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Da 16 a 8, fino a un massimo di 10. Tenendo conto dei patti parasociali (segreti) stipulati dalla banca con le fondazioni azioniste e a seconda delle resistenze della politica locale che siede sempre nei consigli direttivi delle fondazioni.

Il piano industriale taglia-costi che il consigliere delegato di Intesa-Sanpaolo Carlo Messina sta preparando e da varare in primavera, tra le altre cose, mette anche ordine all'interno del portafoglio marchi con cui la Banca dei territori, il retail di Ca' de Sass, si articola sul territorio.

Lo scopo è quello di eliminare i costi di struttura e di sfruttare le economie di scala che i diversi brand possono mettere a fattor comune all'interno delle direzioni regionali (7 in tutta Italia) che coordinano l'attività bancaria lungo lo Stivale.

Quali sono, tra i 16 attuali, i marchi e le relative strutture che, secondo alcuni rumors raccolti da Affaritaliani.it, Messina vorrebbe mandare in soffitta, boccone amaro che le fondazioni locali azioniste dovranno ingoiare per potersi veder premiare in futuro con un flusso di dividendi di tutto rispetto?

carlo messina 500 2

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I contorni della nuova geografia di Intesa sono ancora in via di definizione, ma, procedendo da Nord a Sud, a Nordest dovrebbero rimanere Cassa di Risparmio del Veneto, in cui accorpare Cassa di Risparmio di Venezia e Cassa del Friuli Venezia Giulia, e Cassa di Risparmio di Trento e Bolzano. Più a Sud dovrebbe salvarsi anche Cassa di Risparmio di Bologna, in cui far confluire CariRomagna e Banca Monte Parma.

Sicura di non sparire dal panorama dei marchi locali dovrebbe essere anche CariFirenze che dovrebbe inglobare invece CariPistoia. Sempre in Centro Italia, dovrebbero essere salve anche Banca dell'Adriatico, neosposa di CariAscoli e la neonata CariUmbria, a cui portare in dote le Casse di Risparmio di Rieti, Viterbo e Civitavecchia.

A Sud, infine, dovrebbero rimanere le insegne dello storico Banco di Napoli e dell'isolana Banca di Credito Sardo.

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Economia

 

 

intesa san paolo

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Da 16 a 8, fino a un massimo di 10. Tenendo conto dei patti parasociali (segreti) stipulati dalla banca con le fondazioni azioniste e a seconda delle resistenze della politica locale che siede sempre nei consigli direttivi delle fondazioni.

Il piano industriale taglia-costi che il consigliere delegato di Intesa-Sanpaolo Carlo Messina sta preparando e da varare in primavera, tra le altre cose, mette anche ordine all'interno del portafoglio marchi con cui la Banca dei territori, il retail di Ca' de Sass, si articola sul territorio.

Lo scopo è quello di eliminare i costi di struttura e di sfruttare le economie di scala che i diversi brand possono mettere a fattor comune all'interno delle direzioni regionali (7 in tutta Italia) che coordinano l'attività bancaria lungo lo Stivale.

Quali sono, tra i 16 attuali, i marchi e le relative strutture che, secondo alcuni rumors raccolti da Affaritaliani.it, Messina vorrebbe mandare in soffitta, boccone amaro che le fondazioni locali azioniste dovranno ingoiare per potersi veder premiare in futuro con un flusso di dividendi di tutto rispetto?

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I contorni della nuova geografia di Intesa sono ancora in via di definizione, ma, procedendo da Nord a Sud, a Nordest dovrebbero rimanere Cassa di Risparmio del Veneto, in cui accorpare Cassa di Risparmio di Venezia e Cassa del Friuli Venezia Giulia, e Cassa di Risparmio di Trento e Bolzano. Più a Sud dovrebbe salvarsi anche Cassa di Risparmio di Bologna, in cui far confluire CariRomagna e Banca Monte Parma.

Sicura di non sparire dal panorama dei marchi locali dovrebbe essere anche CariFirenze che dovrebbe inglobare invece CariPistoia. Sempre in Centro Italia, dovrebbero essere salve anche Banca dell'Adriatico, neosposa di CariAscoli e la neonata CariUmbria, a cui portare in dote le Casse di Risparmio di Rieti, Viterbo e Civitavecchia.

A Sud, infine, dovrebbero rimanere le insegne dello storico Banco di Napoli e dell'isolana Banca di Credito Sardo.

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