Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Economia » Banche/ Il calvario del credito proseguirà anche nel 2013

Banche/ Il calvario del credito proseguirà anche nel 2013

Banca d'italia

Sarà vero come sostengono gli analisti di Credit Suisse che la crisi banco-sovrana dell’Eurozona è ormai arrivata al 65% del percorso necessario a lasciarsela alle spalle? Ieri l’Eba (European banking authority) ha segnalato, sulla base dei dati a fine dicembre 2012, come le 44 maggiori banche europee a fine 2012 avessero ancora bisogno di 112,4 miliardi di mezzi propri per rispettare le regole di Basilea III (mentre per altre 110 banche “sistemiche” ma di minori dimensioni fossero necessari ulteriori 17,9 miliardi) in molti hanno controllato quello che era emerso a fine 2011, notando un deciso miglioramento (lo scorso anno l’Eba aveva quantificato in 199 miliardi il gap di capitali per le maggiori banche europee).

Ma dire che il settore creditizio di Eurolandia è in salute sarebbe più che un eufemismo una distorsione cognitiva, tanto più grave se si guarda alla sponda Sud del vecchio continente e in particolare all’Italia, dove la moral suasion di Banca d’Italia ha portato gli istituti a rafforzare le svalutazioni e gli accantonamenti su crediti, a fronte di sofferenze lorde che la stessa Abi ha calcolato essere salite, a fine gennaio, a quota 126,1 miliardi per l’intero sistema creditizio nazionale (ma, attenzione, grazie alle pulizie di bilancio anzidette le sofferenze nette appaiono finalmente in lieve calo a 63,9 miliardi, circa 700 milioni di euro meno che a fine 2012).

Se a questo si aggiunge che ulteriori “mine” come Cipro (il cui sistema bancario, gonfiato da anni di afflussi di capitali spesso legati al “nero” degli oligarchi russi, ha necessità pressoché immediata di almeno 7-8 miliardi di euro per non collassare, che in qualche modo dovranno essere forniti dalla Ue il che significa pro-quota, per circa 750 milioni di euro stando ai calcoli correnti, anche dai contribuenti italiani) o forse la Slovenia (che invece necessiterebbe “solo” di 4-5 miliardi di euro) continuano ad agitare i sonni delle autorità di Eurolandia, è chiaro che anche il 2013 non si possa presentare sotto una luce di molto migliore rispetto al precedente biennio per le banche italiane ed europee.

Così è facile prevedere che la stretta sul credito proseguirà e nel caso si sblocchino pagamenti arretrati da parte della PA alle imprese(come sembra possibile in Italia dopo il via libera della Commissione Ue alla non contabilizzazione di tali importi nel calcolo dei coefficienti di deficit/Pil e debito/Pil) questi verranno utilizzati dalle imprese stesse per ridurre la propria esposizione credizia, ossia per “asciugare” il capitale circolante (contribuendo così a ridurre le potenziali sofferenze del settore bancario e a riequilibrare ulteriormente il rapporto depositi/impieghi).

*BRPAGE*
 

bankitalia

Non solo: chi può, come hanno già annunciato Carige (400 milioni) e Bpm (500 milioni), tornerà a chiedere soldi ai soci così da rafforzare ulteriormente il patrimonio in previsione dell’ulteriore emergere di crediti problematici, o accantonerà, come ha deciso il Banco di Desio e Brianza, una maggiore quota dell’utile a riserve. Del resto molte alternative non sembrano esservi non solo in Italia ma in tutta Europa: l’Eba ieri ha sottolineato come il rafforzamento patrimoniale registrato nel corso del 2012 sia avvenuto per lo più tramite il lancio di aumenti di capitale e non riduzioni degli asset a rischio.

E’ certamente una notizia positiva, perché significa che le banche del vecchio continente non hanno dovuto vendere “al meglio” titoli di stato, partecipazioni e immobili di cui sono tuttora pieni i loro bilanci. Ma è  anche la conferma che in un momento di recessione, con valutazioni ovunque basse e pochi capitali in circolo, nonostante il mare di liquidità iniettato sui mercati (per evitarne il completo inaridimento) dalla Bce tra il dicembre del 2011 e il febbraio del 2012, procedere a dismissioni è oltremodo difficile (ci sta provando Carife con la controllata piacentina Banca Farnese) e per molti versi neppure opportuno se si vogliono tutelare gli interessi dei propri azionisti.

Ricapitolando: salvo poche eccezioni come il Credem (che ha chiuso un 2012 in salute con utili e dividendi in crescita), chi può chiede soldi agli azionisti, chi non può cerca di accantonare a riserva quanto più possibile dell’utile, nel frattempo tutti continuano a far emergere gradualmente le “bombe” nascoste tra le pieghe di bilancio incrociando le dita e confidando nella capacità dalla Bce di garantire la tenuta dei mercati del credito e del debito sovrano. La notte sembra ancora lunga, anche se i più ottimisti iniziano a scorgere i primi segni dell’aurora, tanto che la reazione dei mercati in questi giorni è stata generalmente positiva sia ai dati di bilancio sia alle richieste di ricapitalizzazione, tanto che c’è già chi si chiede chi sarà il prossimo.

Luca Spoldi