di Lucilla Noviello
La pubblicazione del nuovo testo poetico di Claudio Damiani, Cieli Celesti, a opera dell’editore Fazi, è un importante atto culturale. Non solo perché la poesia è un’arte fondamentale all’interno del settore letterario, ma soprattutto perché, incredibilmente, l’Italia ospita i natali e le esistenze di alcuni importanti poeti del panorama contemporaneo occidentale. Claudio Damiani rappresenta una voce unica e fondamentale della letteratura poetica tutta e Cieli celesti è la leggera e insieme profondissima sintesi del suo pensiero. All’interno di questo ultimo volume – che riunisce sei raccolte di sue poesie inedite – si distinguono composizioni caratterizzate da un grande ordine di stile e di idee che guida la lingua armonizzata da Damiani e raccolta dal lettore come un esempio placido di vita. Esiste spesso una strana e razionale epifania in ogni sua opera, in ogni poesia; oppure vi abita una estesa fiducia nelle cose naturali – quali gli oggetti, le montagne, i fiumi, gli alberi – che non conoscono la malizia, i tradimenti, l’orrore dell’odio o la sporcizia. Esiste il processo della crescita, nelle poesie di Damiani, come fosse un mistero che smette di esser tale nel momento in cui viene nominato, reso parola, verbo; diventa essere linguistico e naturale, e quindi oggetto puro, come foglia o addirittura sangue, e può scivolare all’interno di una composizione, liscio e duttile, morbido e piacevole. C’è un’intima speranza in ogni sua opera, come una laica fede o, ancor più precisamente, come una pagana e sacra fiducia, nell’ordine naturale delle cose. Così possono essere celesti i cieli, e anche gli sguardi e la memoria di chi legge. Si crea un ordine che riesce a eliminare persino la morte, e addirittura il dolore che essa porta con sé. E impariamo – sebbene Damiani non lo dica mai esplicitamente – da lui, così come da altri poeti di nota tradizione – che nella letteratura e nell’arte abita la salvezza.
Claudio Damiani, Cieli celesti, Fazi editore. Pagg. 163. Euro 18,00.
