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Economia

 

bazoli cucchiani


Mentre il titolo a Piazza Affari recupera il 2% oscillando attorno a 1,555 euro per azione a metà seduta, Intesa Sanpaolo con una nota ha fornito ulteriori dettagli riguardo la risoluzione del rapporto con l’ex Ceo Enrico Tommaso Cucchiani che, ricorda il comunicato, ha rassegnato le sue dimissioni domenica 29 settembre con decorrenza immediata e “per effetto di tali dimissioni cessa il riconoscimento dei relativi compensi”.

Nominato il 24 novembre 2011 (con decorrenza dal 22 dicembre 2011) come Consigliere delegato Chief executive officer (Ceo) di Intesa Sanpaolo e del relativo gruppo, rivestendo al tempo stesso la carica di Direttore generale, Cucchiani, secondo quanto ha deciso il Consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo (che ha deliberato di avvalersi della facoltà di recesso unilaterale dal rapporto medesimo con effetto dal  primo aprile 2014) continuerà ancora per tutto il primo trimestre 2014 a vedere applicate “le condizioni economiche delineate al momento dell’assunzione” che “prevedono la corresponsione di 3.600.000 euro”.

Fino alla fine di marzo Cucchiani svolgerà le attività che gli saranno affidate dal nuovo Ceo, Carlo Messina (già direttore generale, responsabile della divisione Banca dei Territori  e Chief financial officer del gruppo) e “percepirà pro rata temporis la retribuzione prevista dal suo contratto di assunzione, con il correlato trattamento previdenziale” (il banchiere è nato il 20 febbraio del 1950). Ma quanto ha guadagnato nei 22 mesi trascorsi ai vertici di Intesa Sanpaolo l’ex plenipotenziario del gruppo Allianz in Italia?

Banca Intesa San Paolo



Secondo quanto si rileva dalla lettura della Relazione sulle remunerazioni i compensi di Cucchiani erano in parte fissi (1,8 milioni di euro l’anno), in parte parametrati alla parte fissa (con un multiplo massimo di 1,5 volte) a condizione che venissero rispettate alcune precondizioni, ovvero “il vincolo regolamentare in termini di Core Tier 1 (Eba), il raggiungimento di un livello minimo di risultato corrente al lordo delle imposte, la verifica dell’assenza di compliance breach individual”.

In sostanza confrontando “i risultati ottenuti e i target individuati, ponderati” si veniva a determinare “la percentuale di incentivo raggiunta”, quindi “moltiplicando tale percentuale per l’ammontare base della remunerazione fissa (1.800.000 euro)”, si otteneva la remunerazione variabile. “Una quota del 60% di tale importo sarà oggetto di differimento nel 2014, 2015 e 2016, in parti di uguale ammontare”. La remunerazione variabile sarebbe in ogni caso stata “corrisposta per il 50% in cash e per il 50% in azioni del gruppo Intesa Sanpaolo”.

Nel 2012 Cucchiani ha così incassato in tutto 3,037 milioni di euro (350 mila euro fissi come Ceo, 150 mila euro fissi come consigliere di gestione, 2,537 milioni come direttore generale), oltre a 900 mila euro di “fair value” del compenso in azioni (come direttore generale), incassati solo per il 40% in ossequio al previsto differimento della quota di retribuzione variabile. Per i primi nove mesi dell’anno a Cucchiani dovrebbero spettare almeno altri 1,35 milioni di euro (il pro quota della componente fissa della sua retribuzione), più un ammontare variabile in contanti e azioni o equivalente, cui va sommato anche i 300 mila euro previsti dal “patto di stabilità” siglato tra Cucchiani e il Consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo all’atto dell’assunzione del banchiere, per dare “stabilità al vertice operativo della banca” in assenza di altri accordi su eventuali indennità in caso di dimissioni o di cessazione del rapporto di lavoro a seguito di un’Opa.

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