietà del processo penale telematico lede i diritti di difesa

Giustizia penale allo sbando, fanno bene gli avvocati a scioperare
tribunale
Tre i motivi dell’astensione: 1) la protesta contro la riforma della prescrizione penale targata Bonafede; 2) la mancanza di iniziative riguardanti la crisi di autorevolezza che la magistratura sta attraversando a seguito della nota “vicenda Palamara”; 3) la protesta riguardo l’introduzione di un meccanismo di gestione del processo penale telematico del tutto inadeguato e, al momento, mal funzionante

L’Unione camere penali ha proclamato – per il 29, 30 e 31 marzo – l’astensione dei penalisti dalle udienze. Tre i motivi dell’astensione: 1) la protesta contro la riforma della prescrizione penale targata Bonafede; 2) la mancanza di iniziative riguardanti la crisi di autorevolezza che la magistratura sta attraversando a seguito della nota “vicenda Palamara”; 3) la protesta riguardo l’introduzione di un meccanismo di gestione del processo penale telematico del tutto inadeguato e, al momento, mal funzionante.

Partiamo dal primo punto, quello della prescrizione. Con Legge n. 3/2019 – il cosiddetto “spazzacorrotti” voluto da Bonafede – il corso della prescrizione viene sospeso a partire dalla data di pronuncia della sentenza di primo grado, sia di condanna che di assoluzione. L’allora maggioranza giallo-verde trovò una quadra sofferta sul punto, infatti Salvini subordinò il sì della Lega al rinvio dell’entrata in vigore della riforma al primo gennaio 2020, tempo necessario per una nuova legge che prevedesse i tempi certi della giustizia penale. Nell’agosto 2019 cadde il governo Conte I e delle correzioni richieste dalla Lega non se ne fece più nulla. Ad oggi vige pertanto la riforma giustizialista del M5s che in buona sostanza produrrà un allungamento smisurato dei tempi della giustizia penale, con la pena che diverrà definitiva solo dopo decenni, perdendo il suo effetto rieducativo e soprattutto introducendo nel reo un senso di ingiustizia insopportabile nel dover scontare una condanna per fatti parecchio lontani nel tempo. Una autentica barbarie.

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Secondo punto, la vicenda “Palamara”. L’ex presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati nel suo libro “Il Sistema” ha evidenziato, tra le molteplici nefandezze dell’apparato giudiziario, gli intrecci illeciti tra una parte minoritaria ma ben organizzata della magistratura e una specifica fazione politica, quella di una certa sinistra. Nomine concordate a danni di altri, scambi di favori, attacchi spregiudicati e in assenza di reati ai leader del centrodestra, sentenze pilotate e così via. L’avvocatura lamenta, nonostante le dichiarazioni di Palamara che finora non sono state smentite da nessuno, che non si proceda ad una seria e complessiva riforma della magistratura, mettendo mani soprattutto al sistema di elezione del Csm (noi preferiremmo quello del sorteggio) e alla separazione delle carriere tra magistratura inquirente e giudicante. Ci sarebbe anche la necessità di reintrodurre l’immunità parlamentare come era stata formulata in Costituzione nel 1946-47, ma già le prime due riforme sarebbero sufficienti a fermare lo strapotere di un ordine che si occupa più di politica che di giustizia.

Terzo punto, il processo penale telematico. Il decreto-legge n. 137/2020 (art. 24), convertito in legge n. 176/2020, per l’intero periodo in cui vige lo stato di emergenza ha previsto a carico degli avvocati l’obbligatorietà del deposito telematico – esclusivamente tramite il portale del ministero della giustizia – della memoria di cui all’art. 415 bis comma 3 c.p.p. (memoria difensiva successiva alla chiusura delle indagini preliminari) e dei documenti allegati alla memoria. Successivamente, con decreto ministeriale del 13 gennaio 2021, sempre Bonafede ha introdotto l’obbligo di depositare per via telematica – attraverso il solito portale del ministero – anche la procura, l’atto di opposizione all’archiviazione di cui all’art. 410 c.p.p. e gli atti di denuncia/querela. Fatto sta che, trascorsi due mesi dall’entrata in vigore di questa ultima obbligatorietà, il portale ministeriale del processo penale telematico funziona malissimo, con la conseguenza che parecchi cittadini si sono trovati nelle condizioni di non poter esercitare a pieno il loro diritto di difesa, che per l’art. 24 della Costituzione è inviolabile. Senza parlare del sistema delle Pec.

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Dopo l’entrata in vigore del decreto-legge n. 137/2020 e della legge di conversione, il ministero ha diramato un elenco ufficiale di caselle Pec dove è possibile depositare gli atti del processo penale in corso di emergenza epidemiologica: non solo l’elenco non specifica con esattezza i nominativi esatti degli uffici giudiziari, ma addirittura ogni singolo tribunale si è arrogato il diritto di diramare sui propri siti istituzionali indirizzi diversi o sostitutivi rispetto a quelli del ministero. Conseguenza: l’inammissibilità del deposito di parecchi atti, tra cui quelli fondamentali come le liste testimoniali e le impugnazioni. Un disordine indegno per uno stato democratico. Occorre agire al più presto introducendo il doppio binario, telematico e cartaceo, lasciando al difensore la più ampia libertà di scelta.

Già lo stato di diritto è stato sostituito da quello terapeutico, che di fatto ha cancellato le libertà fondamentali. Se poi anche la giustizia penale viene sacrificata in questo modo, allora meglio fare a meno pure degli avvocati. A che serve ormai la difesa se all’imputato vengono negati i diritti della immediatezza e della oralità del processo penale?