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Culture
Musei, "disarcionati" 5 direttori. Il peggiore esempio dell'Italia burocratica

di Mario Tocci


Ha suscitato grandissimo clamore mediatico la notizia della pubblicazione della sentenza con cui il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio ha annullato la nomina dei direttori di cinque importanti musei di rilievo nazionale (se non internazionale) sulla base di due motivazioni fondamentali, consistenti nella constatazione dell'avvenuto svolgimento delle procedure di selezione in modo riservato anziché pubblico nonché nell'accertamento dell'apertura di queste alla partecipazione di soggetti stranieri in difetto di previo adeguamento della normativa regolatrice (che, attualmente, consente soltanto ai cittadini italiani di ambire al rivestimento di funzioni implicanti esercizio di potestà statali né può ritenersi derogata dal disposto dell'articolo 45 del Trattato sul funzionamento dell'Unione Europea in ordine al principio - non applicabile ai pubblici impieghi - di libera circolazione dei lavoratori all'interno del perimetro comunitario).


Decisamente sgradevoli e inopportune sono state le dichiarazioni di quanti hanno criticato l'operato del TAR capitolino, arrivando addirittura a ventilare l'opportunità di sopprimere i consessi giurisdizionali amministrativi (dunque ipotizzando un quadro costituzionale a potere giudiziario "decelerato", con buona pace degli imprescindibili e indefettibili principi di separazione e pari dignità dei pubblici poteri).


Tuttavia appare necessario affermare con forza che i cinque valentissimi direttori di museo coinvolti dalla sentenza in questione (non definitiva e pertanto suscettibile di riforma ad opera del Consiglio di Stato, beninteso!) sono stati "disarcionati" non certo "per colpa" del Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio ma a cagione della cattiva normopoiesi di casa nostra e della peggiore sua applicazione concreta.


La figura barbina che il Paese ha fatto al cospetto del mondo - ma più preoccupante è che i cinque musei interessati resteranno privi di guida per chissà quanto tempo - ha dunque origini differenti dalla presunta cattiveria o dall'asserita assenza di amor di Patria dei magistrati decidenti (i quali, anzi e per fortuna, con scrupolo e dedizione hanno adempiuto appieno ai propri doveri professionali).


Una considerazione dalla quale non è possibile esimersi: ben vengano i direttori stranieri previo apporto delle opportune modifiche alla normativa da applicare, anche se - a sommesso e modestissimo avviso dello scrivente - il reclutamento di costoro dovrebbe essere (sempre e comunque) sussidiario e residuale rispetto a quello di capaci e meritevoli professionisti italiani.


Tanti auguri, Italia!

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musei italianimusei direttoridirettori musei italiani
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