Il Fisco manda di traverso lo spritz al Campari della famiglia Garavoglia. La holding lussemburghese Lagfin della famiglia degli aperitivi ha chiuso infatti il bilancio del 2025 con una perdita di 264 milioni di euro rispetto all’utile di 300 milioni dell’anno precedente. Il passaggio dal nero al rosso di bilancio si deve in gran parte alla pace col Fisco che Luca Garavoglia ha firmato a fine dello scorso anno quando Lagfin ha deciso di pagare 405,4 milioni all’Agenzia delle Entrate in un accordo transattivo per risolvere il caso, finito sotto la lente della procura di Monza, di presunta evasione fiscale.
Il bilancio della holding appena depositato in Lussemburgo spiega che 152 milioni sono stati versati a fine dello scorso anno e il saldo arriverà a giugno del 2027. I magistrati avevano contestato a Lagfin, che fa capo alla famiglia milanese Garavoglia, di non aver pagato la «exit tax» quando ha assorbito la controllata italiana diversi anni fa e generato 5,3 miliardi di plusvalenze.
La holding dei Garavoglia ha deciso di accantonare tutti i profitti del 2025. Durante l’anno ha proseguito gli investimenti negli immobili dislocati fra Francia, Italia, Principato di Monaco e Svizzera e che hanno un valore di mercato di oltre 61 milioni, senza contare gli oltre 100 milioni investiti in progetti di sviluppo immobiliare in giro per il mondo. Ma all’inizio di quest’anno, spiega la nota integrativa del bilancio, Garavoglia ha venduto un immobile al civico 680 di Broadway a New York che era a bilancio per 1,5 milioni di euro. Nell’attivo della holding fa da padrone la quota nella Davide Campari, scesa dal 51,7% al 51% nel 2025: il pacchetto è a bilancio a patrimonio netto pro-quota per 2,3 miliardi.

