Culture
Marc Chagall a Ferrara: una mostra che incanta e commuove
Fino all’8 febbraio 2026 a Palazzo dei Diamanti protagonista “Chagall, testimone del suo tempo”, con oltre 200 opere

L’inverno ferrarese, tra i marmi bugnati del Palazzo dei Diamanti, accoglie una delle esposizioni più evocative degli ultimi anni: Chagall. Testimone del suo tempo. Aperta fino all’8 febbraio, questa grande mostra rappresenta un viaggio sensoriale e intellettuale nell’universo poetico di Marc Chagall, artista fra i più amati del Novecento, capace di trasfigurare memorie, sogni, dolore e speranza in immagini sospese tra realtà e incanto.
L’iniziativa è voluta dalla Fondazione Ferrara Arte in collaborazione con Arthemisia, con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna e del Comune di Ferrara, ed è curata da Francesca Villanti e Paul Schneiter. Special partner è Ricola, mentre Frecciarossa è il mobility partner ufficiale.
Con oltre 200 opere tra dipinti, disegni, incisioni — alcune delle quali mai esposte prima in Italia — la mostra offre un’inedita rappresentazione dell’universo chagalliano, arricchita da due sale immersive che riproducono fedelmente il soffitto dell’Opéra Garnier di Parigi e le spettacolari vetrate per la sinagoga Hadassah di Gerusalemme: opere monumentali capaci di evocare emozioni profonde e di rivelare la straordinaria sinestesia tra luce, colore e spiritualità.

La mostra si articola in dieci sezioni, ciascuna delle quali scandisce un momento essenziale della vicenda umana e artistica di Chagall. Il pittore non abbandonò mai le radici russe della sua infanzia: nato in una comunità ebraica a Vitebsk, ha trasformato la memoria del suo villaggio, dei rabbini, dei tetti spioventi e degli animali da cortile — galli, capre, mucche — in un lessico visivo universale.
Dopo la distruzione di Vitebsk nella Seconda Guerra Mondiale, la pittura diventa per l’artista un atto di resistenza e una forma di sopravvivenza culturale.
L’incontro con il mercante Vollard segna la consacrazione parigina di Chagall. Le sue acqueforti trasformano gli animali delle favole di La Fontaine in archetipi e simboli, conservando un’intatta purezza lirica. In queste incisioni, la novella si svincola dalla morale e si apre a molteplici letture, grazie a un disegno che combina ingenuità apparente e sensibilità personale.

Una delle opere più toccanti della mostra è Exodus o La nave dell’Esodo (1948), in cui Chagall sovrappone la fuga biblica dall’Egitto all’odissea degli ebrei sopravvissuti ai lager nazisti, respinti dalle autorità britanniche mentre cercavano rifugio in Palestina. La barca-arca, le croci, i colori freddi interrotti da lampi di luce bianca narrano una tragedia collettiva con l’intensità di un mito sacro.
Vi è poi Parigi, che non è solo il luogo della maturazione artistica, ma anche un elemento affettivo: Chagall vi ambienta infatti molte delle sue scene d’amore, come La sposa sopra Parigi, dove una figura fluttua nell’azzurro intenso, simbolo di una felicità sospesa tra cielo e città. Le litografie per Derrière le Miroir restituiscono una Parigi onirica, priva di gravità, scenario intimo e cosmico al tempo stesso.

Souvenir de la Flûte enchantée
Una riflessione sulla molteplicità dell’essere attraversa tutta l’opera di Chagall. I suoi ritratti sfuggono all’unicità: volti doppi, riflessi, clown tristi, acrobati mostrano la maschera come verità altra. Colori non naturalistici — blu contemplativi, verdi visionari, rossi ardenti — amplificano le emozioni e restituiscono l’instabilità dell’animo umano.
Chagall esplora anche ogni tecnica: l’acquarello, la gouache, l’incisione, la scultura, fino alla vetrata. Non è il supporto a dettare l’opera, ma il contenuto a scegliere il medium. Le sue vetrate, come quelle per Hadassah, vibrano di luce “vivente”, suggerendo un dialogo costante tra spiritualità e materia.
I celebri bouquet di Chagall, come Grand bouquet rouge o Bouquet de fleurs sur fond vert et rouge, non sono semplici nature morte: sono allegorie del desiderio, riflessi dell’esilio, metafore di una bellezza fragile e mai radicata. Come vasi in viaggio, evocano una vita in transito, colma di struggente vitalità.
A suggello della mostra, La Pace (1949) esprime la fiducia di Chagall nel potere dell’arte come ponte e come memoria. “La Vie” e “La Paix” campeggiano sulle pagine aperte che accompagna la colomba bianca. In un mondo segnato dalla guerra, Chagall non smette di credere nell’amore, nella spiritualità e nella rigenerazione.

Bouquet de fleurs sur fond vert et rouge
La mostra è aperta tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30 (ultimo ingresso alle 18.30), inclusi i festivi. Numerose sono anche le attività collaterali, come visite guidate ogni weekend, laboratori per scuole e un ricco apparato didattico per scoprire il mondo di Chagall con occhi nuovi.
«Sento che il nostro problema oggi è soltanto uno: unirci. Radunare quello che resta di noi dopo il disastro, riempire i nostri cuori di propositi nobili» dichiarava l’autore nel 1947. È con questa speranza, che travalica il tempo e le rovine della storia, che Chagall. Testimone del suo tempo ci invita a guardare l’arte come atto di resistenza poetica, luogo in cui l’anima umana può ancora riconoscersi e salvarsi.

