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Dimartino torna all’Oreto: il disco della piena emotiva che affida alla corrente fragilità e insicurezza

Con L’improbabile piena dell’Oreto, quinto album in studio Dimartino, il cantautore siciliano torna alla dimensione solista dopo sette anni da Afrodite

Dimartino torna all’Oreto: il disco della piena emotiva che affida alla corrente fragilità e insicurezza
Dimartino (Foto Ipa)

Dal fiume alla piena interiore: intrattenersi nel mondo per ritrovarsi a casa, dopo sette anni. Forse felici, forse solamente fragili

“E a questa corrente che mi tira indietro / Mentre io vorrei volare / Lascio trasportare le mie insicurezze/ E a questo silenzio che si prende tutto / E non mi fa mai parlare / Lascerò rubare l’oro del fiume / L’oro del fiume”

L’Oreto è un fiume siciliano che scorre nella valle omonima e attraversa il territorio tra Altofonte, Monreale e Palermo fino alla foce nella zona di Sant’Erasmo. Un fiume carico di storia, incuria, battaglie e tentativi di riscatto ambientale.

Con L’improbabile piena dell’Oreto, quinto album in studio Dimartino, il cantautore siciliano torna alla dimensione solista dopo sette anni da Afrodite. Nel disco il fiume è memoria, paura, corrente, ferita, appartenenza. Un luogo fisico che si trasforma in piena interiore.

Nel mezzo c’è stata un’altra vita? No, c’è stata la parte più pop e pungente (ma non meno intima) di un’artista corale. Due album con Colapesce, due Sanremo, un film.

Con Colapesce è stata Musica leggerissima che ha fatto Splash nell’immaginario pop italiano, poi un modo di stare nel “popolare” senza perdere intelligenza, ironia e scrittura. I due album condivisi, I mortali e Lux Eterna Beach, hanno allargato i confini senza cancellare le radici.

Il nuovo album, disponibile da oggi 8 maggio, non prova a inseguire quella traiettoria. La prende, la attraversa e poi cambia strada. L’improbabile piena dell’Oreto è un disco personale, attraversato da inquietudini e immagini letterarie.

Dimartino ritorna a casa, quindi. Non nel senso nostalgico del termine. Rientra nella propria lingua, nei propri fantasmi, nella propria geografia. Palermo non è cartolina. L’acqua non è solo simbolo di limpidezza. Il fiume non consola sempre. Scorre, trascina, porta via, e qualche volta, se ci va bene, restituisce.

La scelta sonora tiene insieme il folk, una forte idea di cantautorato mediterraneo, aperture più scure, passaggi quasi ambient, momenti che sfiorano il post rock e una tensione elettronica mai messa totalmente in vetrina. Tutto resta al servizio della voce e delle immagini.

L’improbabile piena dell’Oreto è un disco che pretende attenzione. Non nasce per l’ascolto distratto. Va preso nella sua completezza, con i suoi tempi lenti, le sue immagini ricorrenti, i ritorni dell’acqua, del cielo, della rabbia, della paura di restare fuori dalla vita.

Il fiume è la vita che passa, ma anche ciò che non si riesce a fermare. Il cielo è l’enigma che va contemplato attraverso le dita per poi trovarsi da soli davanti all’immenso mistero, la vita. Palermo è una città concreta e insieme amorale, distratta, vittima e carnefice una che ha chiuso tutte le vie di fuga, ma prima di partire resta ancora un po’ disteso ad ascoltare. Dimartino usa questi elementi senza trasformarli in slogan. Li lascia lievitare dentro le canzoni.

L’eco di Battiato (mai nascosto dall’autore) si sente, soprattutto nei momenti in cui la scrittura cerca il mistero. Ma il disco non vive di omaggi. Vive di una voce che dopo la lunga stagione condivisa con Colapesce sceglie di tornare più nuda, più irregolare, meno protetta.

Il risultato è un album folk nell’anima. C’è il cantautorato, ci sono gli archi, il pianoforte, la chitarra, aperture elettroniche, il rumore che arriva per portare silenzio quando la calma non basta più. Si Cerca un passaggio, una corrente, un modo per stare dentro la piena senza farsi portare via.

Bentornati nella terra di nessuno. Nella terra di poeti e vagabondi, nella terra bagnata dalla pioggia con il petricore nell’aria e il fiume che scorre come le cose che ci lasciano immaginare tutto.

Bentornati nel mondo di Antonio Dimartino.

La tracklist completa di L’improbabile piena dell’Oreto

Lato A

  1. L’oro del fiume – 4:07
  2. Contemplare il cielo attraverso le dita – 4:52
  3. Meravigliosa incoscienza – 4:16
  4. Maredolce – 3:36
  5. Agua, ¿dónde vas? – 3:44

Lato B

  1. Gusci vuoti – 3:19
  2. Petricore – 3:23
  3. Fluire degli argini – 3:43
  4. Conrad – 2:07
  5. Storia della mia rabbia – 3:42

Dimartino live, il calendario del tour

L’improbabile piena dell’Oreto Tour 2026 porta Dimartino in luoghi non convenzionali e in una veste intima, spesso chitarra e voce. Le prime date di maggio risultano in gran parte sold out, con appuntamenti a Roma, Bari, Milano, Torino, Firenze e Fano, poi una serie estiva tra festival e rassegne.

Date principali

8 maggio 2026 – Chiesa Valdese, Roma
9 maggio 2026 – La Vallisa / Spazio Murat, Bari
11 maggio 2026 – Teatro Filodrammatici, Milano
13 maggio 2026 – Coro di Santa Pelagia, Torino
14 maggio 2026 – Sala Vanni, Firenze
15 maggio 2026 – Festival Sopravento, Fano
19 giugno 2026 – Live in Chiostri, Reggio Emilia
24 luglio 2026 – Lunaria, Recanati
26 luglio 2026 – Riad X Scenari, Modica
1 agosto 2026 – Carrara Estate, Marina di Carrara
9 agosto 2026 – Concerti all’Alba, Cesenatico
13 agosto 2026 – Color Fest, Lamezia Terme
30 agosto 2026 – Suoni Controvento, Narni
2 settembre 2026 – Liberi tutti Festival, Sesto Fiorentino
9 settembre 2026 – Molte Fedi Sotto Lo Stesso Cielo, Bergamo
19 dicembre 2026 – Teatro Golden, Palermo