Tragedia in Molise: analisi sui dispositivi elettronici e attesa per i test tossicologici sulle due vittime
Svolta nelle indagini sul dramma di Pietracatella, dove lo scorso dicembre hanno perso la vita la quindicenne Sara Di Vita e la madre cinquantenne Antonella Di Ielsi, presumibilmente uccise da un’intossicazione da ricina. Secondo quanto rivelato durante l’ultimo appuntamento con ‘Chi l’ha visto?’ su Rai3, gli inquirenti hanno prelevato lo smartphone di Alice Di Vita, sorella maggiore e figlia delle vittime, su disposizione della Procura di Larino.
Accertamenti informatici e scenari investigativi
Il sequestro rientra nel quadro degli esami tecnici irripetibili legati al filone per omicidio colposo, che vede attualmente iscritti nel registro degli indagati cinque camici bianchi dell’ospedale Cardarelli di Campobasso. Tuttavia, l’analisi del dispositivo potrebbe far luce anche sul secondo fascicolo, quello per duplice omicidio volontario premeditato, aperto contro ignoti. Gli esperti informatici puntano a scandagliare conversazioni, note e cronologia web per ricostruire la routine e i contatti delle vittime tra il 23 e il 24 dicembre, i giorni cruciali prima della tragedia. Alice, al pari del padre Gianni Di Vita (già primo cittadino del paese molisano), figura nel procedimento come parte offesa.
Il nodo scientifico e i prossimi passi
Parallelamente alla pista digitale, l’attenzione resta alta sulla relazione del Centro antiveleni Maugeri di Pavia. Sarà questo documento a certificare ufficialmente il tipo di sostanza isolata nei tessuti delle due donne. La conferma scientifica è attesa prima del 29 aprile: per quella data, il medico legale Benedetta Pia De Luca ha fissato a Bari un vertice tra i periti per l’esame istologico dei campioni autoptici. Questo confronto tra i consulenti delle parti rappresenterà un momento chiave per definire con certezza le cause del decesso.

