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Culture
Arte, il Novecento da non perdere con Casorati e Burri

di Raffaello Carabini

Possono essere considerati - grosso modo, ça va sans dire - le due lame della forbice "arte italiana del Novecento": Felice Casorati, il classicheggiante post-simbolista, e Alberto Burri, il materico astrattista.

L'uno, il piemontese Casorati, attraversò Novecento (inteso come movimento, quello "dei piedoni e dei manoni") e surrealismo, ma offrì il suo meglio in un realismo di tradizione quasi rinascimentale, "masaccesca", "magico" nella sua limpida purezza e nel tono ermetico. Una sorta di ritorno all'ordine che non era punto parallelo a quello in politica del regime mussoliniano, amico com'era di antifascisti dichiarati, Piero Gobetti e Aldo Garosci, ma era soprattutto "forma di una dominante passione antidecadente". "Voglio dipingere la verità - affermava ancora - dimenticando la realtà apparente; voglio indulgere agli errori che spesso sono la sola ragione dell'opera d'arte. Queste parole possono essere definite un'eresia estetica, però vogliono spiegare il carattere di immobilità, di impassibilità dei contorni decisi di forma, in contrapposto al più o meno degenere impressionismo di sfarfalleggiamenti colorati, di indecisione ottica, di ricerca del movimento nel vibrare continuo della luce.

L'altro, l'umbro Burri, fu uno dei maestri dell'informale europeo, declinazione "materica", che concepiva l'arte al di fuori del "linguaggio", dell'"estetica", in fondo della stessa "storia". Riprendendo una concezione trasgressiva in cui ciò che conta è il presente, l'azione contestuale, la spontaneità, transitando da un rifiuto aprioristico del razionale. "La pittura per me - diceva - è una libertà raggiunta, costantemente consolidata e difesa. Dipingerei anche se non dovessi ricavarne un soldo. E infatti non vendo. Non voglio vendere." (Quando vende oppure riceve dei premi, come il Feltrinelli per la grafica, utilizza il denaro per i restauri dell'Oratorio di San Crescentino, con affreschi di Luca Signorelli, tra i quali una Flagellazione e una  Crocifissione, a Città di Castello, dove è nato.) Ex-medico, prigioniero di guerra nel Texas, dopo un inizio espressionista, inizia nei 50 il suo catalogo di Neri oppure di Gobbi (con rilievi causati da oggetti posti dietro la tela), di Sacchi e Combustioni, di Ferri e Plastiche bruciate, di Cretti e Cellotex, opere materico-simboliche, con colori piatti disposti su materia povera, lavorata, segnata dal quotidiano, lacera, sempre con una pregnanza e una "classicità" prospettica uniche.

Altrettanto diverse, come idea espositiva, le due mostre dedicate agli artisti, rispettivamente ad Alba (provincia di Cuneo) e a Parma: alla Fondazione Ferrero una retrospettiva considerevole di Felice Casorati, con 65 dipinti, 40 dei quali da musei e istituzioni nazionali e internazionali; al Palazzo della Pillotta di Parma un omaggio ad Alberto Burri di compagni, eredi e avversari, riuniti attorno a una sua opera importante, il Grande Nero Cellotex M2.

Antologica e cronologica, "Collezioni e mostre tra Europa e Americhe" propone una carrellata cospicua ed esaustiva sul maestro nato a Novara nel 1883 e morto ottantenne a Torino. Il visitatore entra in un universo severo, tra immagini che hanno il peso di sculture e ritratti che devono stare appesi alle pareti, privi come sono - perché così vogliono essere: "la mia pittura nasce dall'interno e mai trova origine dalla mutevole "impressione", è ben naturale che queste forme statiche e non le incostanti immagini della passione si ritrovino nelle mie figure" - del tocco comunicativo dell'emozione. Un rigore "classico" e austero, linee prive di vibrazioni, colori che non illuminano ma illustrano e riempiono spazi, composizioni che sono architetture minimali: solide certezze direbbero certi copy.
A partire dalle opere esposte alle sue prime Biennali veneziane,  Ritratto della sorella Elvira, 1907, Le  ereditiere, 1910,  e Bambina su un tappeto rosso, 1912, si passa ai due capolavori Tiro al bersaglio e Le uova sul cassettone e a un'autentica “galleria di ritratti”: la moglie Daphne Maugham, il mecenate Riccardo Gualino, il compositore Alfredo Casella, Maria Anna De Lisi, i coniugi tedeschi Kurt ed Elisabetta Wolff (riuniti, su tela, per l'occasione). E ancora ammirevoli la magnifica Madre (che viene da Berlino), Manichini, Icaro (per la prima volta in Italia da Detroit) e Il concerto  (prestato dalla RAI), mentre più introverse e deboli sono le opere degli ultimi anni, con venature metafisiche. Infine interessanti i minuscoli disegni con cui Casorati era solito tracciare, con pochi segni essenziali, le idee e le varianti dei suoi futuri dipinti.

Intelligente e articolata sul perno di un'unica opera, "Fuoco nero: materia e struttura attorno e dopo Burri" apre le celebrazioni del centenario della nascita di Alberto Burri, a vent'anni dalla morte, avvenuta a Nizza. In attesa della grande retrospettiva che si terrà al Guggenheim di New York in autunno, "la domanda era: che cosa è vivo, che cosa resta nella memoria dell'arte del grande caposcuola?" Il curatore Arturo Carlo Quintavalle l'ha posta a una miriade di artisti e ha raccolto oltre 170 dipinti, sculture, grafiche, collage e fotografie, "risposte" all'imponente cellotex posto in apertura. Di Mimmo Paladino, Joe Tilson, Giuseppe Spagnulo, Medhat Safik, Pino Pinelli, Marcello Jori, Antoni Tàpies, Toti Scialoja, William Xerra, i compagni di percorso del gruppo Origine e i fotografi Aurelio Amendola, Giovanni Chiaramonte, Brigitte Niedermeier, solo per citarne una manciata.
Le opere, per la gran parte del Centro Studi e Archivio della Comunicazione di Parma, seguono il doppio binario della ricerca della materia e dell'indagine sulla struttura, portandoci a comprendere - anche grazie agli scritti degli artisti stessi che spiegano il loro rapporto con il maestro tifernate - l'influsso di Burri sull'astrattismo internazionale, in ogni sua articolazione espressiva. Ma soprattutto ci fanno trovare di fronte a un numero infinito di nuove domande. E di nuove inquietudini.

FELICE CASORATI - Collezioni e mostre tra Europa e Americhe
Alba, Fondazione Piera, Pietro e Giovanni Ferrero
fino al 1 febbraio
orari: lunedì mercoledì giovedì e venerdì dalle 15 alle 19; sabato, domenica e festivi dalle 10 alle 19
martedì chiuso
accesso e servizi per disabili
ingresso gratuito    
tel: 0173/295259 - fax 0173/363274 - info@fondazioneferrero.it
catalogo Silvana editoriale

ALBERTO BURRI - Fuoco nero: materia e struttura attorno e dopo Burri
Parma, Salone delle Scuderie del Palazzo della Pilotta
fino al 29 marzo
orari: lunedì dalle 13 alle 19; da martedì a sabato dalle 9 alle 19; festivi dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18
ingresso gratuito
info: tel. 0521/033652 - sbsae-pr@beniculturali.it
catalogo Skira edizioni

 

Tags:
novecento
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