A- A+
Culture

di Francesca R. Recchia Luciani

Filosofa (Università di Bari “Aldo Moro”)  

 

Anche Paolo Sorrentino ha girato il suo Reality. La Grande Bellezza è il reality show della naufragante borghesia "cetomedizzata" italiana contemporanea, proprio come il film di Garrone dello scorso anno lo era di un ceto popolare, altrettanto privo di baricentro e moralmente disastrato. In questo Paese sembra che l'uguaglianza sia stata realizzata solo dalla volgarità e dall’appiattimento telegenico, ampi settori della sua società appaiono immersi in un eterno Cafonal dove troneggia la finta allegria e lo stordimento di massa, celebrazione  kitsch di un’umanità perduta in feste parossistiche e tossiche animate da balli di gruppo scomposti e pleonastici. Una nazione infetta, prossima alla putrefazione morale, che trova il proprio contraltare e al contempo la propria rappresentazione nel corpo marcescibile e in via di decomposizione di una santa paradossale che asserisce la necessità di vivere la povertà e di praticare la carità nutrendosi solo di radici mentre siede al desco con un cardinale vacuo e gastronomo e con anziani nobili presi a noleggio.

Non c'è via di scampo. Pseudointellettuali con un grande futuro alle spalle come Jep Gambardella si atteggiano a flâneur e a pensatori metafisici, senza nessuna responsabilità personale e tanto meno sociale, in attesa dell'ennesimo miracolo col trucco: la sparizione prodigiosa di una giraffa a opera di un prestigiatore, il dissolversi di rughe e sudorazione molesta con l'ausilio di un mago del Botox armato di siringhette che incantano una corte dei miracoli ultratrash o degli improbabili fenicotteri migranti che si lasciano addomesticare dalla santa di turno che dialoga con la fauna locale come San Francesco.

Tutto è perduto in questo frastornante Circo Barnum di una Roma smagliante come mai nella sua onirica bellezza tanto da atterrare giapponesi vittime della sindrome di Stendhal, ma abitata da esseri senza senso e senza scopi. Non c'è salvezza, né remissione dei peccati: la religione è puro gioco di ruolo in una città che accoglie con la stessa finta cerimonialità cardinali che discettano su prelibate ricette rifuggendo la seppur minima curiosità "spirituale" e missionarie in servizio permanente effettivo in trasferta nella città eterna. Luogo anfibio ed equivoco, in cui sacro e profano si mescolano invertendo le parti continuamente in modo indecente, capitale immorale di una nazione retta da un regime videocratico la cui “grande bellezza” metafisica, fascinosa e ottundente, è tuttavia segreta, oscura e notturna per coloro che la abitano, accecati come sono dai bagliori psichedelici della fiction da discoteca in cui allignano. Luci scomposte che solo a tratti illuminano i costumi depravati che rendono quella fauna umana senza nobiltà e senza dignità, e pur tuttavia spropositatamente ricca e irrimediabilmente miserabile, corrotta fino al midollo.

Pasolini aveva denunciato la “scomparsa delle lucciole” molto prima di Sorrentino, il quale nel suo affresco grottesco e intellettualistico sbeffeggia – esercizio fin troppo facile, già riuscito egregiamente ad Alberto Sordi nel lontano 1978 con la sua visita alla Biennale di Venezia nell’inimitabile Vacanze intelligenti – l’arte contemporanea, come se mischiare le acque confondendo estetica ed etica servisse a risollevare le sorti di un Paese culturalmente e moralmente degradato. In questo senso, il film gioca furbescamente con i sensi di colpa del patrio ceto alfabetizzato, per non dire intellettuale, perché lo rappresenta così ridicolmente marcio da assolverlo, lasciandolo a crogiolarsi nel suo ruolo di innocente spettatore: la descrizione è talmente esasperata (elemento anch’esso ammaliante) che nessuno si identifica con personaggi così superficiali e ideologicamente ripugnanti, tanto meno il suo autore che nel metatesto della farsa ritaglia per sé il ruolo del cinico e disincantato regista.

Un’opera ben girata e senza dubbio esteticamente accattivante, nella quale una recitazione particolarmente efficace da parte di veterani sortisce l’effetto di incantare e convincere (sebbene la scelta del cast, che combina professionisti dell’Italietta  commediante con attori squisitamente teatrali, sembra tutta orientata solo a far brillare in solitario la stella di Toni Servillo, che infatti occupa a dismisura tutto lo spazio possibile e immaginabile), ma che di fatto racconta neorealisticamente di una borghesia intellettuale che, sedotta dal Dio Denaro e dallo stordimento collettivo indotto prima dal “fascismo democristiano” (ancora Pasolini) e poi da un ventennio di berlusconismo imperante, penetrato in ogni anfratto ideologico e in ogni fibra morale, perdona a se stessa tutti i propri peccati.

In definitiva La Grande Bellezza non è che il sequel moralistico de Il Divo: un ceto politico come quello non è che l’alfa e l’omega, l’origine e la conseguenza di una società che ha toccato livelli di degrado inusitati e dinanzi alla quale nessuno di noi può tornarsene a casa pacificato e incolpevole, nemmeno Paolo Sorrentino.  

 

 

Tags:
sorrentinobellezza
in evidenza
Casaleggio-Sabatini, che coppia Mano nella mano in dolce attesa

Paparazzati in un hotel di lusso

Casaleggio-Sabatini, che coppia
Mano nella mano in dolce attesa

i più visti
in vetrina
Meteo, il maltempo spacca l’Italia tra temporali e super caldo

Meteo, il maltempo spacca l’Italia tra temporali e super caldo


casa, immobiliare
motori
DS 7 CROSSBACK: viaggiare in un comfort premium

DS 7 CROSSBACK: viaggiare in un comfort premium


Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy Privacy Policy

Cambia il consenso

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.