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Addio Patriot americani, l’Europa ha il suo scudo antimissile. E ora lo vuole mezzo mondo

Il successo del sistema europeo nasce dalle difficoltà di approvvigionamento del Patriot, considerato il riferimento mondiale per la difesa a lungo raggio contro gli attacchi aerei

Addio Patriot americani, l’Europa ha il suo scudo antimissile. E ora lo vuole mezzo mondo

Il SAMP/T NG si afferma come l’alternativa europea ai Patriot americani

Sempre più Paesi guardano al sistema di difesa antimissile SAMP/T NG, segno che l’intercettore franco-italiano sta emergendo come alternativa concreta ai Patriot statunitensi, ormai difficili da ottenere.

Come scrive Bloomberg, Eurosam — la società controllata congiuntamente da MBDA e Thales — sta trattando la fornitura del sistema con Kuwait e Ungheria, secondo fonti vicine al dossier che hanno chiesto di restare anonime data la fase ancora interlocutoria. In tutto, riferiscono le stesse fonti, sarebbero una quindicina i Paesi che stanno valutando il SAMP/T NG, tra cui Svizzera ed Estonia, che hanno manifestato il proprio interesse pubblicamente.

Il governo ungherese ha rinunciato a commentare; il ministero della Difesa kuwaitiano non ha risposto alle richieste. Anche Eurosam non ha voluto indicare i potenziali clienti, limitandosi a confermare un forte interesse, soprattutto in Europa, per quello che definisce «l’unica alternativa europea sovrana al sistema americano», dotata di capacità antibalistiche e pienamente integrata nella NATO.

Un’alternativa al “gold standard”

Il successo del sistema europeo nasce dalle difficoltà di approvvigionamento del Patriot, considerato il riferimento mondiale per la difesa a lungo raggio contro gli attacchi aerei. In uso presso gli Stati Uniti e numerosi alleati, il Patriot è diventato più arduo da reperire a causa delle scorte limitate e delle priorità concorrenti sull’arsenale americano.

Eurosam, intanto, ha accelerato la produzione del SAMP/T NG — versione potenziata del modello precedente — e, secondo le fonti, è oggi in grado di consegnare un ordine più rapidamente di quanto facciano Raytheon e Lockheed Martin con i nuovi Patriot. La produzione dei missili Aster impiegati dal sistema dovrebbe raddoppiare quest’anno, fino a circa 180 unità, per poi superare quota 300 nel 2027. Le prime consegne del SAMP/T NG a Italia e Francia sono partite nel corso dell’anno.

La Danimarca apripista, la Svizzera ci ripensa

A trainare l’export è stata la Danimarca, che ha scelto il sistema europeo lo scorso anno e ad aprile ha firmato il primo contratto di esportazione ufficiale, con consegne attese per il 2028: tempi più rapidi rispetto a un eventuale ordine di Patriot, come ha sottolineato un funzionario della Difesa danese. Copenaghen, peraltro, è da mesi ai ferri corti con il presidente Donald Trump per le sue minacce di annessione della Groenlandia.

Emblematico anche il caso svizzero. Berna, che avrebbe dovuto diventare il nono cliente europeo del Patriot, ha annunciato di voler riesaminare il proprio ordine da quasi 3 miliardi di dollari a causa dei continui ritardi, ed è ora in trattativa per acquistare il SAMP/T NG. Washington ha infatti comunicato che l’ordine del 2022 per cinque sistemi — inizialmente previsto in consegna nel 2026, poi slittato di cinque anni dopo l’invasione russa dell’Ucraina — subirà un ulteriore rinvio di due anni, con costi maggiori e tempi ormai proiettati ben oltre il 2030. L’Estonia, dal canto suo, sta valutando il sistema europeo in concorrenza con il Patriot e con l’israeliano David’s Sling.

Tra sovranità europea e diffidenza verso Washington

Dietro la corsa all’alternativa c’è un mix di fattori: la crescente domanda di difesa antimissile dopo la guerra con l’Iran e la sensazione, diffusa nelle capitali europee, che gli Stati Uniti siano ormai un partner inaffidabile. Il Patriot resta comunque largamente impiegato nel continente, con otto operatori — tra cui l’Ucraina, che lo ha usato con efficacia contro i missili da crociera e balistici russi.

Proprio questo radicamento è uno dei principali ostacoli all’abbandono del sistema americano: cambiare significa sostituire non solo missili e lanciatori, ma anche radar e programmi di addestramento. «Ci affidiamo al Patriot, senza alcun dubbio», ha riconosciuto il capo di Stato maggiore tedesco, il generale Carsten Breuer, ammettendo però che la Germania guarda alle alternative.

Come riporta Bloomberg, resta poi il nodo della capacità produttiva. Secondo Yohann Michel, ricercatore dell’Università Jean Moulin Lyon 3, sia la guerra in Ucraina sia quella con l’Iran hanno mostrato quanto rapidamente le scorte di intercettori possano esaurirsi. Diversi Paesi, Ucraina compresa, spingono per lo sviluppo di un nuovo sistema di difesa aerea interamente europeo, anche se partire da zero richiederebbe anni; una coalizione antibalistica di Stati europei è attesa proprio questo mese in Francia, con la partecipazione di aziende e rappresentanti del settore.

Interpellata sui tempi di consegna del Patriot, RTX — casa madre di Raytheon — non è entrata nel merito, limitandosi a rivendicare aumenti significativi anno su anno grazie agli investimenti in capacità produttiva.

L’interesse non è solo europeo. L’Ucraina, sempre più orientata verso fornitori del continente, ha visto il presidente Volodymyr Zelensky definire il SAMP/T «uno dei migliori» sistemi di difesa aerea al mondo. La Turchia punta da tempo alle batterie, e i suoi negoziatori ritengono che le recenti minacce missilistiche iraniane possano aver reso la Francia più disponibile rispetto al passato. “Per Paesi come gli Emirati Arabi Uniti, la Turchia o altri nel mondo, il SAMP/T può rappresentare una soluzione “non allineata”, né americana né cinese», osserva Michel. «Per gli europei, invece, è una questione di sovranità”.