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Economia
Banca d'italia

Sarà vero come sostengono gli analisti di Credit Suisse che la crisi banco-sovrana dell’Eurozona è ormai arrivata al 65% del percorso necessario a lasciarsela alle spalle? Ieri l’Eba (European banking authority) ha segnalato, sulla base dei dati a fine dicembre 2012, come le 44 maggiori banche europee a fine 2012 avessero ancora bisogno di 112,4 miliardi di mezzi propri per rispettare le regole di Basilea III (mentre per altre 110 banche “sistemiche” ma di minori dimensioni fossero necessari ulteriori 17,9 miliardi) in molti hanno controllato quello che era emerso a fine 2011, notando un deciso miglioramento (lo scorso anno l’Eba aveva quantificato in 199 miliardi il gap di capitali per le maggiori banche europee).

Ma dire che il settore creditizio di Eurolandia è in salute sarebbe più che un eufemismo una distorsione cognitiva, tanto più grave se si guarda alla sponda Sud del vecchio continente e in particolare all’Italia, dove la moral suasion di Banca d’Italia ha portato gli istituti a rafforzare le svalutazioni e gli accantonamenti su crediti, a fronte di sofferenze lorde che la stessa Abi ha calcolato essere salite, a fine gennaio, a quota 126,1 miliardi per l’intero sistema creditizio nazionale (ma, attenzione, grazie alle pulizie di bilancio anzidette le sofferenze nette appaiono finalmente in lieve calo a 63,9 miliardi, circa 700 milioni di euro meno che a fine 2012).

Se a questo si aggiunge che ulteriori “mine” come Cipro (il cui sistema bancario, gonfiato da anni di afflussi di capitali spesso legati al “nero” degli oligarchi russi, ha necessità pressoché immediata di almeno 7-8 miliardi di euro per non collassare, che in qualche modo dovranno essere forniti dalla Ue il che significa pro-quota, per circa 750 milioni di euro stando ai calcoli correnti, anche dai contribuenti italiani) o forse la Slovenia (che invece necessiterebbe “solo” di 4-5 miliardi di euro) continuano ad agitare i sonni delle autorità di Eurolandia, è chiaro che anche il 2013 non si possa presentare sotto una luce di molto migliore rispetto al precedente biennio per le banche italiane ed europee.

Così è facile prevedere che la stretta sul credito proseguirà e nel caso si sblocchino pagamenti arretrati da parte della PA alle imprese(come sembra possibile in Italia dopo il via libera della Commissione Ue alla non contabilizzazione di tali importi nel calcolo dei coefficienti di deficit/Pil e debito/Pil) questi verranno utilizzati dalle imprese stesse per ridurre la propria esposizione credizia, ossia per “asciugare” il capitale circolante (contribuendo così a ridurre le potenziali sofferenze del settore bancario e a riequilibrare ulteriormente il rapporto depositi/impieghi).

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