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Culture

di Alessandra Peluso

kora

Come spesso accade i libri di favole si destinano ai bambini, non è così per il libro “Kora” di Elisabetta Liguori (Lupo Editore). È un libro per adulti, o meglio è adatto a tutte le età. È una favola bellissima. Induce a riflettere e a pensare con una certa malinconia - sfogliando pagina dopo pagina - la lettura di un mondo quello in cui appartiene il bambino, spesso deludente e colmo di pregiudizi. Fortunatamente “Kora” ha un lieto fine, ma quante storie analoghe a quella di Kora ce l’hanno?

È una bambina  nata una anno dopo l’arrivo di una donna nigeriana in Italia, abbandonata dalla madre ha vissuto come un pacco spostato qua e là in varie zone d’Italia, fino a che all’età di sei anni è stata accolta in un centro di accoglienza e dove si spera che potesse presto avere una famiglia come gli altri bambini della sua età. Kora è dolcissima, sensibile, fragile, ma non riesce a impegnarsi a scuola come vorrebbero le maestre e non è accolta ben volentieri da alcuni bambini, suoi compagni di classe. Purtroppo è un disagio vissuto da bambini o adolescenti, ma in questo caso è ancora più forte, più doloroso perchè si tratta di una bambina sola, abbandonata dai genitori, che non ha punti di riferimento, una fanciulla diversa anche dal colore della pelle.

Quanta ingiustizia - penso - per questi angeli, vittime di carnefici adulti senza cuore e senza testa. E di quanto amore hanno bisogno per colmare questo vuoto della loro infanzia dato dal beffardo destino. Kora però vede ad un tratto cambiata la sua vita totalmente e da un mondo fatto solo di pochi colori: il bianco della direttrice, una luce gialla della lampada della sua camera - provate a immaginare la tristezza  e la solitudine di questa povera piccola - ad un mondo di colori, compare l’arcobaleno nella vita di Kora e comincia ad assaporare la vita e il profumo dell’amore. Conosce un pittore, Saverio, una persona di buon cuore e tanta fantasia - mentore e salvatore per il piccolo tesoro - che saprà deliziarci con un lieto fine. E qui che il cuore si riempie di gioia e nel mio viso triste e corrucciato si inarca uno splendido sorriso felice perchè anche la piccola Kora è e sarà felice.

Quanto vorrei che il mondo fosse a colori e nel cielo ci fosse sempre il sole, che non esistessero malvagità e che tutti gli uomini avessero un grande cuore da donare ad ogni bambino e piuttosto che rubargli la vita offrirgliela. Ma no purtroppo no, starà pensando anche il lettore la vita non è fatta di lieto fine e il mondo non è abitato da uomini buoni, nella lotta tra bene e male spesso vince il male e la grettezza. Non ci resta allora che sognare e credere che ogni bambino abbandonato, lasciato - nel migliore dei casi - nei centri di accoglienza, in istituti per minori possa un giorno trovare la felicità incontrando una famiglia che gli dia amore e gli insegni ad amare e a conoscere non solo il bianco e il nero, ma tutti i colori e le sfumature della vita e che esistono uomini insulsi ma che bisogna affrontarli e non avere paura di mostrare la propria diversità. Essere bianco, nero, giallo, poco importa ciò che invece è fondamentale sapere che i bambini tutti hanno diritto alla vita, ad una vita dignitosa dopo che qualcuno ha deciso per loro di metterli al mondo.

È una favola che attrae i piccoli perchè Kora è una bellissima bambina che impara a guardare il mondo come gli altri bambini, perchè ci sono delle immagini fantastiche dipinte da Carlos Arroyo Maya, insignito di premi prestigiosi per l’Illustrazione e le immagini dedicate ai bambini, e perchè Elisabetta Liguori è una bravissima autrice, sensibile e attenta ai temi attuali, legati al sociale, che racconta con abile maestria e sa dare attenzione agli ultimi, gli indifesi, angeli innocenti che ne hanno tanto bisogno illustrando una storia bella, colorata, a lieto fine ma con tanti perchè. E gli interrogativi ovviamente spettano agli adulti. Perchè mettere al mondo un bambino e abbandonarlo? O nel peggior dei casi ammazzarlo? Perchè non si facilitano le adozioni che in Italia sono un argomento fermo all’età della pietra? Con tanti se e tanti ma e con un tempo infinito di attesa per i bambini ai quali nessuno poi riuscirà a dare ciò che è stato tolto. Saremo noi adulti capaci di amare i nostri bambini e a dar loro un futuro degno di essere vissuto?        

 

 

 

 

 

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