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Culture
"Le confessioni" di Roberto Andò: ecco le segrete dinamiche del potere
"Le confessioni" di Roberto Andò

di Alessandra Peluso

Uscito da pochi giorni nelle sale cinematografiche, “Le confessioni” è un film intrigante e corroborante sulla tematica del potere. Diretto da Roberto Andò e con un cast qualificato quale Toni Servillo, Pierfrancesco Favino, Daniel Auteuil, Lambert Wilson, Marie-Josée Croze e Moritz Bleibtreu.

Luogo del film è un albergo di lusso, Bruxelles, forse, nel quale si sta per riunire un summit del G8, con la presenza del direttore del Fondo Monetario Internazionale. La banalità del male direbbe Hannah Arendt, ecco infatti trattasi di azioni dettate da uno scopo puramente utilitaristico e fine a se stesso. In realtà, nel film ciò che è interessante notare è invece la dinamica con la quale si snoda il potere: lo stesso che Foucault sostiene si trovi ovunque, appartiene ad ogni settore della società, a cominciare dalle relazioni quotidiane tra gli individui. Tuttavia, salendo sui piani alti, il potere, comporta azioni strategiche più raffinate, nel film non è evidente ciò, ma solo il confronto tra le diverse tipologie di potere.

In particolare, è frontale lo scontro tra potere umano e divino, e quelli collaterali ossia di genere, economico, religioso, culturale.

Lente e ben scandite si succedono le scene del film affinché le parole abbiano il loro giusto peso e valore; così, si gioca tra l’economista Keynes e il filosofo cristiano S. Agostino, identificati nelle personalità apparentemente fredde e calcolatrici degli economisti e di quella del saggio monaco che vive di silenzio, interpretato dall’eccellente Toni Servillo; costui rappresenta un monaco: Roberto Salus, il quale assume una funzione trascendente, al di sopra delle parti, incorruttibile. Egli, essendo lontano da logiche affaristiche e di potere, appunto, gode di un animo mondo, puntualmente saggio nelle risposte e satollo di silenzio.

LeConfessioni Film Servillo Poster"Le confessioni" di Roberto Andò
 

Il silenzio è il modo migliore per piegarsi su stessi e dialogare con il proprio profondo, raggiungendo come insegna S. Agostino, la sede della fede. Si evince, inoltre, come il titolo del film “Le confessioni” riprenda l’opera autobiografica di S. Agostino richiamando l’imperante ruolo della spiritualità contro il potere e contro la materialità. Non solo, si fronteggiano bene e male, divino e umano con una prevaricazione netta di un Dio, il monaco non lo esprime chiaramente, ma si comprende che il riferimento sia al Dio cattolico, la morale cattolica è evidente in alcune considerazioni. Questo, forse, per tinteggiare a chiare lettere la precarietà e la caducità del potere economico e quindi di quello umano, contro invece quello spirituale e divino.

Tra le figure di contorno molto interessante appare il ruolo della scrittrice, irrilevante, meglio mediocre, invece quello della rock star. Diverse sfaccettature di potere, dunque, stratificato in senso orizzontale e innalzato sino a quello verticale. Da sottolineare anche il ruolo di un cane che si aggira disinvolto tra le stanze del lussuosissimo albergo dove si trovano i protagonisti del film.

Si osserva baldanzoso questo molosso che segue il padrone, al quale riconosce autorità e potere. E qui, lo specchio della realtà, nella quale l’individuo come il cane segue il suo capo, sebbene si possa incorrere nel rischio che possa essere ammaestrato prima per poterlo fare. Vale a dire, si può ammaestrare l’individuo, come la società e di conseguenza, il popolo. Questo non avviene nell’animale. Diverso, è chiaro, il ruolo del leader, seguito da scelte condivise e obiettivi comuni da raggiungere. Ruolo non irrilevante spetta alle emozioni. 

Ma nel film, il regista fa emergere il potere, anzi, i poteri, dimostrando che l’unico a detenerlo è Dio, in quanto onnipotente. Pur credendo il contrario, l’uomo è niente sulla Terra e lo si vede anche nella precarietà dell’esistenza relativa alla malattia. E a ben vedere, non sempre è capace di prevedere qualsiasi tipo di prevenzione ad ogni reazione seguita da un’azione. Non si può prevedere tutto risponde il monaco, contro dei convinti, ma non totalmente, economisti, ai quali si avvale il potere della finanza e delle banche. Il potere economico, dunque, riceve scacco matto, senza preavviso, dai poteri spirituale e divino.          

Un film di successo, se si fosse eliminata qualche scena finale troppo sempliciotta, incentrandolo su un genere thriller psicologico e filosofico, o un drammatico alla maniera de “Il nome della rosa”. Un capolavoro senza capo, forse.

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