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Culture
Tra campagna e città aspettando l’Expo

Di Bianca della Valle

IL PROGRAMMA

Mentre a Roncole Verdi, nel parmense, sta per venire riaperta la casa natale di Giuseppe Verdi – interamente restaurata grazie ai finanziamenti del bicentenario della nascita, caduto lo scorso anno – e sta per tenersi la finale del 52° Concorso Internazionale di Voci Verdiane, nel fazzoletto di terra tra la via Emilia e il Po in cui il grande musicista visse e tornò tutta la vita –  provincia piacentina proprio al confine con quella parmense –, l’Associazione di aziende agricole “Le Terre Traverse” (www.terretraverse.it) continua a snocciolare il suo programma annuale di proposte culturali, che muovono da una precisa volontà di valorizzazione del territorio. Si tratta di diversi fine settimana in cui il cartellone – denominato “Terra di Pianura. Questa terra è un’opera d’arte” – propone di anno in anno spettacoli, mostre, concerti e altre iniziative sotto i porticati, sulle aie, nei cortili o nelle antiche stalle, affiancando cultura materiale e cultura immateriale nella chiara consapevolezza della crescente centralità del territorio nel suo complesso, da intendersi in maniera sempre più ampia e articolata. Ne parliamo con Carla Danani, docente di Filosofia Politica e Filosofia dell’Abitare all’Università di Macerata,  ex assessore all’Urbanistica di Fiorenzuola d’Arda e socia onoraria delle “Terre Traverse”.

Cominciamo dalle  “Terre Traverse” come progetto di valorizzazione territoriale.
L’obiettivo delle “Terre Traverse”, che a tutt’oggi riunisce sedici aziende agricole del piacentino, è la valorizzazione del nostro territorio rurale di pianura: della terra in cui viviamo e abbiamo le nostre case, una terra che non ha nulla degli stereotipi del luogo turistico, perché l’ospitalità è autentica, la convivialità genuina e radicata, i tesori architettonici e ambientali sono una scoperta inattesa… È un territorio di ampi spazi e molto cielo, fatto di piccole cittadine, di borghi, di castelli, un territorio tranquillo e mai noioso: ogni luogo ha una propria peculiarità, spesso un proprio piatto che ne caratterizza la cucina. Il presidente delle Terre Traverse è Gianpietro Bisagni,  la vice è Annarita Arduini: rispettiamo la differenza di genere, e non solo! Giampietro viene da una lunga tradizione famigliare di agricoltori e la continua. Annarita, invece, è un’ex ragazza di città contagiata nell’amore per la campagna dal marito e dalla sua famiglia fino a diventare una protagonista attiva dei nostri luoghi.

Quindi tu, Giampietro, Annarita e gli altri, che cosa condividete?
Condividiamo tutti un comune, profondo legame con la nostra terra, un legame che non è nostalgia, al contrario: è riconoscimento di un tesoro di saperi di cultura materiale e immateriale che è valore identitario fecondo ma anche scuola di apertura e accoglienza, è gratitudine per tutta la fatica che la costruzione di questo patrimonio ha significato, è desiderio di continuarne il racconto per condividere, a nostra volta, ciò che abbiamo ricevuto, e al contempo generare futuro. Lasciami citare Alberto Magnaghi, presidente e fondatore della Società dei territorialisti: “Il territorio è un’opera d’arte, forse la più alta, la più corale che l’umanità abbia espresso. Un’opera che prende forma attraverso il dialogo di entità viventi – l’uomo, la natura – nel tempo lungo della storia”. A mio avviso è una visione di straordinaria profondità che in poche parole dice l’apertura di senso da cui nasce questa particolarissima realtà che è l’Associazione “Le Terre Traverse”. Il nome lo abbiamo preso a prestito dal volume dello storico Giovanni Tocci, che ha studiato a fondo il processo di territorializzazione di quella che è la nostra zona, tra Piacenza e Parma.

Un territorio di provincia tra due città a dimensione umana?
Esiste un “capitale sociale delle campagne” che sarebbe imperdonabile smarrire nell’illusione che la qualità della vita, l’innovazione, la creatività abitino solo nello spazio urbano. Uno degli scopi delle “Terre Traverse” è proprio affermare la non subalternità dell’ambiente agricolo e contribuire a imparare a pensare, e a parlare, in termini di territorio, e non sempre e soltanto, come accade, di città: è il territorio nel suo complesso a custodire le condizioni della vita e della riproduzione della vita. È nell’intento di rendere evidente tale valore territoriale – che non può essere considerato secondario – che ogni anno mettiamo in campo iniziative culturali per recuperare, conservare, trasmettere il suo valore, la sua eredità. Alcuni dei nostri poderi agricoli sono sedi di una "casa della memoria", ovvero sono un luogo riconoscibile in cui si conserva per trasmettere: abbiamo una stallina per i cavalli ristrutturata per ospitare rievocazioni dell’attività contadina di età preindustriale ai Ronchi, a Battibue, invece, l’antica ghiacciaia diventa un suggestivo luogo per mostre d’arte, e alla Cascina Casella del Frascale vive un museo contadino con attrezzi agricoli e allestimenti di ambienti che ricordano botteghe, mestieri, consuetudini, tradizioni… Per questo abbiamo costruito itinerari per percorsi slow e scritto libri, e per questo ogni anno diamo vita al cartellone di iniziative culturali e turistiche “Terra di Pianura”.

Dunque qual è la vostra idea di turismo?
Pensiamo al turismo in due modi: innanzitutto come occasione per raccontare e mettere in valore i tesori che la nostra terra custodisce e, in secondo luogo, come un fattore di sostenibilità economica della valorizzazione territoriale. Il che vale per noi come per altri territori autentici, naturalmente. Offriamo ciò che siamo: per questo le nostre proposte culturali e turistiche invitano a sostare in luoghi tipici, a conoscere produttori locali, a visitare luoghi d’arte e di cultura che fanno tutt’uno con l’identità di questa terra. Giuseppe Verdi, ad esempio, è nato a Busseto, nel parmense, e per tutta la vita ha avuto casa a Sant’Agata, nel nostro territorio piacentino di confine: noi perciò cerchiamo di mettere in rete – cosa purtroppo alquanto inusuale – il versante piacentino e il versante parmense di quelle che furono le Terre del Maestro. Sono territori limitrofi, simili ma con specificità proprie, che vanno valorizzati senza separare, divisi solo sulla carta geografica dall’appartenenza a due amministrazioni diverse, ma accomunati da questa straordinaria figura d’artista…

Una battuta sull’Expo?
Non tutti sanno che Giuseppe Verdi non fu solo uno straordinario musicista, ma anche un grande imprenditore agricolo e un buongustaio raffinato. Secondo noi è una icona perfetta per l’Expo 2015: non ha bisogno di presentazioni, in nessun angolo del pianeta, e rappresenta senza forzature l’eccellenza di un territorio capace di nutrire tanto il corpo quanto lo spirito. In perfetta sintonia con il tema dell’Expo 2015, “Nutrire il pianeta”, che ha il compito di pensare all’energia per la vita in senso profondamente umano e, quindi, tanto materiale quanto, appunto, spirituale e relazionale. Il pane è necessario, ma non di solo pane....

 

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