Cdp gela il mercato: nessuna intenzione di vendere
Cassa depositi e prestiti non ha intenzione di cedere la propria quota in Nexi. L’indiscrezione arriva dopo quanto scritto dal Financial Times secondo cui Cvc Capital starebbe studiando un’offerta da 9 miliardi per la paytech italiana. Cdp detiene circa il 19% di Nexi ed è tra gli azionisti di riferimento del gruppo dei pagamenti insieme a Hellman & Friedman (22%), che non sarebbe in trattative con il fondo britannico.
D’altronde, sempre secondo l’Ft, l’operazione, finalizzata al delisting, sarebbe in una fase embrionale e Cvc non ha intenzione di presentare un’offerta senza aver ottenuto l’ok del governo italiano. La normativa sul Golden Power tutela infatti gli asset strategici, come la rete nazionale interbancaria di Nexi che era già nelle mire del fondo americano Tpg.
Quest’ultimo aveva presentato un’offerta da 1 miliardo per la Digital Banking Solutions (che include la rete), respinta da Nexi alla fine dell’anno scorso. I rumors avevano però messo le ali al titolo della società dei pagamenti con un più 6,4% che si è ridotto nel corso della giornata a circa un +2%.
Il titolo comunque è ai massimi da inizio anno. Il governo italiano, se ci fosse l’offerta, potrebbe dunque decidere di applicare il Golden Power, vista l’importanza strategica degli asset del gruppo. Una possibile struttura dell’operazione potrebbe prevedere lo scorporo della divisione Digital Banking Solutions (Dbs), considerata un asset strategico nazionale, con il suo trasferimento a un investitore domestico, come Cdp, per facilitare l’approvazione regolatoria.
Per gli analisti di Intermonte, i 9 miliardi sono in linea con l’enterprise value di Nexi, che comprende 4,5 miliardi di capitalizzazione e un debito netto a fine 2025 di 4,9 miliardi, stimato in calo a 4,5 miliardi a fine 2026. “In queste condizioni, la creazione di valore per gli azionisti non appare dunque immediata”, scrivono gli esperti.
In generale Intermonte vede “un’elevata incertezza sulla credibilita dell’operazione e sulla sua esecuzione”. Nel frattempo il competitor francese di Nei, Worldline, ha deciso di lanciare un raggruppamento azionario inverso (reverse stock split), nel tentativo di rilanciare un prezzo delle azioni in calo da tempo.
L’operazione si svolgerà dal 14 maggio al 12 giugno, consolidando le azioni in modo tale che ogni 40 vecchie diventeranno una nuova azione con un valore nominale di circa 80 centesimi. Al momento Worldline sale dello 0,4% a Parigi a 0,28 centesimi per azione, ma da inizio anno è in ribasso di circa il 30% a causa di problemi di governance, fusioni costose, risultati deludenti e accuse di frodi da parte dei clienti.

