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Banca Intesa San Paolo

Gli ultimi tre mesi dell'anno frenano la corsa degli utili di Intesa Sanpaolo, la prima banca italiana per numero di sportelli sul territorio nazionale che ha aperto la banking season (venerdì toccherà ad UniCredit), chiudendo l'esercizio fiscale 2012 con 1,605 miliardi di profitti. Un risultato, inferiore alle attese degli analisti che si aspettavano un utile di 1,8 miliardi, che riporta in nero i conti del gruppo guidato da Enrico Cucchiani, visto che nel 2011 a causa della mega-svalutazione dell'avviamento (goodwill), operazione effettuata da molti istituti del credito tricolore, la banca aveva chiuso in perdita di 8,1 miliardi.

A settembre, Ca' de Sass aveva realizzato un utile di 1,688 miliardi, ammontare ridotto poi dalla performance  del  quarto trimestre, quando i conti sono stati in perdita per 82 milioni euro (utile di 414 milioni nel terzo trimestre 2012). Risultato su cui ha pesato la svalutazione di Telco, la holding che controlla Telecom dove Intesa è socia con oltre l'11%, per 107 milioni di euro. Gli analisti stimavano in media un rosso di 169 milioni di euro. Nel trimestre hanno pesato anche oneri di integrazione e di incentivazione all'esodo per 99 milioni. Escludendo le componenti non ricorrenti il risultato normalizzato è positivo per 129 milioni.

Come preannunciato, però, il Ceo Enrico Cucchiani, firmando il primo bilancio realizzato interamente da quando è approdato al timone di Intesa, ha confermato la cedola del 2011, distribuendo un dividendo di 5 centesimi per le azioni ordinarie e di 6,1 centesimi per le risparmio. Nella call con gli analisti, la banca ha comunicato che prevede di distribuire, al termine dell'esercizio 2013, un dividendo agli azionisti pari o superiore a quello annunciato per il 2012.

Enrico Cucchiani (1)

Spulciando le altre voci di bilancio, i ricavi sono saliti nell'intero esercizio del 6,5% a 17,8 miliardi, trainati dal risultato dell'attività di negoziazione: 2,18 miliardi, includendo le plusvalenze derivanti per 711 milioni dal buy back e dallo scambio di propri titoli subordinati e senior e per 94 milioni dalla cessione della quota nel London Stock Exchange, rispetto ai 920 milioni del 2011.

Per quanto riguarda lo stato patrimoniale consolidato, i crediti verso la clientela sono ammontati a 377 miliardi, in linea con il 31 dicembre 2011. Tuttavia, l'ammontare dei crediti deteriorati è aumentato a 28,47 miliardi, il 24,7% in più rispetto al 2011. Anche i crediti in sofferenza sono cresciuti a 11,2 miliardi rispetto ai 9,09 miliardi dello scorso esercizio. I coefficienti patrimoniali, alla luce della proposta di distribuire un monte dividendi di 832 milioni, hanno mostrato un Core Tier 1 pari all'11,2% (10,1% nel 2011) e un Tier 1 al 12,1% (11,5%).

Secondo la banca le informazioni attualmente disponibili portano a una stima del common equity ratio proforma del gruppo secondo Basilea 3 a regime pari al 10,6%, con un conseguente impatto complessivo stimato sul Core Tier 1 ratio nell'ordine di 130 centesimi di punto. L'impatto si riduce a circa 60 centesimi di punto considerando i previsti benefici derivanti dalle azioni di ottimizzazione di fonti e fabbisogni di capitale e dall'assorbimento dello shock sul rischio sovrano. I numeri del bilancio 2012 di Intesa sono piaciuti al mercato che ha premiato il titolo a Piazza Affari dove ha guadagnato lo 0,4% a 1,263 euro.

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