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Culture
Film, "Frente a Guernica" di Gianikian-Ricci Lucchi a Milano. La recensione
Frente a Guernica 

La Guerra oggi in Frente a Guernica: il film di Gianikian-Ricci Lucchi a Milano il 15/6

“Frente a Guernica (Director’s Cut)” è il nuovo film capolavoro di Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi, i cineasti di fama internazionale non solo hanno vinto Il Leone d’Oro nella Biennale d’Arte di qualche anno fa, ma anche il prestigiosissimo Premio Fiaf, conferito a Scorsese, Bergman e pochi altri registi. Ma al di là dei riconoscimenti ricevuti, che non sono mai abbastanza per il lavoro magistrale della coppia di cineasti più rivoluzionaria della storia d’Avanguardia del cinema, e che per meglio definirli, se casomai fosse possibile, ricorro alle preziose parole del biografo Robert Lumley, che scrive nel libro dedicato a loro, “Entering the Frame”: “Due protagonisti del cinema d’avanguardia e d’arte visiva contemporanea. L’opera di una vita, politicamente radicale ed esteticamente rivoluzionaria.”

E’ un’opera a strati il film di Gianikian e Ricci Lucchi, un’opera che ad ogni fotogramma apre delle porte su nuovi mondi, spesso inediti, feroci e a tratti magici. 

LEGGI ANCHE: Frente a Guernica, la recensione di Affari. Un viaggio tra arte e disumanità

Nel vasto programma della Mostra del Cinema di Venezia 2023, 80esima edizione diretta da Alberto Barbera, il loro ultimo film è stato centrale, “Frente a Guernica” di Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi, che già dal titolo è un’Opera d’Arte. Altroché se Picasso l’avrebbe amata, forse avrebbe fatto dei nostri due cineasti, Yervant e Angela, meravigliosi dipinti, o li avrebbe immortalati sulle sue tele semplicemente per ringraziarli per aver ideato dopo una visita al Museo Reina Sofia, e aver visto la sua Guernica nel 2014, un’opera cinematografica di tale portata storica che non ha eguali nella storia del cinema. Soltanto il genio di Yervant Gianikian poteva arrivare tanto lontano e così in alto, lontano perché si parte dalla guerra civile spagnola del 1936, lontano perché racconta e fa rivivere storie di donne, bambini, uomini talmente sepolte che nell’attimo in cui ci sorprendono sullo schermo si rimane incantati, stregati, catturati. Il lavoro di Yervant è andato tanto in alto, ha raggiunto delle vette d’arte irraggiungibili da chiunque, perché è tale la maestria, l’invenzione e la poesia che non ci può essere un suo clone. Del resto l’autore insieme ad Angela Ricci Lucchi di film straordinari, e in cima alle classifiche dei film più importanti del secolo stilata dal New York Times, come “Dal Polo all’Equatore,” o come “Pays Barbare”, soltanto per citare due colonne portanti del loro lavoro, Yervant e Angela non potevano che superare se stessi con quest’ultima sbalorditiva e magica creazione: “Frente a Guernica.”

Tanti i fotogrammi che andrebbero descritti, raccontati, un solo loro fotogramma ricavato dalla tecnica della “camera analitica,” vale più di tante fictions messe insieme e sparse per il mondo. Guardando il film, con un inizio esplosivo che in un solo fotogramma racconta tre anni di feroce pandemia, si vedono un pipistrello e una scimmia che sembrano quasi giocare, e che ‘gioco’ mortale ne è derivato da quell’incrocio? Tra l’altro Gianikian e Ricci Lucchi sono stati precursori e visionari anche in questo, quel fotogramma è del 1987. Molti anni prima che scoppiasse la pandemia. Ma i poeti si sa sono magici e visionari, come ben hanno scritto Rimbaud e Novalis. 

Non voglio raccontarvi il film, qui non è possibile, perché qualsiasi narrazione di “Frente a Guernica” sarebbe riduttiva ma vi invito il quindici giugno alle 16,30 al Cinema Godard, Fondazione Prada a Milano, a vederlo perché dopo la visione si migliora, nonostante la ferocia della guerra civile spagnola, e la distruzione di Guernica, e la disperazione di madri e figli, e soldati, si capisce da che parte stare, da una parte ci sono i disumani e dall’altra gli umani. Questo film insegna, educa le coscienze a stare sempre e per sempre dalla parte dell’umanità’. E’ un film contro la disumanità, è un capolavoro, ripeto, che racconta ognuno di noi, le nostre fragilità, la sottomissione politica e sociale che tutti possiamo subire da chi riveste ruoli di potere e comando politico, e questo vale per tutti i tempi. Gianikian e Ricci Lucchi, fotogramma dopo fotogramma ce la fanno vedere in tutto il suo scempio la disumanità della guerra e della sopraffazione, ci mostrano chiaramente chi sta fuori dall’umanità. I nostri artisti dipingono un’Opera immensa. Il bambino zingaro che chiede l’elemosina ad un occidentale, il bambino con tantissimi capelli e tantissime disperazioni, il bambino adolescente che lucida le scarpe allo stesso occidentale che poco prima ha dato l’elemosina ad un altro bambino. Ecco che il lustrascarpe ha il sorriso dell’adulto mentre gli pulisce le scarpe, nello sguardo la purezza dell’infanzia, nel corpo l’adulto in divenire. E’ sottomesso all’occidentale, pulisce, lucida le scarpe, ma sorride all’obiettivo di chi lo sta riprendendo. Un sorriso di sottomissione, di imbarazzo, di chi la sa già lunga sulla ferocia degli uomini?

Ma riparto dall’inizio, vale a dire dal titolo dell’ultimo film di Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi, “Frente a Guernica,” chi almeno una volta nella vita non si è trovato di fronte ad un’opera d’arte alla ricerca di emozioni, sensazioni, letture? Di solito i più curiosi davanti ad un quadro ricorrono ad una guida o a un’audioguida, molti invece si lasciano trasportare dal proprio istinto e guardano l’opera spesso increduli, meravigliati, spaesati, distratti o persino annoiati… ma cosa succede quando due maestri del cinema d’avanguardia si trovano di fronte a Guernica, di fronte all’opera di Picasso che ha un nome che evoca volti femminili e bellezze pittoriche? E invece quel lavoro racconta un dramma, la guerra civile spagnola, la distruzione dei fascisti di una città nel cuore della Spagna. Il film di Gianikian e Ricci Lucchi permette allo spettatore, sia del quadro che del loro lavoro cinematografico, di squarciare la tela di Picasso. Se socchiudo gli occhi e mi pongo di fronte all’opera di Picasso al Museo Reina Sofia, dopo aver visto almeno una volta il film di Gianikian e Ricci Lucchi, ogni tessera che compone Guernica di Picasso mi trasporta in luoghi inimmaginabili, in mondi primitivi, e nel mondo attuale devastato dai rincari e dalle guerre. Il viaggio che questo film gioiello permette di fare allo spettatore è immenso. Grazie a loro non vedo l’ora di andare a vedere Guernica, di essere di fronte a Guernica e di leggere quell’opera drammatica attraverso i centinaia di migliaia di fotogrammi del film di Gianikian e Ricci Lucchi, un film che è un dipinto straordinario di donne, bambini, luoghi impensabili, dalla Cina al Giappone, dalla Francia alla Spagna, questo film si tuffa nell’opera di Picasso e ci fa fare il giro del mondo in 126’ minuti di densità.

E’ un film sugli innocenti e per gli innocenti, i protagonisti sono le persone che popolano le città, i paesi, i microcosmi e i macrocosmi. E’ un film per i ribelli, i diseredati, per chi subisce l’arroganza e la sopraffazione della guerra. C’è una scena che mentre scrivo mi torna alla mente, le sarte che cuciono, le giovani e le meno giovani che pedalano con le macchine da cucire, che imbastiscono, che guardano lo spettatore dall’alto della loro innocenza. Sono davanti all’opera di Picasso, continuo a guardare la tela, non posso smettere di pensare alla potenza del racconto a strati del film di Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi, dopo averlo visto il lavoro di Picasso ha un significato che mi sconvolge, che mi fa viaggiare dentro al fotogramma, come il titolo del libro di Lumley dedicato a loro.

Andate a vedere il film il 15 giugno a Milano, e poi andate di fronte a Guernica a Madrid, al Museo Reina Sofia.

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