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Culture
Musica, apre il Festival Mascagni. Bricchi: "Ecco la mia Messa da Requiem"

Il 9 Settembre, a Livorno, aprirà il prestigiosissimo Festival Mascagni, che promette di essere uno dei punti di riferimento nel panorama della musica classica italiana e internazionale, specie per la grandissima qualità delle musiche e degli artisti che vi prenderanno parte. 

Gli organizzatori, tra cui l’amministrazione labronica e la fondazione Teatro Carlo Goldoni, si dicono convinti che “tutta Italia se ne innamori sempre di più!”. 

Così il Sindaco Luca Salvetti: “Le norme antiCovid impediscono gli assembramenti, ma i nostri grandi spazi cittadini, come la meravigliosa Terrazza Mascagni, protesa sul mare, garantiscono la presenza di tanti spettatori che mi auguro arrivino numerosi per farsi rapire dalle note di questo grande evento!”. 


Musica, apre il Festival Mascagni
 

Marco Voleri, direttore artistico del Festival, esprime grande soddisfazione per la caratura artistica della rassegna: “Sono particolarmente felice per la caratura artistica della rassegna, di cui ho condiviso con gli artisti la sua eccezionalità con entusiasmo. Qui abbiamo il Maestro Beatrice Venezi, che dirigerà la serata di gala dell’11 Settembre e Andrea Bricchi, cui vorrei tributare un applauso, che ha scritto la musica che aprirà l’importantissima serata del 9 Settembre. La partecipazione di un attore del calibro di Luca Zingaretti ci permetterà di creare un fil rouge tra poetica musicale e attoriale”.   

Il Maestro Beatrice Venezi, stella nascente del panorama musicale tricolore, inserita da Forbes tra i 100 giovani leader del futuro, il Maestro Mario Menicagli, popolare direttore d’orchestra e compositore, con una carriera di grande rilievo e l’attore Luca Zingaretti, chiamato a partecipare come “voce narrante”, completano un quadro complessivo che trasuda letteralmente eccellenza. 

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Il festival prevede quattro serate, il 9, 10, 11 e 19 Settembre, e vuol essere simbolo della rinascita post covid. L’apertura, il 9 Settembre, sarà anche in ricordo delle vittime dell’alluvione del 2017, e sarà aperta dalla Messa da Requiem in RE maggiore, per orchestra, organo, coro e voci soliste, scritta da Andrea Bricchi, con il noto violinista Marco Fornaciari. E’ stata composta nei mesi scorsi per onorare la madre Franca Brigati Bricchi, morta il 7 Aprile, in un periodo in cui non era possibile avere contatti ravvicinati. Abbiamo chiesto a Andrea Bricchi di raccontarci le sue emozioni:

Come nasce quest’opera? 

“Nasce dalla sofferenza di un figlio, dall’elaborazione di un lutto profondissimo. Da Febbraio a Giugno ho attraversato forse il periodo più difficile della mia vita. Mi sono ammalato, si è ammalata mia madre. Non potevo vederla, come non ho potuto vedere nessuno per oltre 40 giorni. Chiuso in casa in condizioni eremitiche, in uno stato di profonda prostrazione. Poi, il 7 Aprile, è mancata mia madre, senza che io potessi starle accanto nelle ultime settimane della sua vita. E’ stato davvero straziante. Mangiavo a malapena, dormivo molto e, quando non dormivo, ascoltavo musica.

Quando il Maestro Fornaciari mi chiamò per farmi le condoglianze, gli dissi che senza Shubert, e Albinoni, e Mascagni, Puccini, Verdi, non so come avrei fatto. Lui si offrì di scrivere un Benedictus per quintetto. Gli dissi che lo avrei immaginato per solo violino e contrabbasso e si entusiasmò. E poi mi venne una sorta d’ispirazione, che mi trascinò letteralmente fuori dal buio. Scrissi un Kyrie. In poche ore gli mandai le parti del coro e lui le sistemò e le armonizzò con gli archi. Cominciò così una settimana di lavoro intensissimo e quasi totalizzante, che mi trascinò letteralmente fuori dalla mia desolazione. La musica era come il legno del Pequod che salvò Ismaele dal naufragio”.
 

Andrea Bricchi è un manager, si occupa di Finanza e Imprese. Dove ha acquisito le competenze per scrivere una musica così complessa? 

“In realtà le mie competenze in fatto di composizione sono piuttosto limitate, nel senso che non ho mai fatto studi conservatoriali in tal senso. Sono solo un grande appassionato di musica. Per me le note sono essenziali alla sopravvivenza. Mi rendo conto che per alcuni possa essere difficile da credere, ma so anche che chiunque condivida questa passione capisca esattamente quale sia il tema.

Fin da piccolo ho vissuto immerso nella musica. Ho studiato pianoforte per 8 anni, canto da tenore, pur senza avere una formazione specifica, ho cantato per 24 anni in un coro polifonico. La musica la so leggere e anche scrivere, però senza l’aiuto del Maestro Fornaciari non avrei potuto ottenere questo risultato. Lui è stato fondamentale, mi ha guidato, mi ha corretto, mi ha integrato. La cosa più bella, per me, è stato dialogare con lui per una settimana, di continuo, con un entusiasmo infinito. A volte quando chiudevamo una conversazione chiedevo a me stesso se fosse vero che stavo componendo con un mostro sacro della musica mondiale come lui! Era vero! Ed è semplicemente incredibile”. 
 

Quindi anche un manager può avere spirito artistico…  

“La bellezza guida il mondo. Senza bellezza non ci sarebbe la vita. Tutte le cose più belle e fondamentali vengono dalla bellezza, anche l’amore, anche la musica. Dio è bellezza. Nel Corano è scritto che Dio è bello e ama la bellezza. Io faccio un lavoro che mi piace molto, che ha a che fare con l’ingegneria e l’economia, però mi nutro di arte, di vibrazioni, di stupore. La vita in fondo è un palpito di meraviglia”. 
 

Oltre alla musica cosa fa per alimentare questa passione “estetica”? 

“Intanto va detto che la mia è proprio una passione, cioè non sono un professionista. Nel mio settore lo sono, mentre qui stiamo parlando di una mia velleità. Se la vediamo in quest’ottica, allora rispondo che scrivo, per esempio. L’anno scorso è uscito un mio libro sul “pomodoro”, scritto con lo Chef Gianfranco Vissani. Questa settimana esce l’autobiografia di mia madre, scritta da lei con me e la giornalista Maria Vittoria Gazzola. Poi sto completando un romanzo e un libro di racconti. 

Inoltre dipingo. Per esempio sto progettando quadri a olio su tela. Con una mia amica, Maria Colonna, professionista di grande spessore, vogliamo fare ricerca, vogliamo innovare, provare, studiare cose nuove. Ci costruiamo le tele, ci prepariamo i colori, per ottenere gli effetti che desideriamo. Quest’autunno proverò anche con la scultura, sono molto curioso. Però sempre consapevole di non essere un professionista. Io do semplicemente sfogo ai miei estri”. 
 

Per la pittura e la scultura c’è in programma qualche esposizione?

“E’ presto, ne stiamo ancora parlando. Sicuramente mi piacerebbe, però come ho detto bisogna mantenere i piedi per terra, con molta modestia, che non è solo una parola, ma è alla base di tutto. Torno a citare il Maestro Fornaciari, violinista di livello mondiale, ma di una umanità assoluta: una persona buona, una persona straordinaria! Voglio imparare da questi geni, anche la loro umanità. Se uno non si rende conto della differenza che passa tra un lavoro frutto di studi, impegno, talento e dedizione, e invece un lavoro frutto di una grande passione, ha bisogno di riflettere. Io sono un entusiasta, molto curioso, però rimango tale, non ho pretese di sorta”. 
 

Dove invece è professionista? E come sta andando il lavoro in tempo di crisi Covid? 

“Sono professionista nel campo dell’equity e della direzione d’impresa. E devo dire che il lavoro è ripartito con grande ritmo, c’è da recuperare il tempo del lockdown. Io sono un ottimista di natura e penso che il tessuto imprenditoriale saprà rilanciarsi, ma bisogna lavorare moltissimo e farlo bene. Ci sono settori che soffrono più degli altri, che avranno bisogno anche di essere sostenuti. Mai come in questo momento mi pare fondamentale il ruolo di Confindustria, per essere un collante, un collettore e un concentratore. Nessuno si salva da solo”. 
 

CEO di Brian and partners, che acquisisce quote di PMI e startup. In quanti CdA siede?

“Sette in tutto, ma due sono associazioni culturali e una benefica. Quindi quattro, in pratica. Però sono tutti sinergici, complementari. Bisogna impegnarsi moltissimo, ma adoro il mio lavoro, non mi pesa più di tanto. Penso sia fondamentale per qualsiasi cosa. Se ti alzi al mattino contento di quel che fai hai già superato la barriera più difficile. Il resto verrà”. 
 

E per il futuro che altre invenzioni potrebbero arrivare? 

“Recentemente ho ritrovato alcuni miei vecchi amici e compagni di corso dell’Università. Loro oggi sono tutti professori a ingegneria. Così, parlando, ci veniva in mente che sarebbe bello raccontare agli studenti come si possa avere una visione che va oltre il silicio e la banda larga, anche se si fa quello di mestiere. E poi, sognando, pensavo che questo concetto potrebbe essere esteso dalle Università a tutti.

Mi piacerebbe per esempio fare conferenze, magari con illustri fisici, in cui si cerchi di spiegare cose come la fisica quantistica e la relatività alle persone. Non è così difficile come sembra, bisogna solo raccontarle in modo semplice e tutti le capiranno. Vedremo…”. 

 

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