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Rumors, fratelli coltelli in Intesa. Scontro di potere fra i generali di Cucchiani


 

Banca Intesa San Paolo


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Clima da fratelli coltelli in Banca Intesa. E, di conseguenza, confusione nella struttura che non riesce a capire quali mani stiano realmente manovrando la cloche del comando. Ma perché Banca Intesa ci ha messo tanto per nominare il consiglio di gestione?

D’accordo che c’è un sistema di governance duale e che è stato necessario fare un passaggio anche nel comitato nomine e che ci sono diverse istanze da contemperare come le ambizioni dei soci, le norme sulle quote rosa, le regole del nuovo statuto e le indicazioni della Banca d’Italia, ma secondo quanto riferiscono ad Affaritaliani.it alcune fonti interne alla banca, le ragioni dello stallo risiedono altrove.

Quali? C’è da ridisegnare e fare chiarezza fra le competenze della prima linea dei manager: Gaetano Micciché, direttore generale e capo del corporate, il responsabile della Banca dei Territori (retail) Giuseppe Castagna, Bruno Picca, risk officer, Carlo Messina, direttore finanziario e Francesco Micheli, direttore operativo e deus ex machina nelle leve dei costi. Governance difficile da ridisegnare perché in banca ci sono diversi centri di potere che, raccontano le fonti, fanno capo ai cinque generali di Cucchiani e a logiche talvolta diverse che fanno sì che Micheli non riesca spesso a coordinare la macchina per rispondere alle strategie che Castagna disegna per far marciare il retail.

cucchiani

Una confusione che agli occhi delle terze linee fa addirittura apparire Enrico Cucchiani come una figura di sola rappresentanza, anche poco presente in azienda.

In Banca Intesa, il vecchio scontro fra l’anima milanese e quella torinese ha lasciato il campo allo scontro tutto interno alla prima linea dei manager. In questo contesto, c’è bisogno di fare una revisione delle vecchie strategie aziendali disegnate nel 2010 da Corrado Passera per spingere la via della redditività nel 2013.

L’Italia, economia dove Banca Intesa è focalizzata e leader per presenza di sportelli, rimanderà alla fine del secondo semestre la ripresa e l’Est Europa (Ungheria e Polonia, in primis), dove a differenza di UniCredit Ca’ de Sass è più presente nel corporate che nel retail, non fa il proprio dovere nel rifornire la holding di utili. Basteranno le mediazioni del saggio Giovanni Bazoli per oleare le frizioni e rimettere in sesto il motore di Banca Intesa?