Borse europee aprono la seduta in territorio negativo. A pesare sui mercati è ancora la guerra in Medio Oriente e i conseguenti timori e incertezza che ne derivano. Nei primi minuti di scambi, Francoforte cede lo 0,30%, Parigi segna -0,47%, Londra -0,37% e Madrid -0,13%. Sulla piazza asiatica, a Tokyo il Ftse Mib termina invece gli scambi in rialzo a +1,72% a 55.177 punti.
Piazza Affari si muove a due velocità nei primi minuti di contrattazioni. Se Campari corre (+7,16%) dopo i conti presentati ieri a Borsa chiusa, Nexi, a seguito della presentazione dei conti del 2025 e del nuovo piano, lascia sul terreno oltre l’11%. Acquisiti interessano Stmicroelectronics (+4,13%) e Snam (+1,16%), fresca di presentazione dei conti annuali. Anche Eni è in rialzo dello 0,63%. Tra i maggiori ribassi si segnalano Amplifon (-10,68%), Mps (-2,97%) e Mediobanca (-2,14%), dopo la presentazione della nuova lista per il cda dell’istituto senese che non include il nome dell’attuale ceo Luigi Lovaglio.
Tornano le tensioni sui Titoli di Stato. Lo spread tra Btp e Bund si allarga di nuovo fino a 69,4 punti. Il rendimento del decennale italiano sale al 3,48% dal 3,42 della vigilia, e quello tedesco al 2,78% dal 2,74 per cento.
La tregua sui prezzi energetici sembra essere già finita: dopo una seduta di moderata ripresa e una chiusura sulla parità, i prezzi del greggio riprendono a salire insieme alle preoccupazioni legate agli effetti della guerra in Medio Oriente. Il future sul Brent sale del 2% e torna a superare gli 83 dollari al barile (+2,3% a 83,3) mentre il Wti supera di slancio i 76 dollari (+2,61% a 76,61), sotto i massimi di seduta. Apre in forte volata anche il gas ad Amsterdam: +8,8% a 53,3 euro al MWh. Il nodo principale resta il blocco del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, un collo di bottiglia attraverso il quale transita circa il 20% del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale, alimentando i timori di un’interruzione prolungata delle forniture.
Intanto, la Cina ha ordinato alle sue principali raffinerie di sospendere le esportazioni di diesel e benzina, una misura replicata in altri Paesi che riflette il tentativo di dare priorità ai bisogni interni mentre la crisi si aggrava. Non sembrano bastare, quindi, le rassicurazioni del presidente statunitense Donald Trump, che aveva assicurato martedì che la marina americana potrebbe scortare le petroliere “se necessario”. Le quotazioni “riflettono un certo scetticismo riguardo al piano del presidente Trump di dispiegare navi da guerra americane per scortare le petroliere nello stretto”, osserva Kathleen Brooks, analista di Xtb.

