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Culture
Salon du Livre 2019: l’attualità in letteratura
SALON DU LIVRE LAURENT BETTONI

di Paola Serristori

 

Oltre 160 mila visitatori al Salon di Livre 2019, a Parigi, il prestigioso salone europeo dell’editoria e settore chiave dell’economia francese, aperto dal primo ministro Édouard Philippe insieme al ministro della Cultura Franck Riester. Tema centrale: l’Europa, in piena Brexit ed altre tendenze nazionaliste, per ricordarne i fondamenti e la missione. Dal 1951, anno di creazione della CECA (Germania, Francia, Belgio, Lussemburgo, Italia, Paesi Bassi) con compiti di coordinamento delle politiche economiche, la crescita è stata esponenziale sino a contare 28 Paesi ed oltre 512 milioni di cittadini, passando per il Trattato di Lisbona nel 2007, che riconosce ai cittadini che abbiamo raccolto 1 milione di firme a sostegno di un progetto di legge di ottenerne l’esame dalla Commissione Ue, ed il premio Nobel per la Pace nel 2012 “per la riuscita nella promozione della pace, la riconciliazione, la democrazia, i diritti dell’uomo.” Al di là delle polemiche, tra i vantaggi pratici i programmi di studio Erasmus e la piattaforma per trovare un primo lavoro in ambito europeo, tra i 18 e 35 anni, EURES.

L’ultima frontiera della commercializzazione del libro è la versione audio, presentata in assaggio nelle scorse edizioni e quest’anno in primo piano. Le bloggers impazziscono per i libri audio Amanzon Audible. Hérmine, che edita il blog Baz’Art, da otto anni sulla rete: “Mi ha cambiato la vita. Posso davvero leggere, o meglio ascoltare, il libro in qualunque momento, mentre faccio altro”. L’autrice di Les livres qui revent, nickname Miss bouquinaix, aggiunge: “La lettura delle voci professionali permette di apprezzare meglio la qualità delle frasi, o al contrario di rilevare gli errori.”

Per il resto, il sistema Amazon mostra il segno: nomi di autori emergono, altri s’eclissano senza un perché. L’indice di vendite decreta la posizione più o meno visibile. Chi controlla gli algoritmi? Ci si può fidare? L’UNESCO ha organizzato una settimana sull’intelligenza artificiale e la necessità di indirizzare eticamente la concezione degli algoritmi.

ORHAN PAMUKORHAN PAMUK
 

Laurent Bettoni, editore de Les Indés, dedicata alla scoperta e valorizzazione di nuovi talenti, trenta titoli in catalogo, e scrittore (sta lavorando ad un romanzo ambientato durante la Biennale di Venezia) commenta per Affari l’andamento dell’editoria francese al Salon du Livre 2019 di Parigi.

“Il mercato è stabile. Il salone tira, anche se continuano a mancare grandi editori come Hanchette e Grasset, Calmann-Lévy, che in Francia pubblica Paulo Coelho.”

Perché?

“Dicono che il salone è troppo caro, sia per il prezzo dello stand, a fronte di vendite durante il salone che non li soddisfano, sia per il biglietto d’ingresso: 15 euro a persona, se si pensa ad una famiglia con due figli… costa una cifra! Hanno ragione. A mio parere l’entrata dovrebbe essere gratuita.”

Novità nell’editoria francese?

“La presentazione della Ligue des auteurs professionnels che si è costituita alla fine del 2018. Anche autori affermati, come Marc Lévy, hanno aderito condividendo il fondamento delle problematiche che denunciamo. Chiediamo più tutela per gli scrittori, che oggigiorno sono penalizzati rispetto ad altri artisti. Penso agli attori, che tra due opere beneficiano della cosiddetta ‘pausa’ con un’indennità. Lo scrittore che non pubblica un nuovo libro non ha entrate, deve arrangiarsi con un secondo lavoro. Tra i vari punti della trattativa, per quanto riguarda i diritti d’autore auspichiamo che salgano al 10% sul prezzo di vendita e che, alla morte, siano negoziabili dagli eredi ogni cinque anni. Che l’autore sotto contratto con un editore mantenga i diritti per le vendite online. Inoltre il sistema di mutualità è carissimo, nell’ordine di 2000 euro all’anno di contribuzione, e rimborsa quasi nulla. Il governo dice che è tutto vero, nel gergo politico dal dire al fare ce ne passa… Comunque, è importante informare il pubblico delle difficoltà che gli autori affrontano.”

Come va il libro on demand?

“È una formula a cui credo molto, ma che fatica ad affermarsi nella vecchia Europa. Librai ed editori eliminano in questo modo le rese, il che è meritevole anche sotto il profilo ecologico, e l’altro punto forte è l’offerta al lettore di un libro fresco di stampa. In America è una realtà. La stampante è collocata in una zona della libreria, il nome è accattivante e dice tutto: Espresso Book Machine. Espresso come il caffè, perché la stampa dura il tempo di un caffè. La qualità delle pagine e della rilegatura sono identiche al vecchio libro. A Parigi solo una libreria se n’è dotata, nel VI° Arrondissement, Librerie des Puf. Una sola libreria a Parigi. Incredibile, no?”

Amazon è sempre leader per il libro auto-pubblicato?

“Senza dubbio sì. La catena Fnac è presente in tutte le città, e dobbiamo riconoscere al gruppo canadese di avere rivoluzionato il mercato negli Anni Ottanta. Un marchio amato dai francesi. Eppure il loro sistema editoriale di auto-edizione Rakuten-Kobo non è decollato. Amazon resta senza dubbio il primo attore, con una quota dell’ottanta per cento, un quindici per cento Fnac, il restante cinque Itunes.”

Nuovi talenti?

“No. Si pubblicano molti più romanzi e gli editori cosiddetti tradizionali attingono dai primi dieci nominativi nelle vendite su Amazon per proporre contratti, ma non assistiamo ad un movimento culturale, ad un filone letterario, ad una novità d’autore. Quando ci sono stati nuovi autori il cui nome è emerso è stato per la volontà di Amazon di presentarli e metterli in valore. Non si fa letteratura, solo vendite. Chi vende non è detto che sia il più talentuoso, e questo comporta un livellamento dello stile verso il basso.”

Non mancano le buone letture, ma scoprirle è come cercare un ago nel pagliaio. Una delle solide autrici stellate Amazon, Alice Quinn, con “Brille tant que tu vis” (Brilla sino a che vivi) presenta la psicologia di una donna malata di cancro che decide il suicidio. Quinn ad Affari: “Dopo un certo numero di cure, non ne può più. Decide che non ce la fa, che non vuole lottare, che è meglio dare fine a quei giorni. Prepara il suicidio ed è pronta a salutare questo mondo per sempre. Per un imprevisto il suicidio non le riesce all’inizio, una serie di ostacoli intervengono in seguito, incontra l’amore, e la narrazione descrive la sua evoluzione interiore che la porta a concludere: non importa quello che ti capita, finché la vita c’è merita di essere vissuta.”

Tra le new-entry del catalogo Amazon, Alice Daurel ha costruito un romanzo su un tema sociale: “’L’engrenage fatal’ è la storia di una famiglia che non sa come trovare il denaro per curare un figlio, il fratello della protagonista, in Messico, dove ho vissuto un periodo della mia vita. Un luogo meraviglioso, persone ospitali, ma lo Stato non provvede alla tutela della salute dei cittadini. Allora ho pensato che fosse utile mostrare che cosa accade quando si vive in un posto dove non c’è assistenza sanitaria, quanti dilemmi e problemi affliggono i personaggi.”

Le donne rappresentano la maggioranza dei lettori. Dunque si pubblicano storie di donne, storie sulle donne. Sul palco della Grande Scène, la tribuna del Salon du Livre che affronta i grandi temi, si susseguono gli interventi di uomini che raccontano amori. Il Premio Nobel per la Letteratura 2006 Orhan Pamuk si spinge ad esaltare la passione per una donna, che gli ha dato l’idea del museo degli Innocenti, dove sono esposti i reperti dell’innamorata che non c’è più, creato a Istanbul prima di pubblicare il suo romanzo “Il museo dell’Innocenza” sulla storia d’amore tra un ricco e la cugina povera tra gli Anni Settanta ed il 2000.

Ma chi è la donna per scrittori nell’anno 2019? Dallo stesso palco, la scrittrice ed editrice Véronique Ovaldé, sei romanzi tradotti in italiano, l’ultimo “Vivere come gli uccelli” (Ponte alle Grazie), che piace al pubblico per la descrizione con un tocco d’ironia della personalità femminile, dice: “In Italia sono fortunata ad avere amici intellettuali, ma loro per primi ammettono che l’opinione degli uomini italiani sulla donna non è progressista.”

Chi è la donna eroina ideale per la letteratura?

“Dev’essere una donna accessibile. Si è stufi di leggere della donna immaginaria, di guerriere magnifiche. Marie Curie o Frida Kahlo erano tali perché superiori alla media. Mi piacciono le persone che cercano di costruire qualcosa di buono.”

Nel privato o per la collettività?

“Il privato è politico. L’esempio di uno può diventare un modello contagioso.”

Il genere poliziesco è sempre di attualità. Al Salon du Livre fa il tutto esaurito il corso tenuto dalla polizia scientifica di Parigi sulle prime indagini sulla scena del crimine. Si comincia con l’analisi dei residui di polvere da sparo, ma solo se si conoscono già i sospetti. Oltre le quattro ore i risultati dell’esame non sono attendibili. Allora gli investigatori si orientano verso nuove metodiche. In Francia è riconosciuta nei tribunali, come prova a carico dell’indagato, l’esame dell’odore. “La metodica è infallibile. Addestriamo pastori tedeschi a riconoscere l’odore prelevato con un sistema chimico sulla scena di un delitto, per esempio, e lo confrontiamo con quello del sospetto. Il segugio è stato abituato a memorizzare gli odori secondo un protocollo che viene verificato con un secondo cane. Entrambi affrontano la prova per tre volte, di cui una in cui gli vengono sottoposti solo odori che non hanno nulla a che vedere con quelli del crimine e dell’indagato: il cane passa oltre. In Canada, invece, ha preso campo l’analisi delle impronte delle scarpe. Non solo per identificare numero e forma, ma perché ognuno ha un proprio modo di camminare che è unico e lascia più o meno tracce di usura sulla suola.”

Appuntamento per gli appassionati di racconti polizieschi a Paris Polar, dal 22 al 24 novembre, alla Mairie du XIII° Arrondissement, e col Salon du Livre, dal 20 al 23 marzo 2020, in cui la letteratura indiana sarà invitata speciale.

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