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Culture
L’Africa negli sguardi di 33 artisti contemporanei

Nata fra i venti e quarant’anni fa a partire dal postcolonialismo e dal postmodernismo, l’arte contemporanea si è sviluppata dall’Africa settentrionale a quella meridionale, ispirandosi sia alle tradizioni del continente sia alle realtà urbane contemporanee di un Paese in mutamento.

Per far conoscere al pubblico la zona del sud del Sahara attraverso lo sguardo dei suoi artisti, il PAC di Milano ospita da domani la mostra “AFRICA. Raccontare un mondo”: sono raccolti i lavori di 33 artisti di diverse generazioni, che incarnano e rappresentano oggi la molteplicità dei loro contesti sociali di riferimento. Tele, foto, sculture, installazioni e alcune sedute realizzate da designer africani contemporanei.

Qualche nome e qualche storia…

Nato nel 1960 a Kisii, in Kenya, Richard Onyango vive e lavora a Malindi. Nel corso dei primi trent’anni della sua vita, provvede a se stesso svolgendo uno spettro ampio di lavori: pittore d’insegne, autista di autobus, intagliatore, falegname, stilista, mobiliere, contadino, allevatore.

“Per tenere bene a mente le cose devo disegnarle, dato che non ho una macchina fotografica per poter registrare ciò che vorrei conservare nella mia memoria”, sostiene. Ecco la sua opera “”Tsunami” del 2005: un trittico, acrilico su tela, dalle prospettive e forme distorte e dalle mutevoli tonalità dei colori.

Georges Adéagbo nasce a Cotonou in Benin nel 1942 dove oggi vive e lavora. Quando nel 1968 ritorna in Benin per una breve visita avviene la svolta che segna per sempre la sua vita: non accettando il ruolo pensato dai parenti, per sfuggire ad una prigione di profonda solitudine e alienazione, ogni giorno compie lunghe passeggiate solitarie dove raccoglie ogni tipo di oggetti e materiali. Al ritorno comincia a creare piccole composizioni e installazioni di testi originali e oggetti trovati e raccolti lungo il percorso. Da quel momento questo diviene il suo nuovo ed unico modo di comunicare.

L’artista confida nel fatto che un oggetto abbandonato o divenuto rifiuto, possa ancora raccontare qualcosa di importante. Il suo “raccolto” è basato sul concetto che non esistono eventi di particolare rilevanza, ma che nemmeno esiste qualcosa che debba essere scartato.

Con questo suo metodo l’artista ha realizzato per il PAC un’installazione inedita e site specific. Nato a Londra nel 1962 in una famiglia benestante, Yinka Shonibare MBE - nel 2005 viene insignito dell’onorificenza di membro del “Most Excellent Order of the British Empire”, un titolo che provvede poi ad aggiungere ufficialmente al suo nome - si trasferisce in Lagos (Nigeria), all’età di tre anni. Oggi vive e lavora a Londra

“È stato quando sono arrivato dal Regno Unito per frequentare l’Università che ho scoperto il razzismo, che non avevo mai realizzato esistesse davvero. Ho anche scoperto il modo in cui le persone di origini africane dovevano trovare la propria identità all’interno di queste relazioni di potere.”

Il suo lavoro si fa portavoce di un sentimento fortemente contemporaneo, ma allo stesso tempo si interfaccia con le tradizioni e con i capolavori della storia dell’arte occidentale. Il risultato è divertente, giocoso, ma anche sensuale e poetico. Le sue opere travolgono in un vorticoso flusso che ripercorre la nostra storia, dalla colonizzazione all’esplorazione dello spazio, attraverso la letteratura e l’arte moderna, abbattendo con forza il concetto di proprietà culturale. In mostra la fotografia stampata su alluminio “La Méduse”: una fregata pericolosamente alla deriva. In un mare tempestoso.

E ancora…

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