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Culture

di Lorenzo Lamperti

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"Sposta i soldi dalle tasche dei tuoi clienti e te li metti nei tuoi. Questa è l'unica cosa che conta". E' la regola numero uno della finanza, almeno secondo Martin Scorsese, che in "The Wolf of Wall Street" dipinge un mondo privo di regole. "Prima gli vendiamo le cose che conoscono e poi gli rifiliamo la merda con cui noi facciamo i soldi", spiega Jordan Belfort alias Leonardo DiCaprio. Nessuna morale e nessuna etica, solo ambizione perché "non c'è nobiltà nella povertà". E poi tanto sesso, pubblico e sadomaso, e tanta cocaina in un film che fa scandalo. La figlia di una delle "vittime" del vero Belfort accusa: "State dalla loro parte, fingete che le truffe siano entertainment".

IN ORIGINE FU GEORGE BANKS - La prima immagine che mi viene in mente quando penso a una banca è quella di George Banks che, convinto da Mary Poppins, porta i suoi due figli dove lavora ed esplode un gran macello agli sportelli. D'accordo, era solo un banchiere e non un broker di Wall Street ma comunque George Banks era certamente benestante non essendo avido. La sua vita professionale non sembrava divertente, anzi pareva piuttosto grigia e monotona. Non aveva amanti, a meno che non ci sia una liaison nascosta tra lui e la governante più cazzuta della storia del cinema. Non aveva vizi, se non quello di lamentarsi per il chiacchiericcio dei figli e il cinguettare degli uccellini. E, soprattutto, alla fine aveva un gran cuore. Banks era solo un banchiere e non un broker di Wall Street? Ok Bene. Prendiamo George Banks e trasformiamolo nel suo opposto ed ecco Jordan Belfort.

GORDON GEKKO, L'ANELLO DI CONGIUNZIONE - Ma prima di arrivare a Jordan c'è un passaggio obbligatorio ed è quello che porta a Gordon Gekko, l'indimenticabile personaggio interpretato da Michael Douglas in Wall Street di Oliver Stone. "L'avidità, non trovo una parola migliore, è valida, l'avidità è giusta, l'avidità funziona, l'avidità chiarifica, penetra e cattura l'essenza dello spirito evolutivo. L'avidità in tutte le sue forme: l'avidità di vita, di amore, di sapere, di denaro, ha impostato lo slancio in avanti di tutta l'umanità. E l'avidità, ascoltatemi bene, non salverà solamente la Teldar Carta, ma anche l'altra disfunzionante società che ha nome America". E' questo il testamento culturale che lascia il trader con gel e bretelle che diventa un'icona e arriva a segnare un periodo storico. Ma in tutta la pellicola sotto traccia restava, forte, la critica di un sistema che al regista non piaceva. Il Buddie di Charlie Sheen sta lì appunto per ricordare allo spettatore che in fondo c'è qualcosa di buono, quantomeno in lui. Si fa ammaliare, certo, ma poi scopre che è tutta un'illusione. Una lezione di vita, dura e spietata, ma che serve per avvertire, cambiare sistema di valori. Niente di tutto questo in "The Wolf of Wall Street".

JORDAN BELFORT, FINANZA SENZA CASTIGO - Jordan è meno avido, meno cattivo di Gordon. Jordan non propone valori come invece, per quanto fossero distorti, faceva Gordon. Gordon insegna, Jordan vive, senza freni in un mondo da lui non creato ma sfruttato. Senza calcoli, senza paure, senza valori, senza morale. Non c'è un Buddie nel film di Scorsese. Tutti coloro che stanno vicino a Jordan sono come lui. Malati di soldi, sesso e droga. I soldi non sono più un fine, ma un mezzo per raggiungere l'oscenità di una vita dissoluto, priva di regole e, soprattutto, senza rimorsi. Jordan non si sente in colpa, mai. Quando tradisce la moglie dice di essersi "sentito orribilmente. Dopo tre giorni vivevo con l'altra..." I clienti per lui sono entità invisibili dall'altra parte della cornetta. Sono entità da fregare, perché a Wall Street così si fa. E se a Wall Street ci vuoi stare devi drogarti per farti andare più veloce, scopare almeno due volte al giorno per rilassarti e fregarei clienti per arricchirti. Senza limiti, senza tregua. I soldi "non solo ti danno puttane migliori, ma ti rendono anche una persona migliore". La cocaina per lui è come gli spinaci per Braccio di Ferro. "Tutto questo sarebbe stato osceno in un mondo reale, ma chi vive in un posto del genere?", dice a un certo punto Jordan. Non c'è redenzione, non c'è pentimento, non c'è punizione. Sì, Jordan finisce in carcere ma ci sta solo per 22 mesi perché collabora pienamente con l'Fbi. Uscito diventa una star, scrive due best seller milionari e si inventa una nuova carriera come speaker motivazionale. Sì perché "questa è la terra dell'opportunità, questa è l'America".

"SIETE DALLA LORO PARTE" - Considerato tutto ciò, c'è chi ha preso tutto quanto per un'esaltazione di Jordan e del mondo di Wall Street. "Voi siete gente pericolosa", ha accusato Christina McDowell, la figlia di uno dei soci del vero Belfort: "Il flm è l'ennesimo tentativo maldestro di rendere simpatico e divertente un mondo di banditi. Ed è ancora più grave farlo in questo momento quando il Paese si sta riprendendo a fatica da altri inganni di Wall Street. Ma che modello culturale rappresentate? State dalla sua parte, consacrate l'ossessione paranoica per i soldi". Premesso che è comprensibile che la sensibilità di chi è rimasto coinvolto in truffe finanziarie può rimanere offesa dalla pellicola bisogna sottolineare che in realtà, il film di Scorsese fa tutt'altro.

GUARDAMI NEGLI OCCHI - Scorsese ha costruito un film imperniato su Leonardo DiCaprio. Sui suoi occhi, il suo corpo, il suo sguardo. Tutto quanto inizia e finisce con la sua voce fuori campo. Siamo noi e Jordan, senza mediazione. Non c'è un giudizio esterno, non c'è la versione moraleggiante del regista fuori campo. Qui di fuori campo c'è solo la voce DiCaprio, il resto è tutto lì dentro, sullo schermo. Noi guardiamo DiCaprio/Jordan e lui guarda noi, ci mostra il suo mondo e lo fa senza vergogna. Il fascino e il carisma di DiCaprio possono ammaliare? Certamente sì. Perché noi spettatori siamo come i suoi clienti, siamo spinti a "comprare" da lui. Questo significa che Scorsese appoggia la morale senza morale di Wall Street? Assolutamente no. Ci mostra un mondo e lo fa senza mettere barriere di nessun tipo. Per questo i soldi, il sesso, la droga e i continui "fuck" che appaiono e si sentono sullo schermo non sono fini a se stessi. Smonta la mitizzazione di tutti questi elementi mostrandoceli e senza giudicare. Scorsese non ci dà una lezioncina etica, ci fa guardare quel mondo nelle palle degli occhi.

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