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Culture
Il "candore arcaico" del Doganiere Rousseau

di Raffaello Carabini

"Naïf" significa, in francese, "ingenuo", "sprovveduto", persino "ridicolo".  Per questo forse i curatori della mostra "Henri Rousseau - Il candore arcaico", aperta al Palazzo Ducale di Venezia fino al prossimo 5 luglio, si sono proposti di far dimenticare ai visitatori che il grande pittore francese è stato il primo, autentico naïf della pittura mondiale. E a tutt'oggi il più grande, in una corrente che vanta André Bauchant e Antonio Ligabue, Ivan Rabuzin e Ivan Generali?, i primitivi americani e Grandma Moses, tanto per citare. Nessuno presente in questa esposizione, che pure di prefigge di proporre non solo il protagonista e le sue fonti ispirative, ma anche coloro che da lui trassero un'ispirazione profonda: Cézanne e Gauguin, Redon e Seurat, Morandi e Carrà, Kahlo e Rivera, Kandinskij e Picasso...

Incredibile per un personaggio che era proprio naïf anche come persona: fuori dagli schemi, del tutto ingenuo, alcolizzato, pieno di debiti, eccentrico, malvestito, piccolo truffatore. Una tutela inutile perché le opere del Doganiere (soprannome che gli venne dall'attività di daziere svolta dal 1874 al 1893 e da cui ricavò una piccola pensione che integrava dipingendo le insegne dei negozi, insegnando disegno in scuole per adulti oppure suonando il sassofono o il violino nelle orchestrine di paese) parlano immediamente il linguaggio di chi rappresenta con semplicità e candore aspetti comuni della vita quotidiana che si trasformano in una visione poetica e magica della realtà.

La sua stagione artistica durò molto poco, dal 1885, quando a 41 anni espone due quadri al Salon des Réfusés, alla morte, nel 1910, per una cancrena alla gamba, causata da una ferita probabilmente autoinflitta per motivi sentimentali (dopo che aveva seppellito due mogli, una giovane vedova, Léonie, rifiutò sdegnosamente le sue profferte). Alle sue esequie sono presenti sette persone, tra cui Paul Signac, in qualità di presidente della Société des Artists Indipendants.

Veniamo alle opere esposte a Venezia, una quarantina di Rousseau, le altre a corollario per mostrarne i riferimenti e le influenze. Un percorso che fa capire come le origini culturali e artistiche del protagonista fossero tutt'altro che "non colte", mostra il suo rapporto diretto con le avanguardie, ce lo presenta come esponente di rottura nell'arte del suo tempo. Partendo dall'apprezzamento del valore degli antichi maestri - in mostra vengono proposte opere di Liberale da Verona e Fede Galizia, dello Scheggia e di Goya, a cui ha prestato occhio - il Doganiere elabora un arcaismo antitetico rispetto al ricorrente classicismo: imposta l'oggetto in sé come materia autentica della sua poetica e sviluppa, grazie a un talento unico nell'accumulare in perfetto equilibrio infiniti particolari e minuzie, la sempre monumentale apparenza delle composizioni.

Il suo disegno bidimensionale, dalle proporzioni emozionali, senza trasformazioni luministiche, senza atmosfere coloristiche, concreto, mostra un'attenzione totale alla vita, apparentemente senza il filtro dell'intelligenza e della cultura, in realtà con un sogno permanente da comunicare, eterno bambino e pazzo tranquillo, che è fatto di straniamento e insieme di quotidianità, di protesta e insieme di solidità.

Il percorso delle sale è tematico. Dagli interessi accademici e formativi si passa ai ritratti, a cominciare dal celebre "Io: ritratto-paesaggio" (autoritratto all'aperto con la Tour Eiffel appena innalzata, una nave impavesata, la mongolfiera, la dedica alle due mogli sulla tavolozza, lo fece autoproclamare inventore del genere ritratto-paesaggio, suscitando, come succedeva regolarmente, le ironie dei critici), e alla sala dedicata al capolavoro "La guerra o la cavalcata della Discordia", l'unico quadro che gli valse in vita un articolo importante e che bene esprime la sua "ingenuità da bambino" (come la chiamava Ardengo Soffici, amico e collezionista), non solo artistica.

Seguono le giungle. Senza mai essere uscito dalla Francia ne dipinse moltissime. Sei sono in mostra, tra cui la bellissima "Incantatrice di serpenti" immersa in una radente luce lunare, l'enigmatico "Gli allegri commedianti" e il "Cavallo assalito da un giaguaro" del 1910, commissionatogli dal mercante d'arte Vollard per cento franchi: solo negli ultimissimi anni della vita Rousseau riesce a vendere quadri con una buona continuità.

Poi è la volta dei bucolici paesaggi di città e campagna, che introducono la carica determinante di "candore arcaico" di capolavori come "I rappresentanti delle potenze straniere vengono a salutare la Repubblica in segno di pace" (deriso al Salon des Indépendants del 1907, benché l'autore sperasse in un acquisto da parte dello Stato: lo troverà Picasso nel 1927 da un rigattiere), "Il biroccino di papà Junier", ripreso da una fotografia come molti altri, "Giocatori di palla ovale", dove cerca di esprimere il movimento di alcuni rugbisti (sport agli inizi) in una vegetazione perfettamente ordinata ed equilibrata.

Segue la saletta dedicata alla festa in casa Picasso del 1908, un po' presa in giro con quella sedia scalcinata su una cassa per far sedere "in trono" il Doganiere, un po' onorifica con l'acquisto dell'esposta "Ritratto di donna" da parte dell'anfitrione.

Chiudono una serie di sale che propongono il rapporto con il movimento tedesco innovativo del Cavaliere Azzurro dei primi del 900 ("Il cortile", un'aia spoglia dalla prospettiva discutibile e galline bianche, divenne una loro icona), i severi ritratti femminili, quelli di bambini (la "Bambina con bambola" evidenzia l'incapacità di porre seduto il soggetto e insieme le tarde semplificazione dell'insieme e attenzione ai tratti fisionomici) e quelli famigliari, tra cui il capolavoro "Nozze in campagna", i cui protagonisti sembrano non toccare terra, con i bianchi che danno verticalità paradisiaca e i neri che ribadiscono terrigna orizzontalità.

Henri Rousseau - Il candore arcaico
Venezia, Palazzo Ducale - Piazza San Marco
fino al 5 luglio
orari: da domenica a giovedì 9-19; venerdì e sabato 9-20
info e prenotazioni: www.ticket.it/rousseau ; www.mostrarousseau.it ; tel. 041 0988169
biglietti: intero € 13; ridotto € 11 (studenti, gruppi, over 65, titolari varie carte); minori dai 6 ai 14 anni € 5
catalogo 24 Ore Cultura

 

Tags:
doganiere rousseau
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