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Economia
Banche/ Arriva il cannone Abs di Draghi. Ecco su chi investire in borsa

Il conto alla rovescia è iniziato: giovedì prossimo a Napoli si riunirà il board della Banca centrale europea chiamato ad approvare e rendere noti i dettagli del piano di acquisto di Abs (Asset backed securities, titoli di credito cartolarizzati) che nelle intenzioni di Mario Draghi dovrebbe alleggerire di 350-400 miliardi di euro i bilanci della banche europee che, superato anche lo scoglio dell'Asset quality review e dei relativi stress test condotti in questi mesi dalla stessa Bce, potrebbero tornare ad aprire il rubinetto del credito. Lo stesso Draghi in settimana ha ribadito che la Bce rimane "fermamente decisa a contrastare il rischio di stime a medio termine di una inflazione bassa per troppo tempo".

Neanche il tempo di leggere le dichiarazioni di Draghi che già le agenzie battevano una puntualizzazione giunta dal ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, il quale, dettosi "non particolarmente contento dell'acquisto dei titoli cartolarizzati da parte della Bce", ha invitato la Bce ad agire "con prudenza" anche per evitare "conflitti di interesse o parvenze di conflitti di interesse" tra politica monetaria e il ruolo (che sarà assunto da novembre) di autorità di vigilanza centrale delle banche europee, due attività che andranno mantenute "rigorosamente separate" all'interno della Bce.

Scintille destinate secondo la maggior parte dei commentatori a bloccare sul nascere ogni ipotesi di "quantitative easing" che Draghi potesse voler proporre nel caso, non peregrino, di insuccesso di misure convenzionali e non come Tltro e acquisto di Abs che restano pur sempre modi con cui la Bce può far giungere liquidità alle banche, ma non può obbligare le stesse ad accendere nuovi prestiti a imprese e famiglie per far ripartire investimenti e consumi. Mentre altri come l'economista Carlo Alberto Carnevale Maffè replicano: la Germania ha ragione, anche quando sta dalla parte del torto.

In effetti se Draghi da una parte dovrà decidere chi ha i conti in ordine ed è dunque solvibile e dall'altra distribuire liquidità acquistando asset dalle banche, la possibilità che prevalga un criterio "politico" ad uno semplicemente "meritocratico" non è astratta e non troverebbe alcuna forma di controllo. C'è peraltro da notare che proprio la Germania più di tutti gli altri paesi europei ha sempre ceduto con molta riluttanza il controllo su parte dei proprio sistema creditizio caratterizzato, come in Italia (e nel resto del mondo) da un'elevata interazione col sistema politico specie a livello di banche regionali.

Mentre le banche stesse cercano di aggirare come possibile i limiti e i divieti quando fa loro comodo, si veda il modo in cui le banche britanniche più di ogni altra hanno subito trovato il modo di aggirare il limite ai bonus per il top management (secondo la nuova normativa europea non si possono concedere bonus superiori a una volta la retribuzione, ovvero a due volte nel caso i soci autorizzino il payout più elevato), l'ultimo caso in ordine di tempo essendo quello di Lloyds Banking Group che prima di collocare un'ulteriore tranche pari a circa l'11,5% del  capitale della controllata Tsb ha ceduto a undici dei suoi top manager tra cui l'amministratore delegato Antonio Horta Osorio 1,2 milioni di azioni a titolo di "indennità" per un valore di mercato di 3,36 milioni di sterline.

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