Equalize, l’inchiesta di allarga
Anche le grandi aziende finiscono nel perimetro dell’inchiesta milanese sul caso Equalize. Dopo le contestazioni mosse ai singoli indagati per presunti accessi abusivi a banche dati riservate, intercettazioni illecite e attività di dossieraggio, la Procura ora punta l’attenzione sui modelli di controllo interni adottati da alcune società che, secondo l’accusa, non avrebbero impedito la commissione di reati informatici da parte di propri manager o dirigenti
I legali rappresentanti — non indagati personalmente — di Eni, Erg, Barilla, Heineken, Number 1 e Luxottica stanno infatti ricevendo un’informazione di garanzia accompagnata dalla richiesta di consegnare i modelli organizzativi aziendali. L’ipotesi contestata riguarda l’articolo 24-bis del decreto legislativo 231 del 2001, norma che disciplina la responsabilità amministrativa degli enti per determinati reati informatici.
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Come riporta La Stampa, secondo i pm Eugenio Fusco e Francesco De Tommasi, le società coinvolte — complessivamente circa una ventina — non avrebbero predisposto presidi adeguati a prevenire condotte illecite riconducibili ai propri vertici o dipendenti. Le vicende richiamate negli atti sono quelle già contenute nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari notificato l’8 aprile a 81 persone, accusate a vario titolo di accesso abusivo a sistemi informatici, intercettazioni illegali e calunnia.
Un filone riguarda presunte attività di controllo interno affidate da manager di Erg, Heineken e Number 1 all’agenzia investigativa. Il tramite, secondo gli investigatori, sarebbe stato l’ex superpoliziotto Carmine Gallo, morto nel marzo 2025, insieme al suo collaboratore Samuele Nunzio Calamucci e a un gruppo di tecnici informatici incaricati di svolgere verifiche sui dipendenti delle rispettive aziende.
Per Barilla, la contestazione ruota attorno a un episodio del 2022: alcuni top manager avrebbero chiesto alla struttura di via Pattari di controllare le chiamate di due dipendenti, nel tentativo di individuare la presunta fonte interna che avrebbe passato una notizia a un giornalista finanziario. Luxottica, invece, compare negli atti per due dossier che, secondo l’accusa, conterrebbero dati riservati richiesti da due manager della società riconducibile alla famiglia Del Vecchio.
Il fronte aperto nei confronti delle aziende potrebbe però avere tempi stretti. Per alcune società, infatti, l’eventuale illecito amministrativo rischia di prescriversi a breve: il termine è di cinque anni dalla commissione del reato, salvo che la Procura riesca a chiedere rapidamente il rinvio a giudizio.

