L’allarme della Bce: “Caldo e siccità colpiscono l’agricoltura, situazione analoga a quella del 2022”
L’Europa è sempre più esposta a ondate di calore e siccità, ma gli effetti economici a breve termine nei diversi settori restano difficili da prevedere. È quanto emerge da un nuovo studio della Bce, che ha sviluppato modelli “climate-augmented” per prevedere la crescita reale del valore aggiunto pro capite in 1.117 regioni dell’Unione europea, nel periodo 2002-2022, combinando indicatori economici tradizionali con dati climatici ad alta frequenza. Secondo la Banca centrale, i modelli di machine learning riescono a rappresentare meglio le complesse interazioni tra clima ed economia, risultando particolarmente utili per sistemi di allerta precoce, pianificazione delle politiche e strategie di adattamento mirate. Tra i vari indicatori analizzati, quelli legati alle ondate di calore restano i principali driver predittivi, anche dopo aver considerato i tradizionali predittori economici.
Lo studio evidenzia come le variabili climatiche migliorino sensibilmente la capacità predittiva nel settore agricolo, mentre i benefici per gli altri settori risultano più limitati e non superano quelli garantiti dai modelli economici tradizionali. Gli indicatori legati alle ondate di calore migliorano in modo consistente le prestazioni previsionali, mentre gli effetti della siccità variano in base al settore considerato. Le simulazioni di scenari estremi che combinano caldo e siccità suggeriscono che la crescita annuale dell’agricoltura potrebbe ridursi tra 1,9 e 7,6 punti percentuali nella maggior parte delle regioni europee. L’industria, e in particolare il manifatturiero, risulta invece meno colpita, anche se gli effetti restano più marcati nell’Europa orientale e nei Paesi baltici.
I risultati indicano che caldo e aridità esercitano effetti predittivi rilevanti, non lineari e fortemente dipendenti dal settore sull’attività economica regionale. Nei comparti più sensibili al clima, le previsioni basate su machine learning riflettono queste dinamiche in modo più efficace rispetto ai modelli lineari tradizionali, confermando quanto già evidenziato da recenti valutazioni europee sull’importanza delle intensificazioni non lineari e della stagionalità dei segnali di caldo e siccità. I maggiori miglioramenti predittivi si osservano proprio in agricoltura, dove gli indicatori di ondate di calore e siccità migliorano sensibilmente la precisione delle previsioni.
Leggi anche: Estate 2026, a Firenze 297mila euro per una settimana, il Salento non è da meno: l’allarme del Codacons
Lo scenario simile al 2022
Secondo lo studio, condizioni estreme combinate di ondate di calore e siccità simili a quelle registrate nel 2022 producono le perdite più forti nel settore agricolo. Rispetto a uno scenario climatico considerato “normale”, la crescita reale del valore aggiunto pro capite nell’agricoltura diminuirebbe in media di 4,54 punti percentuali, con perdite concentrate soprattutto nell’Europa orientale, dove la capacità di adattamento risulta più limitata. L’Europa meridionale, al contrario, registrerebbe impatti più contenuti grazie a sistemi irrigui più sviluppati. Il settore industriale mostrerebbe invece cali moderati ed eterogenei nello spazio, con una riduzione media di 0,75 punti percentuali, con gli effetti più forti ancora una volta concentrati nell’Europa orientale e nei Paesi baltici. Il manifatturiero risulterebbe invece relativamente più resiliente rispetto all’industria nel suo complesso, con una perdita media di appena 0,11 punti percentuali.
Secondo la Bce, questa maggiore stabilità del manifatturiero deriverebbe probabilmente dal fatto che la produzione avviene in ambienti interni meno esposti direttamente al caldo estremo, oltre a una minore dipendenza da attività climaticamente sensibili rispetto all’industria nel suo insieme. Le maggiori sensibilità riscontrate in alcune aree dell’Europa orientale potrebbero inoltre riflettere l’interazione tra struttura industriale, sistema energetico e infrastrutture vulnerabili al clima.
Dal punto di vista metodologico, i modelli predittivi a frequenza mista arricchiti con dati climatici si rivelano utili per valutazioni in tempo reale, perché catturano interazioni che i modelli lineari spesso non riescono a cogliere, permettendo di costruire scenari climatici per stagioni o mesi specifici. Sul fronte delle politiche pubbliche, questi miglioramenti potrebbero supportare sistemi di allerta precoce, la pianificazione fiscale regionale – ad esempio attraverso fondi di emergenza e trasferimenti intergovernativi – e le politiche di adattamento, identificando con maggiore precisione dove e quando gli eventi di caldo e siccità hanno il maggiore impatto sulla produzione settoriale.
Gli sviluppi futuri della ricerca
Per il futuro, la Banca centrale suggerisce di integrare nell’analisi altri rischi composti, variabili stagionali e indicatori di adattamento, estendendo lo studio oltre i confini dell’Unione europea e collegando l’analisi a prezzi e catene di approvvigionamento, anche attraverso metodi di causal machine learning per identificare con maggiore precisione i meccanismi in gioco. Lo studio suggerisce inoltre di considerare più esplicitamente i limiti assoluti di temperatura e disponibilità idrica, soprattutto per quanto riguarda il raffreddamento industriale, i processi produttivi e le restrizioni regolatorie, approfondendo in particolare gli indicatori di siccità di lunga durata, dato che le siccità multi-stagionali o pluriennali sono più direttamente collegate ai vincoli idrici su irrigazione, raffreddamento e uso industriale. Infine, l’analisi degli eventi composti dovrebbe includere non solo gli episodi estremi, ma anche combinazioni meno intense ma simultanee di caldo e siccità, che possono comunque generare impatti rilevanti attraverso meccanismi di amplificazione.

