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Choc energetico e crisi iraniana, l’economia italiana frena: persi quasi dieci miliardi di crescita

Pil in calo e investimenti frenati per miliardi di euro. Famiglie e imprese soffrono il caro carburanti, mentre il turismo perde presenze straniere

Choc energetico e crisi iraniana, l’economia italiana frena: persi quasi dieci miliardi di crescita

Choc energetico e crisi iraniana: la ripresa dell’Italia slitta al 2027

La crisi energetica scatenata dalle tensioni con l’Iran minaccia di posticipare il rilancio dell’economia del nostro Paese. Le analisi suggeriscono uno slittamento dei risultati al 2027, persino nell’ipotesi più ottimistica. Per assistere a un concreto riequilibrio dei costi, servirebbe infatti un periodo di stabilità di almeno sette o otto mesi. In soli sessanta giorni, le ripercussioni del conflitto hanno già ridotto drasticamente le stime di sviluppo per il 2026. La ricchezza nazionale subirebbe una flessione dello 0,3%, traducendosi in una perdita di circa 9,7 miliardi di euro rispetto ai calcoli iniziali. Si tratta di una frenata evidente che colpisce l’intero apparato produttivo.

Spesa delle famiglie e stop alle imprese

I nuclei familiari iniziano a limitare le uscite. La spesa per i consumi cala di 3,9 miliardi di euro, mentre una quota del colpo viene attutita intaccando i risparmi messi da parte. Questo equilibrio precario rischierebbe di spezzarsi se le tariffe energetiche non dovessero scendere. Tuttavia, le conseguenze più pesanti riguardano il comparto produttivo: le aziende mettono in pausa i progetti a causa della mancanza di certezze e del rincaro delle materie prime. Si ipotizza una contrazione di 7,7 miliardi negli investimenti; la fiducia ai minimi e i guadagni ridotti frenano le prospettive di business.

Crisi del settore turistico

Il comparto dei viaggi appare in difficoltà, con una flessione dei ricavi stimata in 2,9 miliardi, di cui la quasi totalità riguarda i turisti provenienti dall’estero. Si prevede inoltre una perdita di oltre 11 milioni di pernottamenti. Il caro benzina e le incognite sui trasporti continuano a condizionare le decisioni dei viaggiatori.

Le dichiarazioni dei rappresentanti

“Negli ultimi cinque anni le imprese hanno attraversato di tutto e si sono costruite anche degli anticorpi: attente, resilienti, in attesa di una nuova fase di sviluppo”, sottolinea Nico Gronchi, Presidente di Confesercenti. “Oggi stiamo vivendo uno shock simile a quello del 2022. Si reagisce, ma non si può continuare a gestire solo l’emergenza. È tempo che l’Ue si doti di una vera politica comune per abbassare il costo degli energetici. Fondamentale sarà anche il ruolo del Governo: in una fase come questa, la rapidità degli interventi può fare la differenza. Il taglio delle accise e il decreto bollette hanno sicuramente contribuito alla relativa tenuta, ma probabilmente saranno necessari ulteriori interventi”.

Listini dei distributori e impatto sugli automobilisti

Per quanto riguarda i carburanti, si nota una piccola flessione dei costi medi: il gasolio cala verso i 2,16 euro al litro, mentre la benzina si attesta sui 1,79 euro. Si tratta di ribassi minimi, insufficienti a bilanciare i rincari dei giorni scorsi. Anche lungo le tratte autostradali i prezzi rimangono proibitivi, confermando che l’instabilità dei mercati pesa ancora sui rifornimenti.

La spesa per chi si mette alla guida rimane altissima. Rispetto alla fase precedente alla crisi, i cittadini pagano oltre 148 milioni di euro in più ogni settimana solo per fare il pieno. Questo dato evidenzia il peso che grava sulle famiglie e sulle imprese di trasporto. Da questo scenario, la catena distributiva ottiene circa 88 milioni di euro extra a settimana, mentre l’erario incamera circa 61 milioni aggiuntivi grazie a imposte e Iva. Un incremento di entrate che deriva però da un sacrificio collettivo, destinato a indebolire i consumi e la tenuta generale del sistema economico.

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