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Salario giusto, Capobianco (Conflavoro): “Bene incentivi a chi applica solo CCNL responsabili, ma servono criteri oggettivi su rappresentanza”

Salario giusto, Capobianco (Conflavoro): “Bene incentivi a chi applica solo CCNL responsabili, ma servono criteri oggettivi su rappresentanza”
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“Il decreto sul salario giusto accoglie un principio per cui Conflavoro si batte dal 2023: quasi un miliardo di euro in sgravi per chi assume giovani, donne e crea lavoro nel Mezzogiorno, escludendo dai benefici chi non applica contratti collettivi di qualità e non garantisce quindi un trattamento economico complessivo giusto secondo il principio di equivalenza. È la svolta che aspettavamo, un atto di serietà contro il dumping contrattuale”. Lo dichiara Roberto Capobianco, presidente nazionale di Conflavoro, dopo il via libera del Consiglio dei Ministri al Decreto Lavoro.

“In un contesto internazionale che da anni gonfia i costi per famiglie e imprese, abbassare il costo del lavoro per chi garantisce trattamenti dignitosi — e chiudere la porta a chi comprime salari e diritti dei lavoratori — non è assistenzialismo: è dare ossigeno a chi crea occupazione trasparente ogni giorno. Un’impresa con costi più sostenibili investe, innova, cresce in produttività. E la produttività è ciò che crea le condizioni per retribuzioni migliori anche negli accordi di secondo livello. Il circolo virtuoso parte da qui”, afferma Capobianco.

“Il salario giusto può nascere solo dalla contrattazione, comparto per comparto, con associazioni datoriali e sindacati protagonisti. Perché tutto questo funzioni, però, serve una legge sulla rappresentanza. Legge che a oggi non esiste, per cui a nostro avviso il salario giusto dovrebbe essere individuato con riferimento al contratto collettivo più applicato in ciascun settore di riferimento, in combinato disposto con il criterio dell’equivalenza contrattuale. Il decreto fa invece riferimento ai contratti stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, ma senza criteri oggettivi per misurare chi lo è davvero, ogni contestazione finirà davanti a un giudice. Chiediamo che il percorso avviato tra le parti sociali venga sostenuto e tradotto in norma. È la condizione perché il salario giusto diventi una regola inattaccabile”, conclude il presidente di Conflavoro.