Il consiglio federale non basta ad allontanare lo scetticismo e i dubbi intorno alla leadership di Matteo Salvini e al ruolo di Luca Zaia
“Matteo Salvini ha ascoltato con attenzione gli interventi nel Consiglio federale. È determinato a rafforzare sempre di più la Lega, valorizzando il grande impegno degli amministratori (apprezzati in tutti i territori) all’interno del partito”. Il comunicato arriva dopo la riunione del parlamentino del Carroccio. Luca Zaia, dunque, non mette in discussione la leadership di Salvini. “La Lega è una sola, seppur con esigenze diverse legate ai territori”. Pensieri e parole di Luca Zaia all’uscita dalla Sala Salvadori. Quanto dichiarato dal Governatore del Veneto è ribadito dall’eurodeputata Silvia Sardone, che esclude di aderire a Futuro Nazionale: “Sono solo fantasie”. E così l’atteso consiglio federale del Carroccio lascia in eredità, almeno ufficialmente, un partito unito.
Mille leghe sotto i mari, una e neanche unita a galla
Al netto delle dichiarazioni, immaginare che tutto sia filato liscio in Sala Salvadori è un esercizio di ottimismo esagerato, al limite dell’ingenuo. Non saranno mille leghe sotto i mari, ma l’idea di una lega unita, specialmente con dei consensi appena sopra il pelo dell’acqua, fatica a reggersi a galla. È un posticcio nulla di fatto destinato evidentemente a tramutarsi in qualcosa di importante, decisivo e forse anche divisivo per il Carroccio. Le anime, del resto, restano diverse e non necessariamente convergenti intorno a Matteo Salvini, quanto all’ex Ministro dell’Agricoltura. L’unica certezza è che la Lega (con Fedriga pronto a recitare il ruolo di outsider nella corsa al ruolo di vice segretario) abbia trovato una convergenza, nonché un interesse comune per il bene di tutti per mettere radici solide sul territorio e tentare il colpo di reni per rialzarsi e mettere all’angolo Roberto Vannacci.
Zaia punta il Nord, Salvini a salvarsi
Le dinamiche appaino abbastanza delineate. Matteo Salvini, messo all’angolo già prima delle elezioni europee dopo il tracollo che ha portato la Lega dal 30% (toccato nel 2019) fino all’attuale 6% – 8% ha salvato partito e segreteria con Roberto Vannacci. E adesso è chiamato a concedere il bis. Anche questa volta, però, la scelta potrebbe trasformarsi nel più classico dei boomerang. Vannacci è stata una scommessa vinta e poi persa. Mettersi in casa un peso massimo come Zaia è la scelta di chi è consapevole di giocarsi tutto. L’ex governatore del Veneto assicura un bacino di voti fondamentale per alzare l’asticella ma, a risultato ottenuto o anche prima, difficilmente si accontenterà del ruolo di vice – segretario, magari anche con la deroga al Nord, specialmente se il suo apporto restituirà la doppia cifra al Carroccio. Piuttosto pretenderà una fetta di potere.
Aria di scissione: la resa dei conti a Treviso
La sensazione è Zaia abbia raggiunto la Capitale per capire sino a dove si vuole e può spingere Matteo Salvini. Se fosse poker, sarebbe un rilancio per cercare di capire le carte in mano dell’avversario, ma è anche peggio del gioco d’azzardo. Questa è politica: e in questo gioco chi è in difficoltà non può sbagliare neanche una mossa, pena l’eliminazione. E Salvini, in difficoltà come leader, a capo di un partito indebolito dall’erosione di voti vannacciana, messo in discussione come vice premier dall’inchiesta sul Ponte sullo Stretto, è vicino al game over. Il che non significa farsi da parte, ma, nella peggiore o migliore delle ipotesi, aprire alla scissione: l’ala nordista è quanto mai agguerrita e vogliosa di tornare alle radici federaliste. E potrebbe essere accontentata. La resa dei conti a Roma non c’è stata, ma è solo rimandata. La data da cerchiare in rosso è il 4 e 5 luglio. A Treviso, ci sarà il ritiro della Lega ma tutto lascia credere che si possa tramutare in un congresso.

