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Culture
Scaricato dalla ragazza down dopo una notte “wild”. Ecco l’ultimo The Pills

Sono più di 82 mila le visualizzazioni e quasi 2 mila i “mi piace” per l’ultimo irriverente e graffiante episodio di The Pills, la serie a firma romana in onda su Youtube. Poco meno di 6 minuti che sanno di integrazione e “normalità”. “La tipa wild” è il titolo della puntata che vede protagonisti, nel ruolo di loro stessi, Luca Vecchi, Luigi Di Capua e Matteo Corradini seduti attorno a un tavolo a commentare la notte brava appena trascorsa.    

Luigi ha incontrato una ragazza la sera prima, una “tipa un po’ wild”, appunto. E ora si è innamorato, non c’è niente da fare. Quello che proprio non ricorda, complici droga e alcool, è che lei ha la sindrome di Down. Quando gli amici glielo dicono c’è un attimo di silenzio che lascia impietrito anche lo spettatore, poi lo smarrimento nello sguardo di Luigi e subito dopo l’ilarità di tutti nello scoprire che non si è commesso nulla di illegale. Non ci sarebbe niente da dire se lo sketch finisse così. E invece la mattina dopo, sul sottofondo di note romantiche francesi, lui ha lo sguardo innamorato, la cerca e la incontra. Ma lei, Claudia Castelli, tra un “Ti chiami Luigi, vero?” e un “Ho la Smart parcheggiata in doppia fila, non prendo niente”, dichiara quasi subito il suo rifiuto e poi pronuncia quella frase che lascia ben poco da sperare: “Per me sei stato solo una botta e via”. Scaricato.

Nei commenti si va da “geni indiscussi” a “siete riusciti a ironizzare e far ridere con un tema del genere senza essere offensivi” passando da “questa è inclusione”, nei commenti sul portale dei video. Il corto vede il pregiudizio del “sano” scontrarsi con la quotidianità, un po’ come per il loro video sull’omofobia (si indignano gli etero e non i gay). “Volevamo rendere plausibile una visione cercando di ignorare del tutto lo stigma – racconta Luca Vecchi, che spera di diventare regista – Anzi volevamo che lo stigma, per candore, si ritorcesse in qualche modo contro il protagonista di questa vicenda, ovvero Luigi. Solo dopo aver proiettato il nostro lavoro in anteprima nella sede dell’Aipd (associazione italiana persone down, ndr) e aver ricevuto i loro complimenti, abbiamo capito di esser riusciti in qualche modo a render giustizia a una tematica di natura sociale. D’altronde – continua – solo chi lavora a stretto contatto con individui normalmente stigmatizzati come i down poteva darci un giudizio più lucido sulla cosa”.   

Le visualizzazioni continuano ad aumentare di ora in ora, così come i commenti positivi (pochi, a onor del vero, quelli negativi). “Ogni nostra idea ha necessariamente qualcosa a che fare con la realtà e nasce comunque da lì, che lo si voglia oppure no. Ovviamente il modo di affrontarla viene più volte rimesso in discussione e rielaborato per render più giustizia possibile all'idea che c’è a monte specie in questo caso che la tematica non era poi così usuale, si è cercato di dosare i vari ingredienti nella maniera più oculata possibile”.

Loro, 28enni romani de’ Roma, amici sin dal liceo, prima calcavano i palchi della scena punk rock locale. Abbandonata la musica si dedicano alla gestione di un blog “fallito miseramente dopo pochi mesi” approdando così ai video. Trentacinquemila “mi piace” su Facebook e quasi 34 mila iscritti sul canale Youtube in due anni dall’uscita del video “L’amore ai tempi dell’Erasmus”, il primo. “Ci incontravamo a casa mia, chiacchierando io annotavo tutti gli spunti che potevano servire per girare un video. Alcune idee restano ferme anche per un po’”.

Una serie non low-cost ma “no-cost” dove i 3 sono loro stessi autori, registi e attori, nata come valvola di sfogo senza nessuna pretesa e come contributo a un freepress, che presto sbarcherà in tv. “Nessuno avrebbe mai immaginato di arrivare a tanto. È un lavoro di gruppo stimolante, poi la gente ci ferma per strada e si impara a relazionarsi con il pubblico. Sembra di affrontare un gioco in maniera più sistematica e analitica – conclude Luca -  a tratti può non sembrare un gioco ma non bisogna dimenticarsi mai di non prendersi troppo sul serio”.

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the pills
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