Le liste d’attesa migliorano, ma non abbastanza. Nei primi quattro mesi del 2026 sono rimaste fuori dai tempi garantiti 1,5 milioni di prime visite e 900mila esami diagnostici. La nuova piattaforma nazionale servirà a monitorare Regioni, strutture e criticità.
La piattaforma nazionale monitora 65 milioni di prestazioni tra pubblico e privato accreditato
Le liste d’attesa nella sanità italiana migliorano nei primi quattro mesi del 2026, ma milioni di prestazioni restano ancora fuori dai tempi previsti. Per le prime visite, le tempistiche sono state rispettate nel 78,7% dei casi, contro il 76,1% registrato nello stesso periodo dell’anno precedente. Per gli esami diagnostici si passa invece dall’83% all’84,7%.
Il dato resta però importante per i cittadini. Tra gennaio e aprile 2026, su circa 12 milioni di prenotazioni acquisite dalla Piattaforma nazionale delle liste d’attesa, sono rimaste fuori dai tempi di garanzia 1,5 milioni di prime visite e 900mila esami diagnostici. In tutto, 2,4 milioni di prestazioni tra visite ed esami.
I numeri mostrano un Paese ancora diviso. Per le visite specialistiche, 16 Regioni su 21 registrano risultati positivi. Per gli esami diagnostici, come Tac, risonanze ed ecografie, i dati positivi riguardano 15 Regioni su 21. Provincia autonoma di Trento, Abruzzo, Sicilia e Valle d’Aosta presentano invece segni negativi in entrambe le categorie.
La nuova piattaforma nazionale è stata presentata nella sede di Agenas. “Dopo più di 47 anni dalla fondazione del Servizio sanitario nazionale l’Italia oggi ha una piattaforma nazionale dedicata al monitoraggio delle liste d’attesa”, ha sottolineato il ministro della Salute Orazio Schillaci.
Lo strumento, introdotto dal decreto legge 73 del 2024, contiene 65 milioni di prestazioni relative a strutture pubbliche e privato accreditato. “Agenas dispone oggi di una base dati significativa per comprendere il fenomeno delle liste d’attesa, analizzare le criticità e misurare l’impatto delle misure correttive adottate”, fanno sapere dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali.
Tra le criticità segnalate c’è l’appropriatezza nell’attribuzione del codice di priorità al momento della prescrizione. Il dato cambia molto da Regione a Regione: si passa dall’85,5% della Basilicata e dall’80,1% della Campania al 7,8% della Toscana e all’8,2% del Piemonte. Su questo aspetto è già stato avviato un confronto con le Regioni per capire le cause delle differenze e rendere più omogenei i comportamenti prescrittivi.
Un altro passaggio riguarda il divario tra la prima data utile proposta entro i tempi garantiti e quella poi accettata dal paziente. A livello nazionale, in circa un caso su cinque l’appuntamento finisce oltre i tempi massimi previsti. Il paziente può rifiutare la prima disponibilità per ragioni personali, ma quando la quota di appuntamenti oltre soglia diventa molto alta il problema può riguardare anche la gestione delle agende.
C’è poi il tempo che passa tra la prescrizione e il primo contatto del paziente con il Cup per prenotare. Se la quota di contatti oltre i tempi garantiti supera una soglia considerata fisiologica, intorno al 5-6%, significa che l’accesso alla prenotazione non funziona come dovrebbe. In alcune Regioni, per le prestazioni in classe B, questa quota arriva vicino al 20%: un paziente su cinque riesce a contattare il Cup solo dopo i 10 giorni previsti.
La piattaforma, ha spiegato Schillaci, permetterà di individuare “con maggiore precisione le aree e le strutture dove è ancora necessario intervenire. È questo il maggior valore aggiunto: trasformare i dati in capacità di programmazione, monitoraggio e decisione. Solo conoscendo davvero la realtà – conclude – possiamo garantire risposte efficaci ai cittadini”.

