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Culture
Brueghel, i capolavori in mostra a Torino alla Reggia di Venaria
Pieter Brueghel il Giovane Danza nuziale allʼaperto 1610 ca. Olio su tavola, 74,2x94 cm Collezione privata U.S.A.

di Maura Babusci

Dopo l’importante successo della tappa bolognese, arriva nelle Sale delle Arti della Reggia di Venaria (in esposizione fino al 19 febbraio 2017) la mostra “Brueghel. Capolavori dell'arte fiamminga”: percorso dedicato alla dinastia di artisti che ideò un modo di dipingere divenuto ben presto marchio d’eccellenza nell’arte pittorica, attraversando e costellando di capolavori, un periodo che supera i due secoli. La mostra, nello specifico, copre un orizzonte temporale di oltre 150 anni (fra XVI e XVII secolo) e si pone come un viaggio appassionante nel Seicento alla ricerca del genio visionario di ben cinque generazioni di artisti in grado di incarnare coralmente, come mai nessuno né prima né dopo di loro, lo stile e le tendenze dell’epoca d’oro della pittura fiamminga. La rassegna propone anche un’esperienza ludica e un modo interattivo di fruire l’arte, mettendo il visitatore in contatto con i soggetti della natura maggiormente rappresentati nelle opere, sbirciando tra i segreti degli uomini e, ad esempio, offrendo la possibilità di immergersi e “partecipare” al “Matrimonio contadino” (dal tema dell'opera omonima di Marten van Cleve, dipinta fra il 1558 e il 1560).

Fra tradizione e innovazione va in scena la rivoluzione realista portata avanti dal geniale capostipite della famiglia Pieter Brueghel il Vecchio, seguito dai figli Pieter il Giovane, che ha ripercorso il successo paterno con opere come la ‘Danza nuziale all'aperto’ (del 1610 circa), e Jan Brueghel il Vecchio, detto anche dei Velluti, per l’eccezionale perfezione dell’opera pittorica. La mostra torinese accoglie, ad esempio, la bellissima versione delle ‘Tre grazie con cesto di fiori’ di Jan Brueghel il Giovane, realizzata insieme a Frans Wouters, la ‘Grande natura morta di frutta in un paesaggio’ di Abraham Brueghel e la ‘La Parabola del buon pastore’ di Marten van Cleve, per un totale di 115 opere esposte, a cura di Sergio Gaddi e Andrea Wandschneider.

Ad essere raccontato è un eccezionale talento artistico, ma anche commerciale e promozionale, che ha dato vita a una delle pagine della storia dell’arte più affascinanti per ricchezza visiva e cura per il dettaglio. Tema importantissimo, ed estraneo al panorama artistico allora esistente in Italia, è l’attenzione per la realtà quotidiana, agli aspetti più popolari, realistici, crudi o allegri della vita di contadini e mercanti dell’epoca. Un affresco vivo e reale che, attraverso sette sezioni espositive, racconta una storia complessa. Nelle opere trionfa la vita vera, fra contadini piegati dalla fatica, ubriachi, mendicanti, personaggi dipinti solo di spalle e figure anonime, che percorrono il loro tratto di esistenza ignari e indifferenti all’osservatore esterno che guarda il quadro, ignari che le loro vicende comuni si sarebbero potute trasformate in arte. La mostra, che gode del patrocinio di Città di Torino, è stata prodotta e organizzata da Arthemisia Group.

 

 

 

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