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Culture
Leopardi "stuprato"? Falsità di un tuttologo...
Dal film "Il giovane favoloso"

Roberto Saviano ha scritto:

Tutti l’abbiamo visto (il Leopardi …) stuprato dalle nostre scuole o, in casi rari, l’abbiamo amato per grande regalo di professoresse e professori appassionati. Martone, forse, progetta una ricostruzione di ciò che potevamo essere, di ciò che ci portiamo addosso o meglio dentro, da qualche parte. Ora ci riprova con Leopardi. Ci riprova a raccontare l’Italia tradita, la grande parte di questa nazione che sperava in un epilogo diverso. (Martone mostra …) lo stesso coraggio che ebbe Leopardi nell’ostinarsi a descrivere un’umanità disperata, di una disperazione che appartiene a tutti, quando il secolo e, aggiungerei, il mediocrissimo senso comune, vorrebbero insegnarci che la condizione umana si può migliorare con la preghiera o la ragione.

Considerazioni di un non-letterato qualsiasi:

Capisco le mode linguistiche (fino a un certo punto…). Capisco la foga di un discorso (molto meno se lo si scrive …). Capisco (sempre fino a un certo punto … . Anzi, non la capisco affatto!) la fretta che non fa correggere, con una rilettura, mode linguistiche esagerate e sfondoni dovuti alla foga. Ma non potrò mai capire, nemmeno in parte, certe volgarissime, orripilanti e soprattutto false espressioni, tipo “ Leopardi stuprato nelle nostre scuole. “ Tra gl’insegnanti che ho avuto e tra gl’innumerevoli amici attuali, docenti di lettere di scuole di ogni tipo, non ne conosco uno che abbia stuprato Leopardi o qualcun altro. Sembra che Roberto Saviano sia fatto, scriva e parli con l’accetta.

Ho aspettato che qualche insegnante, certamente più indicato di me, commentasse a dovere l’articolo del nuovo tuttologo emerso dal mondo culturale non stuprante. Che qualche letterato sottolineasse che Martone, in questi tempi in cui è sempre più difficile trovare qualche cosa di veramente nuovo, ha scoperto l’acqua calda, mostrando il Leopardi che emerge dalla sua corrispondenza. Nella piccola e rapida ricerca di commenti, ho letto con piacere quello del recanetese Giuseppe Compagnoli, studioso del Leopardi che non condivide l’uso del concetto di stupro e muove altre garbate e motivate critiche, pur avendo apprezzato il film.

No, Signori miei, qui non siamo di fronte a una specie di Amadeus cinematografico che ripresenta, esagerandola, la personalità nota dell’esuberante, straripante, sboccacciatissimo Mozart. Ma che si aspettavano, Martone e Saviano, che Leopardi potesse ripetere nelle lettere solo i temi trattati nelle sue liriche insuperabili, in particolare quelli sul destino umano? Lo capisce chiunque che nelle epistole (ora negli sms ed e-mail) tutti cercano d’essere brillanti, spiritosi e originali. Figuriamoci poeti, romanzieri e scrittori in genere. D’Annunzio scriveva addirittura lettere che poi riportava pari pari nelle sue opere, in particolare nei romanzi. Figuriamoci se non si sforzava, anche scrivendo lettere, d’essere brillante! Quindi il film, pur gradevole e divertente, non dice assolutamente nulla di coraggioso e rivoluzionario, come sostiene Saviano. Ma consideriamo questa perla dello scrittore non stuprante: “… quando il secolo e, aggiungerei, il mediocrissimo senso comune, vorrebbero insegnarci che la condizione umana si può migliorare con la preghiera o la ragione.” In questa prosa non cristallina, cosa intende per “condizione umana”? Se si riferisce a quella materiale (la valle di lacrime …) Saviano ha torto, perché è innegabile che la tecnologia, figlia della ragione, ha migliorato col tempo le condizioni di fatica, se non per tutti, per i più fortunati che sono notevolmente aumentati in percentuale.

Se si riferisce alla condizione descritta nelle meravigliose liriche leopardiane, ha doppiamente torto. E’ innegabile, infatti, che per tanti, tantissimi, la preghiera, figlia della Fede, fa uscire dal baratro del buio e della disperazione.

E’ altrettanto innegabile che la ragione mette con i piedi per terra gli atei e che quindi, migliora la loro condizione umana. Di che si lamentano gli atei? Di dover morire, magari dopo una vita di stenti? E qual era l’alternativa? Quella di non nascere, rinunciando anche a questo scorcio di meraviglie nel bene e nel male? O ci si lamenta … di non essere Dio. Allora, non potendo essere Dio, preferisco vivere e morire, magari dopo una vita di stenti. Ho visto qualche cosa. E dire a mio figlio: “Siam dietro solo all’Artista, che non sappiamo se esiste, io son tuo padre e tu … prendi il testimone ... “. Non ti basta, Saviano, venire subito dopo Dio? Ma che pretendevi?

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