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Culture

Il Louvre? Scontato. Il Musée d’Orsay? Troppo impegnativo. Il Musée Rodin? Intellettuale. Per chi cerca il nuovo, l’inedito, l’insolito, il bohémien è Belleville il quartiere giusto di Parigi. La zona di Pennac, dei graffiti, dei bistrot demodé e, oggi, fucina delle più alternative forme di arte contemporanea.

Le gallerie più conosciute sono quella di Bugada&Cargnel al 7-9 di Rue de l’Equerre (XIX° arrondissement, tel. 0033.1.42717273), tempio delle arti plastiche ricavato in un vecchio garage anni Trenta; la Jocelyn Wolff, al 78 di Rue Julien-Lacroix (XX° arrondissement, tel. 0033.1.42030565) sorta di mini-Biennale per collezionisti di mezzo mondo ricavata in un piccolo atelier di sartoria e la Samy Abraham, al 43 di Rue Ramponeau (XX° arrondissement, tel. 0033.1.43580416), che ha trovato posto in un bar dove non si servono più pastis e vin rouge ma immagini d’autore, tele e oggetti d’arte stravaganti.

belleville 500

 

E I BAINS DOUCHES...

 

Lo spazio situato non lontano dal Centre Pompidou e chiuso dal 2010 a causa dell’evidente degrado strutturale e del conseguente pericolo di crolli, è stato una discoteca famosa tra gli adepti del popolo della notte parigina degli anni ‘80 e ‘90. Ma la sua notorietà sbiadita dal passare degli anni è stata ravvivata negli ultimi tempi da un’iniziativa originale che ha portato ad una temporanea riconversione degli spazi, trasformati in residenza artistica per una ventina di conosciuti grafici e performer di Street-Art come Sten Lex, Jérôme Mesnager, Space Invader, Sowat, e l’americano Futura, che hanno invaso i 3000 m2 disponibili per realizzarvi una serie di opere effimere destinate a sparire all’inizio di maggio, per lasciar spazio a importanti lavori di ristrutturazione che trasformeranno i Bains-Douches in un hotel design.
 
Ma una delle grandi particolarità della cosa è che, a causa di un provvedimento prefettorale che ha fatto seguito ad alcuni interventi non autorizzati che hanno reso fragile la struttura portante, è stato vietato l’accesso al pubblico, un antipatico inconveniente che è stato facilmente aggirato grazie alla rete sulla quale si possono scoprire le opere, postate direttamente online giorno per giorno, attraverso un apposito sito sul quale sono disponibili testimonianze foto e video, riunite in una piattaforma, anch’essa temporanea, che scomparirà insieme alle opere che illustra, in una continuità d’intenti fedele a quella dell’idea di fondo, come conferma il proprietario Jean-Pierre Marois.

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