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Culture
Eleonora Galli: "Un cantiere per la rivoluzione culturale di Roma"

Roma. La rivoluzione culturale di Roma può nascere qui: all’ombra del “Colosseo d’acciaio”, il Gazometro dell’Ostiense, simbolo di un quartiere in grande fermento, a metà tra la Roma industriale del passato e il futuro. E’ qui che  il Cantiere Galli Design punta a diventare nuovo epicentro in fatto di sperimentazione e design,  un nuovo modello per mettere in relazione coloro che si muovono nel settore della progettazione. Affari Italiani è andata a conoscere Eleonora Galli,  la padrona di casa di questo singolare spazio artistico. Giovane, bionda e dal carattere forte perché stigmatizza subito che non è architetto ma ingegnere! Nata a Roma da una famiglia di imprenditori specializzati nel campo della ristorazione e dell’edilizia, da sempre appassionata di arte, Eleonora sviluppa durante gli studi in ingegneria chimica a Roma e alla Columbia University di New York un forte interesse per il mondo dell’architettura e della decorazione d’interni. Il suo “cantiere” è un luogo dove passeggiare ammirando le ricercate carte da parati Wall&Decò, non semplici decorazioni ma vere e proprie opere d’arte. E come in una vera e propria galleria d’arte, anche l’illuminazione diventa protagonista, con le suggestive creazioni Brokis. La incontriamo in occasione dell’inaugurazione di “Una stanza tutta per sé” (il cui titolo è tratto dal titolo del celebre saggio di Virginia Woolf, A Room of One’s Own), un  progetto culturale che ha fortemente voluto curato da Domitilla Dardi“Ho sempre desiderato - racconta Eleonora - uno spazio dove l’accoglienza, la cura e la cultura del progetto e il servizio “su misura” fossero le vere protagoniste. In questo lungo processo abbiamo selezionato solo quei partner che come noi amano questo settore e con passione affrontano giorno dopo giorno le sfide che si presentano. Vogliamo portare avanti un nuovo modo di fare business creando con le aziende dei gruppi di lavoro a supporto dei progettisti che in questo modo trovano un’esperienza trasversale unica nel suo genere e importanti vantaggi operativi e logistici.”  

Quando è nata l'idea di creare questo “Interior Design Center”?

L'idea è nata circa tre anni fa, ho da sempre lavorato nel mondo dei rivestimenti di interni ma avevo voglia di porre più attenzione sulla progettualità. Lavorare su progetto è da sempre la mia passione.

Perché ha scelto un quartiere romano di archeologia industriale?

E' un quartiere con un gran fermento culturale che non è ancora presente nelle altre zone di Roma. Sono molte le realtà interessanti che negli ultimi anni sono nate qui: dalle gallerie d'arte agli studi di progettazione e fotografia. Non è un caso poi che in tutte le più grandi capitali del mondo come New York, Londra e Berlino, le ex zone industriali sono quelle in cui si è sviluppata la creatività. Il processo creativo in questo tipo di realtà è più incentivato!

Si parla sempre più spesso del declino di Roma e della rinascita milanese. Che ne pensa?

E' molto difficile fare un paragone tra due città con storie e dimensioni così diverse ma credo sia più appropriato parlare di rinascita di Roma, piuttosto! Milano è ovviamente una realtà consolidata nel mondo del design ma a Roma stiamo assistendo all'inizio di una nuova era!

Ha inventato un nuovo modo di fare business creando un link fra aziende e progettisti?

Non è una mia invenzione ma, certamente, sono dalla parte dei progettisti e aperta a tutte le novità che le buone idee possono portare.

A  quali target si rivolge?

Il nostro target è molto ampio e diversificato: ci rivolgiamo ad addetti del settore, architetti, designer e progettisti, ma anche ad appassionati di arte e decorazione. Offrendo sia servizi di vendita al dettaglio, che assistenza progettuale, ci distinguiamo sul mercato rappresentando una realtà completa nel campo del design.”

E’ figlia d'arte? Quanto la sua passione è legata alla sua famiglia?

Moltissimo, sono cresciuta a “pane e mattonelle”!

Che genere di arte ama di più?

Sono appassionata di design e architettura, due mondi che spesso si intersecano e comunicano fra loro.

Lei è un ingegnere chimico prestato all'architettura.

E' una bella metafora per esprimere la mia voglia di contribuire alla “rivoluzione” culturale e, aggiungo, che rispecchia perfettamente il mio carattere.

Sono le donne a scegliere gli arredi e vengono da sole?

No, il design è assolutamente trasversale, per non dire universale. Il nostro pubblico infatti è eterogeneo.

Il progetto culturale “Una stanza tutta per sé” prende il titolo da un saggio di Virginia Woolf. Come è nata la genesi?

L'ideazione di questo progetto è opera di Domitilla Dardi, che si è ispirata al testo della Woolf per dare vita ad un luogo dove nutrire la mente e dare spazio alle ispirazioni che originano i progetti. Un stanza tutta per sé rappresenta una scatola da riempire con la propria immaginazione.

Come sceglie gli artisti?
La selezione dei progettisti per “Una stanza tutta per sè” è affidata a Domitilla Dardi, curatrice per il Design al MAXXI. Per la rassegna 2017 ha individuato sia nomi internazionali sia figure emergenti del panorama del design, contribuendo a definire il nostro interior design center come promotore della cultura del progetto e la creatività a 360°.

 Margarita Aleksievka cosa l'ha attratta del fascino della sua arte?

Mi hanno affascinato le sue opere che rappresentano un amalgama di ingredienti di memorie e usanze di varie influenze cross-culturali, dove il mondo dell’est incontra quello dell’ovest,  dove un mondo con allure multi-etnica narra di storie di contrasti con una  forte impronta emotiva. Credo che il design artigianale e contaminazione di stili e culture sono un binomio vincente.

Il suo sogno nel cassetto?

Il mio obbiettivo è quello di promuovere la cultura, la creatività e il design a Roma, mi piacerebbe che diventasse un argomento più sentito e che sempre più persone si appassionino.

 

 

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