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Culture
La mostra/ "Roy Lichtenstein Sculptor"
RL Expressionist headRL Expressionist head 1980 191,1x114,3x57,2 cm con la base pittura e patina su bronzo, base di legno dipinto (© Estate of Roy Lichtenstein/SIAE 2013)Guarda la gallery

 

Emilio Vedova

Cosiddetti Carnevali…

Nello Spazio Vedova sono presentate le opere dal ciclo …Cosiddetti Carnevali… di Emilio Vedova. La mostra, curata da Germano Celant con Fabrizio Gazzarri, raccoglie per la prima volta in maniera ampia e significativa opere di questo insieme in parte inedito e testimonia la sorprendente e inesauribile forza poetica di Emilio Vedova considerato uno dei protagonisti più autorevoli dell’informale internazionale.

...Cosiddetti Carnevali... riuniscono sotto uno stesso titolo opere realizzate tra il 1977 e il 1991 e testimoniano un momento particolarmente originale all'interno del percorso dell’artista e ne esprimono una inconsueta esperienza.

Emilio Vedova, provocato dall'intensa relazione con lo spirito più autentico del carnevale, aprì una ricerca su questo tema utilizzando   materiali che richiamano, di volta in volta, altri periodi del suo lavoro, quasi che i ...Cosiddetti Carnevali... rappresentino per parecchi anni una ricerca parallela ad altre sperimentazioni, all'interno del magmatico flusso della sua opera. La dichiarata indicazione tematica voluta dall'artista e il sapiente uso del collage e assemblage di maschere, corde, carte, stampe, plastiche, legni sui più differenti supporti caratterizzano subito con grande evidenza la natura e la problematica di questo ciclo.

L'intero insieme costituito da una grande varietà di supporti e di modalità espositive le cui marcate differenze tecniche e linguistiche arricchiscono la cospicua pluralità del linguaggio pittorico di Emilio Vedova. Un primo gruppo di opere, quello che appartiene alla fine degli anni Settanta, è caratterizzato dai tipici frammenti asimmetrici a causa del loro dinamismo obliquo e instabile. Superfici dalle forme irregolari e bifrontali, disposte nello spazio per mezzo di basi in acciaio specchiante e dipinti prevalentemente in bianco, nero e grigio metallizzato, a volte con inserti di fotocollage, graffiti, combustioni sui quali - attraverso la tecnica dell'assemblage - l'artista provoca uno spostamento su altri piani poetici. Negli anni successivi ritroviamo nei Carnevali un ritorno a una pittura di grande impatto gestuale e cromatico sia essa su tela, su legno o plastica dove è ancora più evidente l'interessante connessione tra un fare nuovamente e direttamente espressionista e la sospensione quasi metafisica provocata dalla maschera.

Dal punto di vista storico un primo rapporto tra Vedova e il Carnevale risale al 1954, quando, premiato alla Biennale di San Paolo, rimase per tre mesi in Brasile. A Rio de Janeiro realizzò una serie di disegni e di pastelli in occasione della grande festa popolare carioca. Allo stesso modo il viaggio in Messico del 1980 fu determinante per ritrovare nuova energia creativa, dopo i sofferti silenzi espressivi dei Plurimi / Binari del ciclo Liberazione '77/'78. L'incontro con quel mondo lontano e la sua potenzia rituale ed arcaica favorì sia i ...Cosiddetti Carnevali... che i grandi Teleri degli anni Ottanta, i Dischi, gli Oltre e il Continuum, quasi l'energia spettacolare del mondo altro fosse stata matrice di un nuovo fervore creativo.

Il catalogo dell'esposizione, pubblicato da Skira editore, a cura di Germano Celant raccoglierà testi inediti e appunti dell'artista, con illustrazioni di tutti i ...Cosiddetti Carnevali....

 

La mostra dedicata a Roy Lichtenstein si concentra sulla produzione scultorea dell'artista considerato uno dei maggiori protagonisti della pop art americana. L'esposizione consiste in 45 opere tra disegni, collage, bozzetti, maquettes, modelli e sculture in bronzo realizzate tra il 1965 e il 1997 e provenienti dalla Roy Lichtenstein Foundation e dall’Estate Roy Lichtenstein of New York, nonché da musei e collezioni private. Tale imponente raccolta viene presentata per la prima volta in Europa per documentare la vasta e complessa produzione scultorea dell'artista.
 

Seppure l’interesse di Lichtenstein per la scultura dati dagli anni Quaranta con esperimenti di rilievo su pietra o di stratificazioni in carta, le prime testimonianze capaci di riflettere un linguaggio maturo datano dal 1964, quando la sua pittura arriva a nutrirsi delle immagini tratte dai mass-media, in particolare dal fumetto. Da qui scaturiscono le figurazioni in ceramica che partendo da una fonte bidimensionale, cartacea, si articolano nella tridimensionalità a formare una testa, una pila di tazze o un'esplosione. Sono motivi trasferiti da una fonte iconica popolare, insignificanti e di carattere non estetico, a cui l'artista intende dare un valore artistico, come se fossero costanti di una cultura modernista che va da Brancusi a Calder. È un percorso che si dipana sino al 1997, data della sua prematura scomparsa, attraverso decine e decine di sculture che vanno dalla figurazione all'astrazione, così da oscillare tra le definizioni plastiche e decorative Art Déco degli anni Trenta, formato dalla combinazione di ottone e vetro, ai profili di teste femminili o di sculture moderniste che riflettono il fare espressionista, neoplastico e surrealista. Costante di tale fare dal 1965 è tuttavia la messa in superficie della scultura, vale a dire un trattamento appiattente del volume che si trasforma in linea e colore compatto, seppur dotato di spessore di un pollice, come se l'insieme dovesse risultare un collage di ritagli da giornale o da rivista. Simile procedere dà corpo, dal 1976 a sculture "di profilo" dove la profondità e le ombre dell'oggetto trattato, una lampada, uno specchio o una caffettiera, oppure un volto, una sirena o una casa, sono poste sullo stesso piano, come se fossero schiacciate e compresse su una stessa superficie. Una totale sintonia con i dipinti dove le differenze prospettiche sono annullate a favore di pieni e di vuoti, di trasparenze e di opacità che non lasciano intravedere alcuna profondità, se non la piattezza insignificante del messaggio tratto dal cartoon.
 
La riflessione su una visione di facciata è portare una critica al valore superficiale del gesto eroico sotteso nella pennellata drammatica e spettacolare degli espressionisti astratti. Questa si traduce inoltre in sculture ondeggianti, senza sostanza e fuori misura dove il segno informale si fa elegante movimento: entità adatta a decorare una piazza o un centro urbano. Un percorso ricco di ironia e di raffinatezza visuali dove la rappresentazione popolare sfugge alla sua banalità per affermarsi come sublime trattato sull'appiattimento dei mass-media.
 
Il catalogo dell'esposizione, pubblicato da Skira Editore, a cura di Germano Celant, con un’introduzione di Dorothy Lichtenstein e Jack Cowart e testi di Alfredo Bianchini, Clare Bell e Ian Wallace, comprenderà la complessa e ricca ricerca scultorea di Roy Lichtenstein, arricchita dalla sue dichiarazioni.
 
L’allestimento della mostra è a cura di Francesca Fenaroli dello Studio Gae Aulenti Associati di Milano.

 

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roy lichtenstein
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