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Culture

Sedevo fuori da un tempio a Kyoto sui lunghi gradini che portano all'entrata, ascoltando il canto che proveniva dall'interno. Ho avuto una intensa sensazione dí essere già stato lì prima; anzi, di avervi già vissuto una vita in precedenza. E stata una classica esperienza di déjà vu. E se questa esperienza fosse stata un'epifania inconscia che ha riconosciuto dei precedenti storici per la mia esperienza emotiva? E se noi tutti avessimo la sensazione di aver vissuto una vita precedente da qualche altra parte, nelle vesti di qualcun altro, perché lo abbiamo fatto? E se, in altre parole, il mio sé occidentale ha sperimentato il suo sé orientale, conosciuto una volta migliaia di anni fa?

Non ho qui proposto, infatti, la tesi che la mente orientale e quella occidentale non abbiano niente in comune ma che esse abbiano seguito diverse direzioni della mente, coltivando entrambe parti della psiche umana che sono intrinseche alla vita mentale. Non è che la mente occidentale e quella orientale non possono comprendere i modi di pensare l'una dell'altra. Tuttavia ci vorrà del tempo affinché la mente orientale riscopra le proprie componenti occidentali e la mente occidentale riscopra le proprie forme orientali.

Pensando al mio déjà vu, mi sono reso conto di aver sentito nel canto Philip Glass e Olivier Messien. Loro sono stati lì prima di me. Per connettere di nuovo la mente occidentale alla sua metà orientale.

Questo saggio è un tentativo di venire a patti con quel viaggio in Giappone. Nel leggere sulle culture orientali prima del mio viaggio, avevo maturato dei preconcetti. Quello che allora non sapevo era che si trattava di una forma di rilettura, dal momento che gli elementi della mente sviluppati in Oriente erano parte della mia stessa mente e della mente delle persone in tutto il mondo. Fare esperienza della mente giapponese dal vivo, tuttavia, rappresentava la realizzazione di qualcosa che aveva un profondo effetto su di me, anche se non l'avevo capito. Dopo il mio viaggio, nel rivolgermi ai testi fondamentali dell'Estremo Oriente, sono stato in grado di concettualizzare questa percezione.

Ho trovato nel carattere giapponese qualcosa di presente che tanto era e tanto non era mancante in me. Nel conosciuto non pensato io conoscevo l'articolazione giapponese della forma-come-comunicazione: il mondo relazionale costituito dalla Umwelt madre-bambino. Ma nel mondo occidentale, il complesso edipico separa questo modo di essere e relazionarsi dal sé, per lo più lo rimuove, e il sé viene lasciato distante dal nucleo del suo essere.

I miei colleghi e amici in Giappone hanno affermato che non trovano impossibile comprendere e adattarsi al pensiero lineare occidentale, alla logica occidentale, anzi al modo occidentale di parlare del sé. Io presumo che anche per loro si tratti di "ricordare" un modo di pensare, esprimersi, e relazionarsi che è mentalmente possibile.
Si tratta semplicemente del fatto che la mente orientale non ha usato così tanto l'idioma occidentale? A di re il vero, per loro è stato più difficile tornare alla loro cultura ed esprimere a questo riguardo la mente occidentale nella loro società, ma con una maggiore occidentalizzazione dell'Estremo Oriente si sta vedendo, senza dubbio, una integrazione delle possibilità mentali presenti ma separate.

La poesia rappresenta un filo che attraversa entrambe le strutture della mente. Anche se la poesia occidentale, rispetto alla poesia orientale, ha una struttura maggiormente sintattica e piena di tempi verbali, entrambe le tradizioni fanno assegnamento sull'evocazione di potenti immagini o di esperienze emotive che rendono irrilevante qualsiasi tema che potrebbe essere raccolto da loro. Anzi, possiamo sicuramente vedere con Ezra Pound, William Carlos Williams e, più recentemente, Gary Snyder, Robert Creely e Robert Hass, non solo un maggiore interesse per la poesia orientale, ma un movimento all'interno delle loro opere diretto verso la riconciliazione mentale tra Oriente e Occidente.

Per quanto tutto questo sia interessante nella poesia, questo discorso altro così vicino al linguaggio dell'inconscio, la mente umana dovrebbe conservare un linguaggio comune che un giorno potrebbe formare un ponte tra due strutture della mente divergenti.

In "Monte Kunlun"' (ottobre 1935) Mao Zedong, un poeta fecondo e dotato di talento per merito proprio, si accorda con la tradizione della poetica orientale e onora la potenza di una cosa in sé: in questo caso un monte, "mostro verde-blu". Esso ha visto molte cose, colori che cambiano, uomini che vanno e vengono, diverse nevicate, e il caldo di molte stagioni. Ha visto che "gli uomini sí trasformano in pesci e tartarughe".

Mille autunni di meriti e colpe chi li avrebbe mai biasimati?
Egli scrive.
Con un'immagine incredibilmente appropriata, Mao esprime poi un desiderio. Si rivolge alla montagna:
Come posso appoggiarmi al cielo e sguainare la preziosa spada
per prenderti e tagliarti in tre parti? Una parte la darei all'Europa,
una parte la darei all'America, una parte resterebbe all'Oriente. Grande equilibrio nel mondo
freddo e caldo uguali su tutta la terra.

Augurandosi di dividere il monte equamente tra questi tre continenti, permettendo ad altri di condividere la sua universalità ed essenza trascendente, Mao prevede la possibilità di portare l'Oriente all'Occidente grazie allo stupore del sé per essere parte della vita stessa.

Quando era un bambino di otto anni, Mao aveva letto i cinque classici' così come Confucio. Prima dell'adolescenza iniziò a leggere i grandi romanzi cinesi, e quando frequentò la scuola a Henan le sue letture comprendevano Darwin, Adam Smith, John Stuart Mill, Rousseau, Spencer, Montesquieu, Spinoza, Kant e Goethe. Aveva letto tutto ciò prima di imbattersi in Hegel o Marx. Diventato adulto, aveva integrato nella sua notevole mente non solo i testi classici orientali, ma anche quelli occidentali. E naturalmente leggeva e scriveva poesie.

Il suo desiderio di dividere il monte rappresenta il desiderio dí condividere le qualità possedute dall'im maginazione poetica in quanto essa sovrintende i valori universali della vita umana. Come il monte, la mente poetica esiste da migliaia di anni. Molte persone in molti Paesi hanno colto il reale attraverso il potere fantastico della visione poetica. Raccogliere la gente intorno a questo punto di vantaggio, per capire cosa sí possa vedere attraverso le lenti della poesia, è in verità una marcia davvero lunga.

Per certi aspetti, Freud ha trovato la psicoanalisi. È stato un momento solenne nella storia delle relazioni umane, ma, come il monte di Mao, Freud può aver ricevuto un dono dall'Oriente di cui era ignaro. Ora che gli psicoterapeuti e gli psicoanalisti occidentali e orientali hanno iniziato un serio dialogo gli uni con gli altri, si spera che gli aspetti orientali della pratica psicoanalitica possano essere apprezzati dai clinici occidentali, affinché non rimangano rimossi a svantaggio di tutti.

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