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Culture
L'uomo di Altamura, dalle caverne al museo della città

Di Eduardo Cagnazzi

Tarchiato, con la fronte sporgente, alto circa 160 centimetri, naso schiacciato e le sopracciglia folte ed arcuate, tipiche degli uomini vissuti nel Pleistocene. E’ il volto dell’uomo di Altamura, forse il più antico Neanderthal del mondo. Pensieroso e bonario, ricostruito per iniziativa del Comune pugliese, del locale Museo nazionale e della Soprintendenza archeologica della Puglia, verrà esposto per la prima volta al pubblico il prossimo 30 marzo, quando è prevista l’inaugurazione del secondo piano della struttura museale cittadina. Nei nuovi spazi troveranno posto sia la fedele ricostruzione dell’ambiente dove è stato ritrovato lo scheletro, sia tutto quanto c’è da sapere sulla nuova rete museale del territorio altamurano. “Della rete faranno parte i tre luoghi principali della cultura locale che tutta la comunità scientifica internazionale ci invidia: Lamalunga con il fenomeno carsico e il luogo del ritrovamento dello scheletro, Palazzo Baldassarre con il percorso sull’evoluzione biologica dell’uomo e i fossili ritrovati in zona ed il Museo nazionale archeologico che raccoglie le testimonianze e reperti dall’età del Bronzo fino al periodo ellenistico”, anticipa ad Affaritaliani.it la direttrice del Museo, Elena Saponaro. “E’ un’iniziativa resa concreta con i Fondi Fesr della Regione Puglia che punta ad approfondire la conoscenza dell’ambiente e del popolamento umano dell’Alta Murgia. A fine marzo l’inaugurazione dei nuovi locali”. L’uomo che sarà esposto al museo è stato ricostruito fedelmente con il silicone da un team di tecnici olandesi dopo aver ricevuto i dati digitali sulla scansione laser. E’ il volto ed il corpo del nostro antenato vissuto tra 172 e 130 mila anni fa, scoperto in zona nel 1993 durante un’esplorazione di speleologi baresi e del Cars di Altamura all’interno della grotta di Lamalunga. Si tratta di un esemplare umano adulto, alla ricerca forse di una via di uscita ma rimasto intrappolato nella grotta ed inglobato più tardi tra stalattiti e stalagmiti che lo hanno conservato intatto, unico scheletro umano rinvenuto per intero del Paleolitico. E’ probabile che sia finito in una buca, travolto dalle acque e scaraventato a trenta metri di profondità dalla superficie per poi rimanere cementato in un unico blocco di calcite cristallina ad opera di una miriade di gocce d’acqua ricche di carbonato di calcio. Da un minuscolo pezzo di ossa prelevato dallo scheletro si è scoperto che il suo Dna è completo e che si tratta geneticamente di un Neanderthal dell’Europa meridionale con le sequenze simili ad altri reperti trovati a El Sidron in Spagna ed in Croazia, anche se il cranio fa pensare all’Homo Heidelbergensis, vissuto ancora prima. 

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