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Cronache
Vaticano, il broker Torzi arrestato per false fatturazioni. Ma lui è a Londra

Immobile del Vaticano acquistato a Londra: ordine di arresto per il broker Pierluigi Torzi e misura interdittiva del divieto di esercitare la professione di commercialista o uffici direttivi di imprese per 6 mesi per Giacomo Capizzi, Alfredo Camalò e Matteo Del Sette, tutti indagati, a vario titolo, per emissione e annotazione di fatture per operazioni inesistenti.

Lo ha deciso il gip del tribunale di Roma che ha affidato l'esecuzione del provvedimenti restrittivi ai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma.

Torzi è il noto broker finanziario coinvolto nella vicenda della compravendita dell’immobile al n. 60 di Sloane Avenue a Londra, per la quale è sotto inchiesta da parte dell’Autorità Giudiziaria Vaticana, che gli ha contestato un illecito profitto pari a 15 milioni di euro. Sulla base delle indagini delegate dalla Procura della Repubblica agli specialisti del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Roma, a seguito della richiesta di assistenza giudiziaria formulata dal Promotore di Giustizia dello Stato della Città del Vaticano, è stato ricostruito come parte della predetta somma, bonificata a due società inglesi dell’imprenditore molisano, sia stata impiegata per l’acquisto di azioni di società quotate nella borsa italiana – per un importo di oltre 4,5 milioni di euro, che gli ha consentito, dopo pochi mesi, di conseguire un guadagno di oltre 750.000 euro – e per ripianare il debito di 670.000 euro di altre due aziende allo stesso riferibili.

Dagli elementi acquisiti è stato altresì accertato un giro di false fatturazioni (staccato dall’operazione immobiliare londinese) di Torzi, unitamente a Capizzi e ai commercialisti di riferimento del gruppo di imprese italiane ed estere riconducibili al broker, Camalò e Del Sette, senza alcuna giustificazione commerciale e al solo scopo di frodare il Fisco.

Vaticano, il difensore di Torzi: "Sconcertante il provvedimento del gip".

"Leggendo il provvedimento sono rimasto del tutto sconcertato". A dichiararlo è il legale Marco Franco, difensore di Torzi, commentando l'ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip di Roma per il broker. "E' la sintesi ancora più debole della tesi dei Promotori di giustizia vaticana, già del tutto demolita dal giudice inglese in sede di rogatoria per il sequestro". 

Ordinanza di custodia cautelare non eseguita, Torzi è a Londra.

L'ordinanza di custodia cautelare in carcere disposta dal gip, Corrado Cappiello, nei confronti di Torzi per il reato di false fatturazioni non è stata ancora eseguita dalla Guardia di Finanza perché il broker, come ha appreso l'Agi da fonti della difesa, si trova a Londra.  

"Le operazioni fraudolente di Torzi e soci sono allarmanti". 

​"E' assolutamente concreto ed attuale il periodo di reiterazione dei delitti della stessa specie di quelli per cui si procede da parte degli indagati. Appare evidente che Gianlugi Torzi, con la collaborazione attiva di prestanome e di tecnici di fiducia, si serva di numerose società, operanti anche all'estero, come schermo per la propria attività imprenditoriale, in gran parte basata sull'elusione fiscale, provvedendo al reimpiego dei proventi illeciti in speculazioni finanziarie". Così il gip del tribunale di Roma Corrado Cappiello, che ha firmato il provvedimento cautelare per il broker molisano e disposto la misura interdittiva per le altre tre persone coinvolte.

"Allarmante è la facilità con cui Torzi e i suoi collaboratori siano riusciti a organizzare le operazioni fraudolente, individuando e sostituendo in brevissimo tempo le società da utilizzare per l'emissione e l'utilizzo delle fatture false, necessarie per riscuotere un cospicuo credito personale, celato da fittizi contratti di consulenza, predisposti da professionisti, anche attraverso la falsa retrodatazione della variazione del codice Ateco".

Per il gip, inoltre, è allarmante "la rapidità di reinvestimento in Italia degli ingenti (15 milioni di euro) proventi illeciti delle condotte perpetrate da Torzi ai danni della Segreteria di Stato. Pertanto, anche in ragione della protrazione nel tempo delle diverse condotte, deve ritenersi che i gravi reati in contestazione non siano il frutto di circostanze occasionali o sporadiche, ma di una vera e propria strategia economica tesa a frodare il Fisco attraverso collegamenti societari, schermi giuridici e specifiche collaborazioni professionali".

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