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Le banche del Sud Europa restano sotto i riflettori dei mercati, dopo la raffica di trimestrali pubblicate in queste settimane. Se in un report Morgan Stanley suggerisce che è ancora presto per provare a comprare titoli degli istituti di Madrid, viene da chiedersi a che punto sia l’opera di “pulizia” dei conti delle banche italiane. Proviamo ad analizzare i risultati sin qui resi noti per avere un quadro aggiornato, tenendo peraltro a mente che le banche italiane, come tanto gli istituti spagnoli, mostrano da tempo una forte correlazione con l’andamento dei titoli di stato dei rispettivi paesi (e non potrebbe essere diversamente, dato che sono tra i principali detentori degli stessi).

Aprendo le danze a inizio agosto UniCredit ha mostrato risultati superiori alle attese, con un utile netto trimestrale di 361 milioni di euro (+113,8% su base annua) che beneficia di minori accantonamenti su crediti (grazie al rallentamento dei flussi di nuovi crediti problematici che, se confermati nel trimestre in corso, dovrebbero supportare il titolo secondo gli uomini di Websim) e maggiori profitti da trading, mentre anche il Core Tier 1 ratio si è ulteriormente rafforzato salendo all’11,41% (9,72% secondo i criteri di Basilea III). L’istituto guidato da Federico Ghizzoni ha anche rimborsato, in luglio, i primi 2 miliardi dei fondi ottenuti tramite la Ltro della Bce ed è questo un ulteriore segnale della volontà di riconquistare la fiducia del mercato.

Al contrario Intesa Sanpaolo ha mostrato risultati sotto le attese, con un utile netto di 115 milioni di euro (268 milioni in termini normalizzati), pari a meno della metà di quanto previsto da Websim (247 milioni) a causa in particolare di accantonamenti e rettifiche pari a 1,583 miliardi. Dato che sia i ricavi trimestrali (4,084 miliardi) sia l’utile operativo (2,07 miliardi) sono apparsi in linea o migliori delle previsioni, a pesare sono state evidentemente voci straordinarie che non dovrebbero ripetersi, per lo meno con la stessa incidenza, nei prossimi trimestri. In miglioramento gli indici di solidità patrimoniale, con il Core Tier 1 pari all’11,7% a fine giugno.

Mps, la “grande malata” tra le grandi banche italiane, si è confermata purtroppo tale, avendo chiuso il trimestre aprile-giugno con una perdita netta di 279,3 milioni (superiore alle attese di 150 milioni di perdita ed in accelerazione rispetto ai 100 milioni di euro di perdita dei primi tre mesi dell’anno, anche in questo caso risultato peggiore del previsto), registrando il quinto trimestre consecutivo in rosso. L’unico segnale moderatamente positivo, per ora, è dato da un Core tier 1 stabile sull’11% a fine giugno rispetto all’11,1% di fine marzo.

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