La proposta per aumentare di 5 euro sigarette, tabacco riscaldato e prodotti da inalazione di nicotina ha raggiunto le 50mila firme. Ora il testo dovrà passare dal Parlamento. I promotori stimano un gettito annuo di circa 800 milioni di euro da destinare al Servizio sanitario nazionale.
Accisa da 5 euro su fumo e nicotina: secondo i promotori il consumo calerebbe del 37%
Sigarette oltre i 10 euro al pacchetto? La proposta ora può arrivare in Parlamento. La legge di iniziativa popolare per aumentare di 5 euro il costo di tutti i prodotti da fumo e da inalazione di nicotina ha raggiunto le 50mila firme necessarie per fare un passo avanti nell’iter.
La misura riguarda sigarette, tabacco riscaldato, sigarette elettroniche e gli altri prodotti legati al consumo di nicotina. L’obiettivo dichiarato è ridurre il tabagismo intervenendo sul prezzo, considerato dai promotori uno degli strumenti più efficaci per scoraggiare l’acquisto, soprattutto tra i più giovani.
A comunicare il risultato sono stati i promotori della campagna 5 euro contro il fumo. Aiom, Fondazione Airc per la ricerca sul cancro, Fondazione Umberto Veronesi e Fondazione Aiom si dicono “orgogliosi del risultato raggiunto in breve tempo, dopo solo circa quattro mesi dal lancio dell’iniziativa”.
Le stesse realtà chiedono ora un passaggio rapido in Parlamento. “Ora chiediamo al Parlamento di discutere e approvare quanto prima la proposta normativa, come già fatto per la legge sull’oblio oncologico che ha avuto il via libera dei due rami del Parlamento in breve tempo”.
Se approvata, la proposta introdurrebbe dal prossimo gennaio una nuova accisa specifica di cinque euro “per unità di consumo standard su tutti i prodotti da fumo e da inalazione di nicotina”. L’aumento verrebbe applicato indipendentemente dal prezzo di vendita al dettaglio e si aggiungerebbe alle accise già in vigore.
La destinazione del gettito è uno dei passaggi chiave del testo. “Il gettito derivante dovrà essere destinato al finanziamento e al rafforzamento del Servizio sanitario nazionale”, ricordano i promotori. Secondo le stime indicate nella campagna, la misura potrebbe generare circa 800 milioni di euro l’anno e portare a una “riduzione del 37% del consumo di tabacco”.
I promotori legano la proposta anche ai dati sanitari. In Italia fuma poco meno del 25% della popolazione adulta tra i 18 e i 69 anni. Il fumo è responsabile del 90% dei casi di tumore del polmone e del 50% dei tumori alla vescica. A questi si aggiungono malattie cardiovascolari, come infarto e ictus, e patologie respiratorie come enfisema, asma e Bpco associata al fumo.
Il dato sui giovani preoccupa le associazioni. Fuma o svapa il 7,5% degli studenti tra gli 11 e i 13 anni. La percentuale sale al 37,4% tra i 14 e i 17 anni.
Questi dati “mostrano la necessità di interventi urgenti volti a diminuire il consumo di tabacco”, aggiungono Aiom, Airc, Fondazione Veronesi e Fondazione Aiom. La linea dei promotori è netta: “Per ridurre in modo sostanziale il numero dei tabagisti bisogna intervenire sul fattore economico, come è già avvenuto in altri Paesi. Solo il drastico incremento del prezzo di questi prodotti può dissuadere i fumatori, soprattutto i giovani, fra i più esposti ai rischi del fumo”.

