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Salento tra business e tumori: 7 anni fa allarme (inascoltato) di Serravezza

L’allarme, rimasto inascoltato, del prof. Giuseppe Serravezza ad Affaritaliani.it già 7 anni fa. L’intervista-inchiesta

INCHIESTA/ La diossina dell’Ilva di Taranto, i fumi del Petrolchimico di Brindisi che con il vento arrivano nel Salento. Così la provincia di Lecce è diventata l’area a più alta incidenza di tumori in Puglia. Un incremento vertiginoso di cancro a trachea, bronchi e polmoni negli ultimi 20 anni. Lo dimostrano i dati Istat e la ricerca del Cnr sull’atmosfera. Per non parlare del business dei certificati verdi e delle 20 industrie di biomasse: vogliono impianti per bruciare olio da tutto il mondo. Crolla il mito del Salento, fiore all’occhiello del fotovoltaico e dell’energia pulita

  • L’intervista a Giuseppe Serravezza, oncologo salentino simbolo della lotta alle emissioni: “Lecce sta pagando un prezzo ben superiore rispetto alle popolazioni più vicine alle industrie per colpa dei venti che portano veleni. A rischio anche il latte”
  • Giuseppe Serravezza, oncologo salentino simbolo della lotta alle emissioni nocive, aveva già detto tutto. “In Salento si muore, e tanto”. Era il 2010. Oggi Serravezza è in sciopero della fame e della sete per la questione Tap. Perché nulla è cambiato. Anzi, il numero dei tumori è in costante crescita al punto che il Salento è considerato una terra letale, persino più della Brianza (un tempo una delle aree più industrializzate).

    Affaritaliani.it aveva già raccontato tutto sette anni fa, quando il direttore Angelo Maria Perrino conobbe Serravezza all’Università Bocconi, dove al professore venne assegnato il “Premio Puglia 2010”. Era presente anche Nichi Vendola, allora Governatore della Regione. Ad allietare la serata con le note della tipica taranta c’era l’orchestra folk Uaragniaun, di cui fa parte il violinista di Altamura Filippo Giordano. Poi Serravezza prese la parola e il dramma della Puglia, e del Salento, venne fuori con tutta la sua forza. Il medico snocciolò i dati della mortalità per tumore e mise sotto accusa le politiche ambientali, dall’Ilva di Taranto all’Enel e al Petrolchimico di Brindisi: diossina, fumi e particelle inquinanti che con il vento arrivano nel Salento. Così nacque l’inchiesta di Affaritaliani.it che ancora oggi risulta attualissima (leggi qui l’articolo completo). Non solo. Serravezza denunciò anche la questione delle fonti rinnovabili di energia: “Vendola ha fatto una enorme battaglia molto positiva, ma c’è un problema – denunciò il medico -. Nelle fonti rinnovabili di energia Confidustria e co… hanno messo di tutto. Non solo le fonti vere e pulite, come l’eolico e il fotovoltaico, ma ci hanno messo anche le biomasse, che tradotto vuol dire poter bruciare di tutto, compresi i rifiuti. Bruciando i rifiuti le aziende hanno diritto ai certificati verdi, perché l’Italia è riuscita ad equiparare le biomasse a fonte pulita e rinnovabile”.

    Giovedì 11 maggio Serravezza sarà a Roma, nonostante le sue difficili condizioni fisiche, per continuare la sua battaglia al fianco dei 94 sindaci no Tap che incontreranno il premier Gentiloni. Il mito de “Lu salentu: lu sule, lu mare, lu ventu”, come cantano gli Après La Classe, è tristemente crollato, nonostante nell’immaginario collettivo questa rimanga la terra del benessere, dove vivere slow e in armonia con l’ambiente. Il vento c’è, ma è un vento mortale.

    E così vengono in mente le parole di un’altra canzone dedicata a questa terra, firmata da Caparezza: “Ehi turista, so che tu resti in questo posto italico. Attento, tu passi il valico ma questa terra ti manda al manicomio. Mare Adriatico e Ionio, vuoi respirare lo iodio. Ma qui nel golfo c’è puzza di zolfo, che sta arrivando il Demonio. Abbronzatura da paura con la diossina dell’ILVA. Qua ti vengono pois più rossi di Milva e dopo assomigli alla Pimpa. Nella zona spacciano la morìa più buona. C’è chi ha fumato i veleni dell’ENI, chi ha lavorato ed è andato in coma. Fuma persino il Gargano, con tutte quelle foreste accese. Turista tu balli e tu canti, io conto i defunti di questo paese, dove quei furbi che fanno le imprese, no, non badano a spese. Pensano che il protocollo di Kyoto sia un film erotico giapponese”.

     

    “CROLLA IL MITO DEL SALENTO. DAL BOOM DEI TUMORI AL BUSINESS DEI CERTIFICATI VERDI”:  ECCO L’INTERVISTA COMPLETA CHE AFFARITALIANI.IT FECE AL PROF. GIUSEPPE SERRAVEZZA GIA’ 7 ANNI FA