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Iran, Trump apre un nuovo fronte di guerra. Ma occhi aperti anche su Cuba: che cosa hanno in mente gli Usa

Mentre in Iran si apre un nuovo fronte di conflitto, anche a Cuba la situazione non è delle migliori: il “doppio gioco” Usa e il futuro incerto

Iran, Trump apre un nuovo fronte di guerra. Ma occhi aperti anche su Cuba: che cosa hanno in mente gli Usa
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Gli Stati Uniti hanno, dunque, aperto un altro fronte di guerra. Con l’Iran, non sarà come col Venezuela, ed il futuro è incerto. Al di là delle frasi di circostanza dei vari leader, ci sembra che Giulietto Chiesa fosse stato profetico, quando, in un video girato durante l’amministrazione di Barack Obama, disse che l’America dovrà intervenire in quella che fu l’antica Persia per tre motivi: il petrolio, che in questa area vede la sue maggiori risorse. La geopolitica perché la conquista dell’Iran farebbe entrare gli Stati Uniti nel bel mezzo dell’Asia centrale, a due passi dalla Russia. La geopolitica e la strategia perché bloccherebbe gli interessi su gas e petrolio su cui la Cina di Xi Jinping ha da anni posto la sua influenza.

Pochi stanno rilevando, come invece fa Lumina, rivista specializzata online, quel che accade contemporaneamente a Cuba. Fucili d’assalto, armi corte, uniformi mimetiche ed esplosivi artigianali. Secondo il sito governativo Cubadebate, era questo l’arsenale trovato sull’imbarcazione civile contro cui, mercoledì 25 febbraio, la Guardia di frontiera di Cuba ha aperto il fuoco, uccidendo quattro delle dieci persone a bordo. Stando a quanto riferito dalle autorità cubane, la barca era registrata in Florida e i soggetti a bordo erano tutti esuli del Paese, residenti legalmente negli Stati Uniti (due addirittura cittadini), alcuni dei quali già ricercati per terrorismo.

Wilfredo Beyra , capo del Partito Repubblicano Cubano a Tampa ha spiegato piani di uno degli uomini coinvolti, Michel Ortega Casanova :«Il suo obiettivo era andare a combattere contro un governo narco-tirannico criminale e omicida, per vedere se questo avrebbe spinto la gente a ribellarsi. Lo avevo avvertito che non era il momento di prendere simili misure per la libertà di Cuba, che doveva aspettare». In Florida, diversi gruppi dichiarano apertamente di essere disposti, attraverso l’addestramento militare, a combattere per la libertà della loro patria. E Michel faceva parte di uno di questi gruppi» ha aggiunto Beyra.

La narrazione del governo de L’Avana su quanto successo è differente: l’equipaggio aveva l’intento di portare a termine un’operazione di infiltrazione con fini terroristici, per destabilizzare il regime. L’intento dei funzionari cubani, e dei media “amici” come Cubadebate, è chiaro: ponendo l’accento sulla provenienza americana dell’imbarcazione, si vogliono direttamente speculazioni alimentari su di una orchestrazione del governo statunitense dietro l’accaduto.

Lo suggerisce chiaramente il presidente cubano Miguel Diaz-Canel: «Cuba si difenderà con determinazione e fermezza contro qualsiasi aggressione terroristica e mercenaria che cerchi di compromettere la sua sovranità e la stabilità nazionale».

Non è un caso, quindi, se la Casa Bianca si è dimostrata cauta nel commentare quanto successo al largo delle coste cubane. Il segretario di Stato Marco Rubio, di origini cubane, ha riferito alla stampa che tutte le informazioni fornite dalle autorità de L’Avana saranno verificate da Washington. «Generalmente, negli Stati Uniti non prendiamo decisioni sulla base di ciò che dicono le autorità cubane», ha detto, in maniera piuttosto secca. E’ molto probabile che il Segretario di Stato americano voglia preservare i risultati di un incontro che, proprio nelle ore dell’incidente, si stava tenendo con Raul Guillermo Rodriguez Castro , nipote di Raul Castro, fratello di Fidel.

I colloqui riservati, svoltisi a margine della riunione della Conferenza dei capi di governo della comunità caribica (Caricom), segnalerebbero un importante cambio di passo dell’amministrazione Trump verso Cuba.

El Cangrejo (il granchio) – soprannome di Rodriguez Castro – potrebbe infatti rappresentare la figura scelta dalla Casa Bianca per inaugurare un nuovo corso di confronto pragmatico con il Paese caraibico, lasciando da parte velleitari progetti di cambio di regime, come, invece, si vorrebbe col regime degli Ayatollah, in Iran.

Rubio ha detto che «Cuba deve cambiare. E non deve cambiare tutto in una volta. Non deve cambiare da un giorno all’altro. Qui siamo tutti maturi e realisti. Stiamo assistendo a questo processo, ad esempio, in Venezuela». Il caso Caracas, insomma, sta già assumendo una bussola per immaginare qualcosa di simile per l’isola caraibica.

L’approccio, per l’appunto, consiste nell’individuare figure interne alle stesse strutture di potere al governo o vicine a questo, anche perché a L’Avana, a differenza che a Caracas, i partiti d’opposizione non esistono, che siano disposte a intavolare colloqui di apertura verso gli USA, per ottenere in cambio alcune concessioni economico-commerciali.

Come nel caso dei fratelli Rodriguez in Venezuela, Raul Guillermo Castro potrebbe avere tutte le carte per inserirsi nella cornice indicata, vista la sua propensione all’ambizione personale e verso gli affari.

Il giornale Miami Herald scrive che «è il membro della famiglia Castro che sovrintende agli interessi della famiglia nel vasto impero commerciale dell’esercito cubano», nonostante non abbia alcuna carica ufficiale al governo, né all’Assemblea Nazionale, né tantomeno nel Partito Comunista. Eppure, proprio il fatto che Raulito sia un uomo d’affari più che un “politico” può essere la caratteristica di cui, nel contesto cubano, l’amministrazione Trump potrebbe aver bisogno.

Cuba ha un’economia al collasso ed il popolo è stremato. I colloqui di mercoledì avrebbero riguardato la possibilità di allentare gradualmente le sanzioni americane, in cambio dell’attuazione di riforme nel Paese caraibico “su base mensile”. Il blocco dell’export del petrolio venezuelano e casalingo verso L’Avana, deciso da Trump, ha aggravato ulteriormente la situazione socio-economica nel Paese, che dipende dalle proporzioni di greggio per sopravvivere.

Tra black-out di 16-18 ore al giorno, carenze di beni di prima necessità, ospedali che lavorano al minimo delle proprie prestazioni e scuole e trasporto pubblico fermi, i cubani sono in ginocchio. Come affermato alla Reuters da Rubio, il popolo dell’isola «ora sta soffrendo forse più che in qualsiasi altro momento nella memoria recente, forse nella storia, dal 1959».

Il New York Times sussurra che la correlazione tra l’incidente nelle acque cubane e il clima cordiale col regime in fase di discussione non sia affatto casuale. Non è da escludere, cioè, che i funzionari del governo cubano fossero a conoscenza dell’operazione dell’equipaggio dell’imbarcazione in anticipo e che non abbiano fatto nulla per impedirla a monte, proprio per condurre un intervento alla luce del sole, funzionale a irrigidire il clima politico tra i due Paesi e alimentare la narrazione della minaccia statunitense per la sovranità di Cuba.

Per ora, le speculazioni su una possibile “trappola cubana” restano nell’alveo delle congetture. Ma qualora l’ intelligence americana dovesse rilevare anche solo indizi di un coinvolgimento consapevole di settori vicini alla famiglia Castro, in opposizione al canale aperto dal suo rampollo, le interlocuzioni avviate da Washington con Raúl Guillermo Rodríguez Castro rischierebbero di incrinarsi irreparabilmente.

In rapporti già segnati dalla diffidenza reciproca, il sospetto di un doppio gioco porterebbe a mettere da parte ogni possibilità di imminenti distensioni ed aprire un altro fronte bellico di notevole importanza.

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