Deliveroo, storia della piattaforma del food delivery
A oltre dieci anni dalla sua nascita, Deliveroo rappresenta uno dei casi più emblematici dell’economia delle piattaforme: una crescita rapidissima, sostenuta da ingenti capitali e innovazioni logistiche, ma accompagnata da tensioni normative e sindacali che continuano a ridefinire il perimetro del lavoro digitale. L’ultimo nodo riguarda la richiesta di controllo giudiziario urgente disposto dai Carabinieri del Nucleo Tutela del Lavoro nei confronti di Deliveroo Italy, contestando lo sfruttamento di circa 3.000 rider nel capoluogo lombardo (e 20.000 in tutta Italia) attraverso un sistema che avrebbe “approfittato dello stato di bisogno” dei lavoratori. L’accusa è che si tratti di lavoro subordinato mascherato, privo delle tutele previste e caratterizzato da compensi molto bassi e coperture insufficienti rispetto ai rischi per la salute.
Si tratta dell’ennesimo capitolo di una vicenda che accompagna la storia stessa della piattaforma, fin dalle sue origini. Fondata nel 2013 a Londra da Will Shu (insieme a Greg Orlowski), Deliveroo nasce con un obiettivo semplice: portare a domicilio i piatti dei migliori ristoranti cittadini, anche quelli che non offrono un servizio di consegna. In pochi anni, l’azienda si trasforma in uno dei principali operatori globali del food delivery.
Deliveroo, il modello di business
Con sede a Londra, Deliveroo costruisce il proprio modello su una doppia fonte di ricavi: una commissione applicata ai ristoranti partner e una commissione per ogni ordine a carico dei clienti. Gli ordini vengono effettuati tramite app o sito web, mentre la consegna è affidata ai rider. Nel giro di pochi anni la piattaforma si espande in oltre 500 città tra Regno Unito, Francia, Belgio, Irlanda, Italia, Singapore, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Hong Kong. Nel Regno Unito collabora sia con migliaia di ristoranti indipendenti sia con grandi catene, e nel 2016 sigla un accordo con Heineken International per la consegna di birra a domicilio. Nel novembre 2017 lancia Deliveroo Plus, un servizio in abbonamento che offre consegne gratuite illimitate nel Regno Unito, anticipando un modello poi diffuso in tutto il settore.
Sempre nel 2017 nasce Deliveroo Editions, la divisione dedicata alle cosiddette “cucine fantasma”: spazi dedicati esclusivamente alla preparazione di cibo per la consegna a domicilio. Attraverso l’analisi dei dati sugli ordini, Deliveroo individua le aree con maggiore domanda per determinate tipologie di cucina e consente ai ristoranti di espandersi senza aprire un secondo locale tradizionale, riducendo così costi e rischi.
Crescita, perdite e finanziamenti record
La crescita di Deliveroo è rapidissima, ma accompagnata da perdite significative. Dopo una perdita di 1,4 milioni di sterline nel 2015, la società registra perdite per 18,1 milioni nel 2016. Nel 2017 i ricavi globali aumentano del 611%, raggiungendo 128,6 milioni di sterline, ma le perdite salgono a oltre 129 milioni. Sul fronte dei finanziamenti, l’azienda raccoglie complessivamente circa 1,5 miliardi di dollari in otto round. L’ultimo round è guidato da Amazon, che arriva a detenere l’11,5% della società, rafforzando la credibilità internazionale del progetto.
Il 31 marzo 2021 Deliveroo si quota alla London Stock Exchange. Si tratta della più grande IPO londinese degli ultimi anni, ma il debutto è turbolento: il titolo perde circa il 31% nei primi minuti di contrattazione. Nei mesi successivi, tuttavia, il valore recupera parzialmente grazie ai risultati finanziari della prima metà del 2021, che mostrano la tenuta del business anche dopo la fase più acuta della pandemia di Covid-19.
Il caso Italia
Deliveroo entra nel mercato italiano il 1° novembre 2015, con il primo ordine effettuato a Milano. L’azienda viene guidata sin dalla fondazione da Matteo Sarzana, che rimarrà al vertice fino a marzo 2025, quando assume il ruolo di Country Manager Italy & Southern Europe presso Airbnb.
Oggi Deliveroo è attiva in oltre 1.750 città italiane e collabora con più di 25.000 ristoranti, dalle grandi catene come McDonald’s, Starbucks e Burger King ai ristoranti indipendenti. Dal novembre 2019 è inoltre sponsor della Nazionale di calcio dell’Italia. Nel 2018, secondo i dati diffusi dall’azienda, Deliveroo ha generato un indotto di 86 milioni di euro per l’economia italiana, contribuendo alla creazione di oltre 1.700 posti di lavoro.
Assodelivery e il nodo contrattuale
Deliveroo è tra i membri fondatori di Assodelivery, l’associazione che rappresenta oltre il 70% del fatturato dell’online food delivery in Italia. Nel settembre 2020 Assodelivery firma con UGL il primo contratto nazionale per rider autonomi, introducendo tutele come paga minima base, assicurazione INAIL e indennità per maltempo. L’accordo suscita però critiche da parte di alcune sigle sindacali. Just Eat annuncia la propria uscita dall’associazione per siglare un contratto di lavoro subordinato con CGIL, CISL e UIL, in linea con il contratto nazionale della logistica.
Nel 2019 Deliveroo abbandona il mercato tedesco, dichiarando di voler concentrare le risorse su altri Paesi, pochi mesi dopo un importante round di finanziamento guidato da Amazon. Nel luglio 2021 annuncia l’uscita dal mercato spagnolo, a seguito dell’approvazione di una legge che impone l’assunzione dei rider come lavoratori dipendenti, modificando radicalmente il modello operativo basato sulla collaborazione autonoma.
Critiche e scioperi
Fin dagli esordi, Deliveroo è al centro di un intenso dibattito sullo status dei rider. In diversi Paesi – dal Regno Unito all’Australia, fino al Belgio e ai Paesi Bassi – non sono mancati scioperi e proteste contro i sistemi di pagamento e le condizioni di lavoro. Nel 2016 a Londra i rider scioperano contro un nuovo piano retributivo, coniando lo slogan “Slaveroo”, diventato virale sui social. Le proteste si concentrano soprattutto sulla qualificazione dei rider come lavoratori autonomi e sull’assenza di alcune tutele tipiche del lavoro subordinato.

